Laura Hillenbrand.
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SONO ANCORA UN UOMO.
Una storia epica di resistenza e coraggio.
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Parte 3.
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Titolo originale: Unbroken. 2011.
Traduzione di: Nicoletta Lamberti.
2012 Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.

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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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21.
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Fiducia.
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Dietro il liceo di Torrance c'era una macchia di alberi. Nei mesi successivi alla sparizione di suo fratello, Sylvia Zamperini Flammer spesso la sera raggiungeva la scuola in auto, si fermava tra gli alberi e restava a sedere nel silenzio e nella penombra, da sola. Mentre il motore dell'auto si raffreddava, le lacrime le scorrevano lungo le guance. A volte si consentiva di singhiozzare, sapendo che nessuno l'avrebbe sentita. Dopo qualche minuto si asciugava le lacrime, si ricomponeva e ripartiva.1
Durante il tragitto verso casa, inventava una bugia per spiegare come mai, ancora una volta, ci avesse messo tanto a sbrigare quella sua commissione all'ufficio postale. Non lasci mai capire a nessuno quanta paura avesse.
A Torrance, al telegramma del 4 giugno 1943 che annunciava la sparizione di Louie segu un tormentoso silenzio. Passarono molte settimane e, nonostante le ricerche dei militari, di Louie, del suo aereo e dell'equipaggio non c'erano tracce. In citt la speranza svan. Ogni volta che uscivano, gli Zamperini vedevano solo rassegnazione sui volti dei vicini.
Nella casa bianca di Gramercy Avenue l'umore per era diverso. Fin dall'arrivo del telegramma, Louise Zamperini era sorretta dalla convinzione che suo figlio fosse ancora vivo. Suo marito e i figli la pensavano allo stesso modo. Passarono giorni, poi settimane; la primavera si trasform in estate e non ci fu alcuna novit. Ma la convinzione della famiglia rimase salda: Louie era ancora tra loro e in casa si parlava di lui al presente, come se fosse andato in fondo alla strada e ci si aspettasse di vederlo rientrare da un momento all'altro.
Ci che gli Zamperini vivevano non era negazione, e non era neppure speranza. Era certezza. Louise, Anthony, Pete e Virginia percepivano la presenza di Louie, la sentivano. Il loro dolore non derivava dal lutto, ma dalla sicurezza che Louie fosse da qualche parte, nei guai, e che loro erano nell'impossibilit di aiutarlo.2
Il 13 luglio Louise avvert un senso di urgenza. Scrisse una lettera al generale di divisione Willis Hale, comandante della Settima Air Force, pregandolo di non interrompere le ricerche: Louie era vivo, afferm.3 Quello stesso giorno, ovviamente all'insaputa di Louise, suo figlio veniva catturato dai giapponesi.
Parecchie settimane dopo arriv la risposta dall'ufficio di Hale. La lettera diceva che, dato il fallimento delle ricerche nel reperire qualunque traccia, le forze armate erano state costrette ad accettare il fatto che Louie e gli altri membri dell'equipaggio fossero deceduti. Si sperava, proseguiva la lettera, che anche la signora Zamperini accettasse quella realt. Louise strapp il foglio.
Pete era ancora a San Diego, dove addestrava le reclute della marina. Lo stress lo consumava. A volte raggiungeva Torrance in auto per fare visita alla famiglia e al suo arrivo tutti si preoccupavano nel vederlo cos magro. In settembre gli ritorn l'ultima lettera che aveva scritto a Louie, imbucata poche ore prima che alla famiglia venisse comunicata la notizia del disastro aereo. Sulla busta qualcuno aveva scribacchiato: Disperso in mare. Sul retro compariva un timbro: STATUS DI CADUTO ACCERTATO. La foto di Pete era ancora all'interno della busta.
Quello stesso mese il marito di Sylvia, Harvey, part per il fronte. Non avrebbe rivisto sua moglie per due anni. Rimasta sola, Sylvia era tormentata dall'ansia per il fratello e il marito, ansia che non poteva condividere con nessuno. Come Pete, riusciva a malapena a mangiare. Il suo corpo era diventato una linea sottile ed emaciata. Bisognosa di contatti umani, decise di tornare a casa dei genitori.
Organizz una vendita nel giardino davanti alla sua abitazione per sbarazzarsi di tutte le sue cose, tra le quali una lavatrice e un'asciugatrice, entrambi articoli razionati e quasi impossibili da acquistare nuovi. Una donna chiese di comprarli, ma Sylvia rifiut, sperando di riuscire a vendere tutto in un unico blocco. La donna acquist su due piedi l'intero contenuto della casa per mille dollari, e solo per entrare in possesso dei due elettrodomestici. Sylvia caric quel poco che le restava e guid fino a Torrance.
Trov suo padre esattamente com'era da quando era arrivata la notizia: testa alta e sorriso coraggioso, a volte tra le lacrime. Virginia, che viveva nella casa di famiglia e lavorava alla Western Pipe and Steel, dove si costruivano navi militari, era depressa quanto Sylvia. La preoccupazione maggiore era costituita dalla madre. All'inizio Louise piangeva spesso, poi, con il passare dei mesi, sembr come indurirsi. Lo sfogo nervoso sulle mani, comparso quasi nel momento stesso in cui aveva avuto la notizia della sparizione di Louie, peggior. Non riusciva a portare i guanti e non poteva fare pi nulla con le mani. A preparare da mangiare provvedevano Sylvia e suo padre.
Sylvia lasci il suo impiego in un ambulatorio dentistico e and a lavorare come assistente odontoiatrico in un ospedale militare, sperando che il nuovo lavoro potesse darle accesso a informazioni sul fratello. Fu in ospedale che sent parlare di scarsit di aerei, cos cominci un secondo lavoro, nel turno di notte dell'ufficio progettazione di una fabbrica di aerei. Era sempre tesa in modo quasi insopportabile. Una notte, uscendo tardi dal lavoro, si imbatt in un gruppo di operai che stavano giocando a carte seduti sotto un aereo. Improvvisamente si ritrov a gridare contro di loro, dicendo che suo fratello era disperso, che l'America aveva bisogno di aerei e che loro invece se ne stavano l a perdere tempo. Sylvia stessa rimase sorpresa dal proprio sfogo, del quale comunque non si pent affatto. L'aveva fatta sentire meglio.
Il 6 ottobre il bauletto militare di Louie venne scaricato davanti alla porta di casa, pesante e definitivo.4 Louise non trov la forza di aprirlo. Lo fece portare nel seminterrato e lo copr con un lenzuolo. Sarebbe rimasto l, chiuso, per tutto il resto della sua vita.
Tutti in famiglia soffrivano, ma i figli volevano proteggere la madre. Non piangevano mai insieme, raccontandosi invece storie inventate sulle avventure di Louie nelle isole tropicali. Per la maggior parte del tempo Anthony non riusciva proprio a parlare del figlio disperso. Sylvia passava molte ore in chiesa, pregando per il fratello e per il marito. A volte, insieme a Virginia, raggiungeva San Diego in auto per fare visita a Pete; in quelle occasioni andavano tutti e tre a bere qualcosa insieme per tirarsi su di morale. Non presero mai in considerazione l'ipotesi che Louie fosse morto. Quando Sylvia andava nel centro di Torrance con la famiglia, notava sempre occhiate oblique da parte dei passanti, la cui espressione sembrava dire che avevano piet degli Zamperini perch non riuscivano ad accettare la realt.
Ogni sera Sylvia scriveva una lettera al marito. Ogni settimana ne scriveva una a Louie. Scriveva a entrambi come se fosse stato tutto normale, riferendo le banali novit di casa. Per Harvey aveva un indirizzo, ma per Louie non aveva niente, cos inviava le lettere destinate al fratello alla Croce Rossa. Diceva a sua madre che doveva andare a spedire le lettere, saliva in auto, raggiungeva l'ufficio postale e imbucava le sue lettere. Poi andava al liceo di Torrance, parcheggiava sotto gli alberi e piangeva.
Di notte, quando le luci erano spente e si ritrovava da sola nel suo letto di ragazza, Sylvia spesso scoppiava di nuovo in lacrime. Il sonno, se arrivava, era frammentato e agitato. Dato che non sapeva nulla di ci che era accaduto a suo fratello, la mente si fissava sulla foto che aveva visto sul quotidiano dopo Nauru: Louie che guardava attraverso un foro nella fusoliera del Super Man. Quell'immagine le aveva impresso nella mente l'idea che Louie fosse stato colpito da proiettili ed era quello il punto intorno al quale ruotavano i suoi incubi: mai un aereo che precipitava, mai l'oceano, ma solo pallottole che colpivano e insanguinavano Louie sul suo aereo. In sogno, Sylvia cercava sempre di toccare il fratello, ma non ci riusciva mai. Per quanto terribili fossero i suoi incubi, Louie comunque non veniva mai ucciso. Nemmeno l'immaginazione ammetteva la sua morte.
Nel dicembre del 1943 la famiglia si prepar a festeggiare il primo Natale senza Louie. Il postino bussava alla porta tutte le mattine per consegnare mucchi di lettere e cartoline, la maggior parte delle quali esprimeva solidariet e affetto. Sotto l'albero, decorato con popcorn e mirtilli, venne sistemata tutta una serie di regali per Louie. I doni sarebbero poi stati messi da parte, nella convinzione che un giorno lui li avrebbe aperti di persona.5
Louise compr un cartoncino di auguri con l'immagine di un cherubino che, vestito di rosso e circondato da agnelli, suonava un corno. All'interno scrisse:
Caro Louis, ovunque tu sia, so che vuoi che ti pensiamo sano e salvo. Possa il Signore essere con te per guidarti. Tanto affetto da tutti noi. Mamma Pap Pete Sylvia e Virginia. Natale '43.6
Due mesi pi tardi, dopo una campagna di bombardamenti a tappeto, gli americani conquistarono Kwajalein. La fitta giungla dell'isola era stata spazzata via dalle bombe e al suo posto adesso c'erano enormi crateri, tronchi bruciati e terra carbonizzata. Tutta l'isola dava l'impressione di essere stata sollevata in aria a seimila metri e poi di essere stata lasciata ricadere scrisse un soldato.7 In ci che restava di un edificio amministrativo, qualcuno trov una pila di documenti. Un altro soldato sal sui resti di una struttura di legno, not qualcosa tra le macerie e lo afferr. Era un lungo pezzo di legno sul quale, inciso in caratteri maiuscoli, c'era il nome LOUIS ZAMPERINI.8
A Oahu, Joe Deasy venne convocato all'Hickam Field. Quando arriv, gli venne consegnata la traduzione di alcuni dei documenti giapponesi rinvenuti a Kwajalein. Cominci a leggere. Due aviatori americani, dicevano i documenti, erano stati ripescati a bordo di un canotto di salvataggio e portati a Kwajalein. I nomi non venivano indicati, ma i due erano descritti come pilota e puntatore. Il loro aereo era precipitato nell'oceano - sembra che fosse indicata anche la data - e solo tre uomini erano sopravvissuti. Uno per era deceduto sul canotto. Gli altri due erano andati alla deriva per quarantasette giorni. I documenti comprendevano i verbali dell'interrogatorio e disegni del B-24 fatti dai prigionieri. Il rapporto si concludeva segnalando che i due americani erano stati picchiati e quindi trasferiti in Giappone via mare.9
Non appena Deasy lesse il rapporto, cap di chi si trattava. Era un veterano della guerra e l'esperienza gli aveva ormai appiattito le emozioni, ma quella rivelazione lo emozion: Phillips e Zamperini erano sopravvissuti al disastro. L'euforia di Deasy era smorzata da un senso di colpa: nelle loro pur attente ricerche sopra l'oceano, non avevano visto i compagni dispersi, mentre il nemico li aveva trovati.
Ero felice che fossero stati rintracciati ricorder Deasy ma la domanda successiva era: dove diavolo sono adesso?10 Se l'informazione relativa al loro trasferimento in Giappone era esatta, questo comunque non significava che ci fossero arrivati vivi, n che fossero riusciti a sopravvivere a qualsiasi cosa li avesse aspettati laggi.
Adesso le forze armate sapevano con relativa certezza che tutti coloro che erano stati a bordo del Green Hornet erano morti, a eccezione di Phillips e Zamperini. Forse a causa della scarna genericit dei rapporti giapponesi e del fatto che il destino di Louie e di Phil era ancora ignoto, le famiglie dei caduti e dei due dispersi non vennero informate della novit.
Come gli Zamperini, anche la famiglia Phillips non aveva pi avuto informazioni dopo la sparizione di Allen. Il padre si trovava a Camp Pickett in Virginia; la madre, Kelsey, si aggirava inquieta nella sua casa vuota a Princeton, Indiana. Dopo il telegramma in cui li si informava che Allen risultava disperso, ricevettero una lettera da parte di un ufficiale della 42 Squadriglia. La lettera aveva un tono definitivo, accennava alla vostra ora di dolore, assicurava che Allen sarebbe stato sempre ricordato con venerazione dai membri di questa organizzazione e terminava con l'offerta di una visita dell'ufficiale per alleviare il vostro dolore.11 Il mese seguente il padre di Allen ricevette un pacchetto a Camp Pickett: conteneva due foglie di quercia in bronzo, decorazioni conferite ad Allen per il valore dimostrato nel corso delle missioni di Makin, Tarawa e Nauru. In attesa dell'accertamento definitivo dello status di suo figlio diceva la lettera di accompagnamento le decorazioni vengono inviate a lei perch le conservi.12 Anche se i Phillips non lo sapevano, le decorazioni arrivarono nella stessa settimana in cui Allen veniva fatto prigioniero.
Il cappellano Phillips avrebbe voluto mandare le foglie di quercia a sua moglie, ma temendo che andassero smarrite nella posta le tenne con s in Virginia. Le fotograf, insieme ai nastrini, le ali, le insegne e l'Air Medal di Allen, fiss la foto su un pezzo di feltro marrone che aveva ricavato da un cappello da donna e incoll il feltro sopra una targa di legno di noce. Una volta che fosse tornato nell'Indiana, avrebbe fissato sul feltro le medaglie e i nastrini veri, dopo di che avrebbe sistemato la targa sopra un ripiano della libreria, sotto la foto di Allen. La targa  magnifica scrisse alla figlia.13
In assenza di informazioni, tutto ci che i Phillips potevano fare era rimuginare su quel poco che sapevano. Come gli Zamperini, si rifiutavano di credere che il loro ragazzo fosse morto. Credo di avere pensato da ogni concepibile punto di vista ci che pu avere fatto Allen e non ne ho ancora scartato uno dalla mia mente scrisse il cappellano alla figlia in agosto. Tante cose potrebbero essere vere e tutte insieme hanno creato dentro di me una sensazione di certezza che non vaciller mai. Un giorno tutti noi vivremo quella riunione che ci auguriamo e che aspettiamo.14
Per Cecy Perry, la notizia che il suo fidanzato era dato per disperso fu seguita da una lettera del suo vecchio amico Smitty, uno dei piloti che avevano partecipato alle ricerche del Green Hornet. Nella sua lettera, Smitty raccontava alla ragazza tutto ci che sapeva della sparizione di Allen e le spiegava con quanta dedizione i soccorritori l'avessero cercato. Non le disse di avere visto galleggiare nell'oceano quella che probabilmente era la scatola dei viveri dell'aereo perduto. Le raccont di essere stato in compagnia di Allen la sera prima della scomparsa e di come l'amico stesse pensando a lei, sperando di avere presto una licenza per poterla rivedere.15
Non ci furono altre novit dopo la lettera di Smitty. Cecy, che voleva disperatamente informazioni, si sentiva isolata nell'Indiana. Una sua amica viveva in un sobborgo di Washington, e Cecy pens che nella capitale avrebbe potuto scoprire qualcosa di pi. Rinunci all'insegnamento, si trasfer nell'Est e and ad abitare nell'appartamento dell'amica, decorandone le pareti con foto di Allen. Si trov un impiego alla TWA, sperando di poter venire a sapere qualcosa tramite la compagnia aerea. Fece un mucchio di domande, ma non ottenne nulla.
La fidanzata di Phil, Cecy Perry. (Per gentile concessione di Karen Loomis)
Cecy era una donna ragionevole e istruita, ma nella sua angoscia fece qualcosa che non era assolutamente da lei. And da una chiromante e le chiese di Allen.
La donna le assicur che il suo fidanzato non era morto. Era ferito, ma vivo. Sarebbe stato rintracciato, dichiar la chiromante, prima di Natale. Cecy si aggrapp a quelle parole e volle crederci.16
Nella primavera del 1944 le madri e altri familiari degli uomini del Green Hornet erano gi da tempo in contatto tra loro. Nelle decine di lettere che attraversavano in lungo e in largo tutti gli Stati Uniti, condividevano emozioni e speranze riguardanti i nostri ragazzi. In seguito Kelsey avrebbe detto che, attraverso quelle lettere, era arrivata a volere bene a tutti loro.
Di certo quest'anno  stato terribilmente lungo nell'attesa di notizie scrisse in quel giugno Delia Robinson, sorella di Otto Anderson, mitragliere del Green Hornet. Dobbiamo solo continuare a sperare.17 Quell'attesa si era fatta sentire sulla madre di Leslie Dean, Mable - le cattive condizioni di salute l'avevano costretta a trasferirsi a Wichita per cure mediche -, ma la donna, come tutti gli altri, non aveva rinunciato alla speranza. Pensavamo che ci dicessero qualcosa entro la fine dell'anno scrisse a Louise. Sembra che non siano sicuri che l'equipaggio sia rimasto ucciso, altrimenti ce lo avrebbero comunicato formalmente gi molto tempo fa. Quindi penso che possiamo continuare a sperare che siano vivi, da qualche parte.18
Mable Dean scrisse queste parole il 27 giugno 1944. Quello stesso giorno, esattamente tredici mesi dopo il disastro del Green Hornet, al dipartimento della Guerra vennero battute a macchina le lettere per le famiglie dei membri dell'equipaggio. Quando Louise Zamperini apr la sua, scoppi a piangere. Le forze armate dichiaravano Louie e tutti gli altri ufficialmente deceduti.19
Kelsey Phillips non si lasci convincere. Venne a sapere, o intu, che il La Porte Herald-Argus, il quotidiano della sua precedente citt, avrebbe pubblicato la notizia. Contatt il giornale e chiese di non farlo: suo figlio, dichiar, non era morto. La redazione accolse la sua richiesta. Russell Allen Phillips era stato dichiarato ufficialmente deceduto, ma non comparve alcun necrologio.
A casa Zamperini la si pensava allo stesso modo. Svanito lo shock iniziale della comunicazione ufficiale, la famiglia si rese conto che in realt non era cambiato niente. La lettera era il prodotto di una normale trafila burocratica, una comunicazione stilata d'ufficio per tutti i militari dispersi da tredici mesi. La data ufficiale di morte di Louie veniva indicata come 28 maggio 1944, un anno e un giorno dopo che il suo aereo era svanito nel nulla. Quella lettera era solo un pezzo di carta. Nessuno di noi ci ha mai creduto. Nessuno dir Sylvia. Mai una volta. Nemmeno un dubbio, mai.20
Dentro di loro, gli Zamperini continuavano a percepire quella persistente, piccola eco di Louie, la sensazione che fosse ancora da qualche parte nel mondo. E finch quella sensazione non fosse scomparsa, avrebbero continuato a crederlo vivo.
Durante i pasti in famiglia, Pete e suo padre cominciarono a elaborare piani per cercare Louie. Una volta finita la guerra, avrebbero noleggiato una barca e avrebbero battuto un'isola dopo l'altra finch non lo avessero trovato. Avrebbero continuato a cercare per tutto il tempo che sarebbe stato necessario.21
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22.
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Complotti in corso.
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Il complotto cominci con una domanda. Era l'estate del 1944 e Louie e Frank Tinker stavano passeggiando insieme nel complesso di Ofuna.1 Louie sentiva piccoli aerei decollare e atterrare in un campo di volo da qualche parte, in lontananza. Quel suono lo fece riflettere. Se riuscissimo a uscire da qui domand a Tinker tu saresti in grado di pilotare un aereo giapponese?
Se ha le ali, s rispose Tinker.
Fu da quel breve dialogo che prese forma un'idea. Louie, Tinker e Harris sarebbero fuggiti.
Erano stati portati a quel punto da una lunga, disperata primavera e da un'estate altrettanto disperata. Ogni giorno i prigionieri venivano schiaffeggiati, presi a calci, percossi, umiliati e costretti a fare ginnastica. C'erano improvvise esplosioni di violenza che si concludevano con i prigionieri che, raggomitolati a terra, speravano solo di non essere uccisi. E quella primavera le autorit centrali giapponesi avevano ridotto le razioni di cibo in misura drastica.2 Considerando che nelle ciotole degli internati finiva solo la met circa della razione ufficiale, gli uomini andavano lentamente spegnendosi. Quando i prigionieri di Ofuna vennero pesati, Bill Harris, alto ben pi di un metro e ottanta, ferm l'ago della bilancia a cinquantaquattro chili. Aveva contratto il beriberi.
Louie fu costretto a intensificare gli sforzi per procacciarsi cibo. Una volta riusc a rubare una cipolla, che cosse di nascosto sotto un bollitore, ma dopo averla divisa con molti altri compagni non gli rimase molto. Rub anche una confezione di pasta di miso e, approfittando di un attimo di distrazione delle guardie, si cacci in bocca l'intero contenuto e lo inghiott in un unico boccone, senza sapere che la pasta di miso  estremamente concentrata e deve quindi essere prima diluita con l'acqua. Poco dopo, piegato in due dietro le baracche, vomitava anche l'anima. Era cos tormentato dalla fame che una notte sgattaiol fuori dalla sua cella, si introdusse in cucina e si riemp la bocca di castagne, pronte per essere servite alle guardie. Quando alz gli occhi, vide Testa di Merda che lo stava fissando. Louie fece qualche passo indietro, poi schizz via e corse di nuovo in cella. Testa di Merda non lo pest, ma la sua apparizione bast a spaventare Louie al punto da togliergli l'idea di un'altra spedizione in cucina. Il meglio che riusc a escogitare fu offrirsi volontario per inamidare le camicie delle guardie. L'amido si otteneva spremendo l'acqua di cottura del riso attraverso un pezzo di stoffa; dopo avere spremuto, Louie impiegava il resto del tempo raccogliendo minuscole schegge di riso dal tessuto e mangiandole.3
Finalmente si present una buona occasione. Gli ufficiali del campo chiesero un volontario disposto a fare il barbiere per le guardie, offrendo come ricompensa una pallina di riso per ogni rasatura.4 L'idea di lavorare sulle guardie era preoccupante, ma Louie doveva mangiare, cos si fece avanti. Gli venne consegnato un rasoio, ma non elettrico: manuale. Louie non l'aveva mai usato in vita sua e sapeva cosa gli avrebbero fatto le guardie per un taglietto. Si port il rasoio in cella e fece pratica su se stesso finch non fu in grado di radere senza provocare una sola goccia di sangue. Quando si present per il suo primo cliente, la guardia anzitutto gli agit il pugno davanti al viso e poi gli fece una richiesta che, per un americano, era piuttosto bizzarra: voleva che gli radesse anche la fronte, una pratica comune in Giappone. Tutte le guardie chiesero la stessa cosa. Louie riusc a non tagliare nessuno e le palline di riso lo tennero in vita.
Una guardia particolarmente crudele, soprannominata il Furbastro, si faceva radere da Louie, ma se ne andava sempre senza pagare. Zamperini sapeva cosa avrebbe rischiato se avesse deciso di pareggiare i conti, ma non riusc a resistere. Mentre radeva la fronte del Furbastro, scese un po' troppo con la lama e, terminata l'operazione, tutto ci che restava delle cespugliose sopracciglia della guardia erano due linee sottili e civettuole. Il Furbastro si alz in piedi, se ne and come al solito senza pagare ed entr nella baracca delle guardie. Un attimo dopo Louie sent un grido.
Marlene Dietrich!
Zamperini si allontan, aspettando l'esplosione del Furbastro. Parecchie altre guardie entrarono nella baracca e Louie le sent ridere. Il Furbastro non lo pun mai, ma quando ebbe di nuovo bisogno di una rasatura, si rivolse a qualcun altro.
I prigionieri vivevano ogni giorno con la consapevolezza che poteva essere l'ultimo. Pi gli Alleati si avvicinavano al Giappone, pi concreta diventava la minaccia dell'ordine uccidere tutti. Gli internati avevano solo una vaga idea di come stesse andando la guerra, ma i giapponesi erano chiaramente preoccupati. Durante un interrogatorio nella tarda primavera, un ufficiale del campo disse a Fitzgerald che, se il Giappone avesse perso, i prigionieri sarebbero stati giustiziati.5 Dovete sperare che vinca il Giappone concluse. La ricerca di notizie sulla guerra si faceva sempre pi urgente.
Una mattina Louie si trovava nel cortile dell'adunata, con l'ordine di spazzare il complesso. Vide la Mummia, il comandante del campo, seduto sotto un ciliegio con un quotidiano in mano. Stava sonnecchiando. Louie gli si avvicin. La testa della Mummia cadde in avanti, le dita si allargarono e il giornale fin a terra. Continuando a spazzare, Zamperini si avvicin ulteriormente e, con la scopa, port il quotidiano verso di s.6 Era scritto in giapponese, ma in una pagina compariva una mappa. Louie corse alle baracche, trov Harris e gli tenne il giornale aperto davanti al viso. Harris fiss la pagina memorizzando la mappa, poi Louie si affrett a buttare il quotidiano nella spazzatura per eliminare ogni traccia del furto. Harris disegn una riproduzione perfetta della mappa, la mostr ai compagni e poi la distrusse. Quella cartina confermava che gli Alleati si stavano avvicinando sempre pi al Giappone.
In luglio la voce che girava nel campo era che gli americani stessero attaccando Saipan, l'isola cruciale nell'arcipelago delle Marianne, a sud del Giappone.7 Arriv un nuovo prigioniero, alto e magro, e tutti nel campo lo videro come una fonte di informazioni, ma le guardie lo misero in isolamento, proibendo a tutti di parlare con lui. Quando il nuovo arrivato venne portato alla baracca dei bagni, Louie vide un'opportunit. And di nascosto dietro l'edificio e guard all'interno attraverso una finestra aperta. Sorvegliato da una guardia, il prigioniero era in piedi, nudo, con un catino in mano. La guardia si allontan per fumarsi una sigaretta.
Se abbiamo preso Saipan, fai cadere il catino sussurr Louie.
Il catino cadde rumorosamente a terra. Il prigioniero lo raccolse e lo fece cadere una seconda volta, poi una terza. La guardia si precipit a vedere cosa stava succedendo e il nuovo arrivato finse che il catino gli fosse caduto accidentalmente.
Louie corse ad annunciare agli amici che Saipan era caduta. All'epoca della loro cattura, il bombardiere americano con la maggiore autonomia di volo era il B-24. Dato che il Liberator non era in grado di effettuare il volo andata e ritorno di quasi cinquemila chilometri tra Saipan e le isole giapponesi, i prigionieri dovevano avere pensato che la conquista di Saipan fosse solo un passo preliminare nel tentativo di arrivare a stabilire un'isola-base dalla quale poter colpire il Giappone. Non sapevano che le AAF disponevano di un nuovo bombardiere la cui autonomia era incredibile. Da Saipan, il Giappone era gi raggiungibile.
Le guardie e gli ufficiali del campo erano sempre pi agitati. Sasaki, che aveva a lungo pontificato sull'inevitabilit della vittoria giapponese, adesso si mostrava amico dei prigionieri e a Louie confidava il suo odio nei confronti dell'ex primo ministro e architetto della guerra, Hideki Tojo. Cominciava a dare l'impressione di fare il tifo per gli Alleati.8
Mentre valutavano la notizia relativa a Saipan, Zamperini e i suoi compagni non avevano idea di quali orrori accompagnassero l'avanzata alleata. Quello stesso mese forze americane avevano attaccato Tinian, un'isola vicina a Saipan nella quale i giapponesi tenevano prigionieri cinquemila coreani, utilizzati come schiavi. Forse temendo che i coreani potessero unirsi al nemico in caso di invasione americana, i giapponesi attuarono la loro politica dell'uccidere tutti e assassinarono i cinquemila prigionieri.9
Di notte, svegli nelle loro celle, gli internati cominciarono a sentire un suono inquietante, lontanissimo. Era l'urlo delle sirene antiaeree. Gli uomini restavano in ascolto, in attesa dei bombardieri, che per non arrivavano mai.
A mano a mano che l'estate avanzava, a Ofuna le condizioni di vita peggioravano. L'aria era un'unica nube di mosche, i pidocchi saltellavano sulle teste dei prigionieri e lungo le cuciture della camicia di Zamperini marciavano file compatte di pulci. Louie passava ore, di giorno e di notte, a grattarsi e a darsi schiaffi; la sua pelle, come quella di tutti gli altri, era butterata da rabbiose punture d'insetto. I giapponesi misero in palio una pallina di riso come premio per chi avesse ucciso il maggior numero di mosche, innescando cos una competizione spietata consistente nello sferrare schiaffi e ammucchiare insetti appiattiti. Poi, in luglio, gli uomini vennero fatti marciare fuori dal campo e scortati fino a un canale dal quale dovevano prelevare acqua per poi trasportarla fino alle risaie. A fine giornata i prigionieri erano pieni di sanguisughe. Louie ne cont sei solo sul petto. Gli uomini, in preda al panico, implorarono le guardie di dar loro delle sigarette. Mentre si agitavano disgustati, colpendo le sanguisughe con le sigarette accese, una delle guardie li guard con disprezzo.
Dovreste essere felici di lavorare dichiar.10
Il 5 agosto arriv il camion con le razioni del mese. Sotto gli occhi di Fiztgerald, gli ufficiali lo depredarono quasi per intero. Incolpando i topi, Ricciolino annunci che le razioni venivano ulteriormente ridotte. Fitzgerald annot sul suo diario che dopo che gli ufficiali avevano scremato i trenta chili di zucchero destinati ai prigionieri, tutto ci che restava era una quantit pari a una tazza da t. Il 22 agosto un camion si avvicin a marcia indietro alla porta della cucina e i prigionieri-aiutanti ricevettero l'ordine di allontanarsi. Fitzgerald and al benjo, da dove poteva osservare la cucina. Vide sacchi di generi alimentari che venivano caricati sul camion, che poi ripart. Qualcuno sta sicuramente aprendo una drogheria e parte parecchio bene con il suo business annot sul suo diario.11
I pestaggi continuavano. Il Medicastro era particolarmente feroce. Un giorno Louie vide qualcuno gettare un pesce nella vasca dove i prigionieri si lavavano mani e piedi. Ricevuto l'ordine di lavare il pesce, Zamperini si avvicin e diede un'occhiata: il pesce era putrido e pullulava di vermi. Si ritrasse, ma il Medicastro lo vide, lo raggiunse infuriato e gli sferr una decina di pugni violenti. Quella sera Louie si ritrov il pesce nella ciotola. Non aveva la minima intenzione di toccarlo. Una guardia lo pungol con la baionetta dietro l'orecchio e lo costrinse a mangiarlo.12
Poi ci fu l'episodio di Gaga. Qualcosa in quella simpatica anatra - forse il fatto che era affezionata ai prigionieri - urtava le guardie. La torturavano senza piet, prendendola a calci e sbattendola in giro. Poi un giorno, sotto gli occhi dei prigionieri, Testa di Merda si cal i pantaloni e la viol. Gaga mor.13 Di tutte le cose che vide in guerra, avrebbe detto Louie, quella fu la peggiore.
Con la mente, Zamperini fuggiva da Ofuna e andava a casa. Non vedeva la sua famiglia da due anni. Pensava alla piccola casa bianca, a Virginia e a Sylvia, a suo padre e al caro, devoto Pete. I ricordi pi intensi erano quelli di sua madre. Fred Garrett gli aveva detto che era stato dichiarato ufficialmente morto. Louie non sopportava l'idea di ci che quella notizia doveva avere fatto a sua madre.14
Fu l'accumulo di cos tanta sofferenza, unitamente alla pressione dei ricordi e alla convinzione che i giapponesi non li avrebbero mai lasciati uscire vivi da Ofuna, che port Louie ad ascoltare quegli aerei e a chiedersi se non potessero rappresentare una via di fuga. Esaminando la recinzione, Louie, Tinker e Harris conclusero che forse era possibile evitare le guardie e scavalcare il filo spinato. Il pensiero si radic in tutti e tre. Decisero di tentare: si sarebbero impadroniti di un aereo e se ne sarebbero andati dal Giappone.
All'inizio il piano and a finire in un vicolo cieco. I tre americani erano stati portati al campo bendati e da esso erano usciti solo per poco tempo quando avevano dovuto irrigare le risaie, per cui conoscevano a malapena l'area. Non sapevano dove si trovava l'aeroporto e non avevano idea di come avrebbero potuto rubare un aereo. Poi per arriv l'aiuto inconsapevole di una guardia gentile. Pensando che forse avrebbero gradito sfogliare un libro, regal ai tre un almanacco giapponese. Harris lo apr e si esalt immediatamente. Il libro era pieno di informazioni dettagliate sui porti giapponesi, sulle navi che vi erano ormeggiate, sui carburanti utilizzati e sulle distanze tra le citt e vari punti di riferimento. Era tutto ci di cui avevano bisogno per elaborare un piano di fuga.
Dopo ore passate a studiare il libro, ne misero a punto uno. Scartarono l'idea dell'aereo a favore di una fuga via mare. A pochi chilometri a est del campo c'era il porto di Yokohama, solo che da l non sarebbero potuti andare da nessuna parte. Tuttavia, se avessero attraversato il Giappone e raggiunto la costa occidentale, avrebbero potuto trovare un porto che offrisse una buona via d'uscita verso la salvezza.
Sarebbero andati a piedi. Harris programm un percorso attraverso l'isola, una marcia di circa duecentocinquanta chilometri. Sarebbe stata un'avventura pericolosa, ma la precedente esperienza di Harris nella penisola di Bataan dava a tutti una certa fiducia. Una volta raggiunto il porto, avrebbero rubato un'imbarcazione a motore e del carburante, attraversato il Mar del Giappone e raggiunto la Cina. A Louie, che era andato alla deriva per pi di tremila chilometri su un canotto sforacchiato e senza provviste, navigare per qualche chilometro nel Mar del Giappone a bordo di una robusta barca a motore sembrava un'idea praticabile. Tinker, che era stato catturato dopo Harris e Louie, era quello con le informazioni pi recenti sulle aree della Cina occupate dal nemico ed elabor un percorso che i tre speravano li avrebbe tenuti alla larga dai giapponesi.15
Contavano di trovare un rifugio sicuro in Cina. Nel 1942 l'America aveva lanciato il suo primo e, fino a poco tempo prima, unico raid aereo sulle isole giapponesi. La missione, al comando del tenente colonnello Jimmy Doolittle, era stata effettuata da B-25 decollati, piuttosto pericolosamente, da una portaerei.16 Dopo il bombardamento, diversi equipaggi di Doolittle erano rimasti senza carburante; alcuni erano precipitati, altri si erano lanciati con il paracadute in Cina. I civili li avevano nascosti, ma i giapponesi avevano messo a ferro e fuoco l'intera zona alla ricerca degli aviatori nemici.17 Harris, Tinker e Louie avevano sentito parlare della rappresaglia nipponica sui cinesi per l'aiuto fornito agli uomini di Doolittle, ma non ne conoscevano la reale portata. Si stimava che i giapponesi avessero ucciso duecentocinquantamila persone.18
C'era un problema che i tre non sapevano come risolvere. Quando si avvicinavano alle guardie, era impossibile non notare quanto loro fossero diversi dal giapponese medio, e non solo nei lineamenti del viso. Il soldato giapponese tipo era alto un metro e sessanta.19 Louie era un metro e settantotto, Tinker un metro e ottantatr e Harris era ancora pi alto. Nella loro traversata del Giappone a piedi sarebbero stati estremamente vistosi. Forse la Cina poteva essere ospitale, ma in Giappone sarebbe stato folle sperare di trovare simpatizzanti locali. Dopo la guerra alcuni prigionieri avrebbero raccontato di eroici civili giapponesi che di nascosto avevano passato loro cibo e medicine, subendo feroci pestaggi da parte delle guardie quando erano stati scoperti. Ma comportamenti del genere non erano certo la regola. I prigionieri di guerra fatti sfilare nelle citt venivano spesso aggrediti dalla popolazione con pugni, sassi e sputi.20 Se Louie, Harris e Tinker fossero stati individuati, quasi sicuramente sarebbero stati uccisi, dai civili o dalle autorit. Dato che era impossibile porre rimedio all'altezza, i tre decisero che si sarebbero mossi solo di notte, sperando per il meglio. Se era destino che morissero in Giappone, almeno sarebbero morti seguendo una strada scelta da loro, e non dai loro aguzzini, dichiarando con quell'ultimo atto di vita che erano rimasti padroni della propria anima.
Mentre il piano prendeva forma, gli aspiranti fuggitivi camminavano il pi possibile, cercando di irrobustire le gambe. Studiarono i turni delle guardie e notarono che di notte c'era sempre un momento in cui a sorvegliare la recinzione restava un solo soldato. Louie rub le provviste per il viaggio. Il suo lavoro di barbiere gli consentiva l'accesso agli attrezzi e riusc a impadronirsi di un coltello. Rub pasta di miso e riso. Raccolse ogni pezzetto di carta che svolazzava nel campo per usarlo come carta igienica e anche ogni pezzo di spago che riusc a trovare. Nascose tutto sotto un'asse del pavimento della sua cella.
I tre si prepararono per due mesi. A mano a mano che la data della fuga si avvicinava, Louie si sentiva riempire da quella che defin una gioia piena di paura.21
Poco prima della data fissata, accadde un fatto che cambi tutto: da un altro campo fugg un prigioniero. Gli ufficiali di Ofuna radunarono gli internati e annunciarono un nuovo decreto: chiunque fosse stato sorpreso a scappare sarebbe stato ucciso e per ogni uomo che avesse tentato la fuga, molti ufficiali prigionieri sarebbero stati giustiziati. Zamperini, Tinker e Harris accantonarono il loro piano.22
Sospeso il progetto di fuga, Louie e Harris incanalarono le loro energie nella rete informativa dei prigionieri. All'inizio di settembre uno di loro not un quotidiano sulla scrivania del Medicastro. Sul giornale compariva una mappa riguardante lo scenario bellico. Poche cose erano pi pericolose di un furto al Medicastro, ma considerando la minaccia di esecuzioni di massa in vista di un'invasione alleata, i prigionieri erano praticamente disposti a tutto pur di avere notizie. C'era solo un uomo con un'esperienza di ladro all'altezza di un compito cos rischioso.
Per diversi giorni, Louie tenne d'occhio l'ufficio del Medicastro, sbirciando dalle finestre per studiare sia il comandante del campo che le guardie. Ogni giorno a una certa ora, le guardie entravano nell'ufficio per il t, uscivano a fumare in compagnia del Medicastro e poi rientravano tutti insieme. La durata della pausa sigaretta non variava mai: tre minuti. Era quella l'unica finestra temporale di Louie. Sarebbe stata un'operazione molto, molto al limite.
Con Harris pronto in posizione, Zamperini ciondol nei pressi dell'ufficio, aspettando il suo momento. Il Medicastro e le guardie uscirono e accesero le sigarette. Louie pass sul lato dell'edificio, si abbass a carponi per non essere visto dalle finestre e strisci all'interno dell'ufficio. Il quotidiano era ancora sulla scrivania. Louie lo afferr, lo nascose sotto la camicia, usc strisciando, si rialz e, camminando il pi rapidamente possibile ma senza farsi notare, raggiunse la cella di Harris. Apr il giornale e lo mostr al compagno, che lo fiss per parecchi secondi. Poi Louie se lo rimise sotto la camicia e si avvi in fretta verso l'ufficio del Medicastro. La fortuna era con lui: il comandante e le guardie erano ancora fuori. Sempre a quattro zampe, rientr nell'ufficio, gett il giornale sulla scrivania e tagli la corda. Nessuno l'aveva visto.
Nella baracca, Harris prese un pezzo di carta igienica e una matita e disegn la mappa. Gli uomini la studiarono. In seguito i ricordi relativi a quella mappa sarebbero stati diversi, ma tutti avrebbero concordato che indicava i progressi degli Alleati. Harris la nascose tra le sue cose.
Nel tardo pomeriggio del 9 settembre, Harris sedeva in una cella con un compagno, discutendo della guerra, quando il Medicastro comparve alla porta. Harris non l'aveva sentito arrivare. Il Medicastro not qualcosa tra le mani del prigioniero. Entr e glielo strapp. Era la mappa.
Il comandante del campo la studi; lesse le parole Filippine e Taiwan. Ordin a Harris di dirgli che cos'era; il prigioniero rispose che si trattava solo di un disegno privo di significato. Il Medicastro non si lasci ingannare. And nella cella di Harris, la perquis e trov, secondo le sue stesse parole, una miniera di mappe disegnate a mano - alcune delle quali indicanti le difese antiaeree del Giappone - oltre al ritaglio di giornale rubato e al dizionario di termini militari. Il Medicastro chiam un ufficiale, che parl con Harris e poi se ne and. Tutti pensarono che la questione fosse chiusa.
Quella notte il Medicastro convoc tutti gli internati in cortile. Aveva un'espressione strana, il viso paonazzo. Ordin ai prigionieri di fare flessioni sulle braccia per circa venti minuti e poi di assumere la posizione Ofuna. Poi disse a Harris di farsi avanti. Louie sent il marine sussurrare: Oh, mio Dio. La mia mappa.
Chi vide quello che accadde dopo non lo avrebbe pi cancellato dalla memoria. Strillando e imprecando, il Medicastro attacc Harris, prendendolo a calci e a pugni e colpendolo con una stampella di legno che aveva strappato a un prigioniero ferito. Quando il marine croll a terra con il naso e gli stinchi sanguinanti, il Medicastro ordin ad altri prigionieri di sollevarlo e di tenerlo in piedi. Il pestaggio ricominci. Per quarantacinque minuti, o forse un'ora, le percosse continuarono, anche dopo che Harris aveva perso i sensi. Due prigionieri svennero.23
Il Medicastro. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Il dizionario giapponese-inglese scritto a mano da Harris, scoperto da Sueharu Kitamura, il Medicastro. (Per gentile concessione di Katherine H. Meares)
William Harris. (Per gentile concessione di Katherine H. Meares)
Gocce di pioggia cominciarono a picchiettare il terreno, il Medicastro e il corpo disteso a terra. Il giapponese si ferm. Gett la stampella, si avvicin a un edificio, appoggi la schiena al muro e si lasci scivolare languidamente a sedere, ansimando.
Seguite da Louie, le guardie trascinarono il marine nella sua cella, lo misero a sedere appoggiandolo a una parete e se ne andarono. Harris rimase immobile, gli occhi aperti, ma privi di espressione come due sassi. Passarono due ore prima che tornasse a muoversi.
Lentamente, nei giorni successivi, cominci a riprendersi. Non era in grado di nutrirsi, cos Louie gli sedeva accanto, l'aiutava a mangiare e cercava di farlo parlare, ma Harris era cos stordito da riuscire a malapena a comunicare. Quando finalmente emerse dalla sua cella, prese a vagare per il campo, il viso sfigurato in modo grottesco, gli occhi vitrei. I suoi amici lo salutavano, ma il marine non aveva idea di chi fossero.
Tre settimane dopo, la mattina del 30 settembre 1944, le guardie urlarono i nomi di Zamperini, Tinker, Duva e di parecchi altri, informandoli che sarebbero stati trasferiti a Omori, un campo per prigionieri di guerra nei dintorni di Tokyo. Avevano dieci minuti per raccogliere le loro cose.
Louie corse nella sua cella e sollev l'asse del pavimento. Estrasse il suo diario e lo nascose sotto i vestiti. All'arrivo al nuovo campo un'ispezione corporale sarebbe stata inevitabile, cos lasci tutti gli altri suoi tesori al primo internato che li avesse trovati. Salut i suoi amici, compreso Harris che continuava a vagare in stato confusionale. Sasaki salut Louie con calore e gli diede un consiglio: se lo avessero interrogato, doveva attenersi alla storia che aveva raccontato a Kwajalein.24 Pochi minuti pi tardi, dopo un anno e quindici giorni a Ofuna, Louie lasci il campo. Mentre il camion viaggiava rumoroso e si allontanava dalle colline, si sentiva sempre pi euforico. Lo aspettava un vero campo per prigionieri di guerra. Una terra promessa.
...
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...
23.
...
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...
Il Mostro.
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Era la tarda mattinata del 30 settembre 1944. Louie, Frank Tinker e una manciata di altri veterani di Ofuna erano in piedi accanto al cancello principale di Omori, il campo per prigionieri di guerra situato su un'isola artificiale nella baia di Tokyo. L'isola non era che un puntino sabbioso, collegato alla terraferma da un precario ponte di traversine di bamb. Sull'altro lato del ponte c'erano le luci e le attivit di Tokyo, ancora praticamente intatta e non toccata dalla guerra.1 A parte le chiazze di una neve precoce sparse sul terreno come riquadri del gioco della campana, ogni centimetro del campo era di un grigio cinereo e alieno, tanto che ai prigionieri faceva pensare alla luna.2 Non c'erano uccelli.3
Gli uomini erano in piedi davanti a un piccolo ufficio, dove gli era stato detto di aspettare. Di fronte a loro, di fianco all'edificio, c'era un caporale giapponese che li fissava con astio.4
Era un uomo dal fisico armonioso, non ancora trentenne. Aveva un bel viso, con labbra piene appena incurvate in un sorriso che dava alla bocca un'espressione vagamente crudele. Sotto l'elegante uniforme su misura, il corpo era perfettamente bilanciato; il torace irradiava forza, la forma era perfetta. Dal fianco sporgeva elegante una spada e l'alta cintura militare che gli passava intorno alla vita era arricchita da un'enorme fibbia metallica. L'unica incongruenza in quel singolare caporale erano le mani: enormi, brutali e animalesche, tanto che un prigioniero le paragon a due zampe.5
Louie e gli altri prigionieri erano immobili sull'attenti, le braccia rigide, le mani appiattite lungo i fianchi. Il caporale continuava a fissarli senza parlare. Accanto a lui c'era un altro uomo con le mostrine da sottotenente, il quale, pur essendogli superiore di grado, nei suoi confronti aveva un atteggiamento di ansioso servilismo. Passarono cinque, forse dieci minuti e il caporale non si mosse. Poi, di colpo, si avvi verso i prigionieri; il sottotenente si affrett a seguirlo. Il caporale camminava con la testa alta e il petto in fuori, i gesti esagerati e imperiosi. Cominci a esaminare i nuovi arrivati con un'aria di possesso. Louie pens che li stesse valutando come se fosse stato Dio in persona.
Mutsuhiro Watanabe, l'Uccello (secondo da destra). (National Archives)
L'uomo pass in rassegna l'intera fila, fermandosi davanti a ogni prigioniero, piantandogli gli occhi addosso e latrando: Nome!. Quando arriv a Louie si ferm. Zamperini disse come si chiamava. Gli occhi del caporale si strinsero. Decenni dopo la fine della guerra, tutti coloro che avevano guardato in quegli occhi non erano ancora riusciti a cancellare il ricordo di ci che vi avevano visto, una malvagit che provocava una stretta allo stomaco, la pelle d'oca sulla nuca. Louie abbass lo sguardo. Ci fu un veloce fruscio nell'aria: il braccio del caporale che si muoveva, poi un pugno che colp Louie alla testa. Il prigioniero barcoll.
Perch tu no guarda in mio occhio? grid il giapponese. Gli altri prigionieri restarono immobili, irrigiditi.
Zamperini si raddrizz, ricomponendosi. Mantenne un'espressione neutra mentre alzava gli occhi verso il viso del caporale. Di nuovo il movimento del braccio, il colpo violento alla testa, le gambe che cercavano di reggerlo.
Tu no guardare me!6
Quest'uomo  uno psicopatico pens Tinker.7
Il caporale fece marciare i prigionieri fino all'area di quarantena, dove diede l'ordine di restare in piedi sotto una tettoia malconcia. Poi se ne and.
Passarono le ore. Sempre in piedi, gli uomini sentivano il freddo insinuarsi nelle maniche e nelle gambe dei pantaloni. Alla fine decisero di sedersi. Il mattino cedette il passo a un lungo pomeriggio gelido. Il caporale non tornava.
Louie vide una cassetta di legno per le mele. Ricordando il suo addestramento di boy scout nell'accensione del fuoco per sfregamento, afferr la cassetta e la fece a pezzi. Chiese a un compagno di passargli la stringa di un suo stivale. Da un pezzetto di bamb ricav un perno, che inser in un foro di un'assicella della cassetta. Pass pi volte la stringa intorno al perno e cominci a tirarne alternativamente le estremit, facendo ruotare il bamb. Dopo essersi dato parecchio da fare, dal perno si alz un po' di fumo. Louie raccolse brandelli di un tatami che era stato buttato nella spazzatura, li pos sul punto da cui si alzava il fumo e cominci a soffiare. Dai resti del materassino divamp una fiamma. Gli uomini si avvicinarono al fuoco, dalle tasche spuntarono le sigarette e tutti si scaldarono un po'.8
All'improvviso ricomparve il caporale. Nanda, nanda! grid, una parola che significa pi o meno Cosa diavolo sta succedendo?. Volle sapere dove avessero trovato i fiammiferi. Louie spieg in che modo aveva acceso il fuoco. Il viso del caporale si rabbui. Senza alcun preavviso, colp Louie alla testa, poi ritrasse il braccio per sferrare un altro pugno. Zamperini avrebbe voluto chinarsi, ma soffoc l'istinto: a Ofuna aveva imparato che questo avrebbe provocato solo altre percosse. Rimase immobile e mantenne un'espressione neutra anche quando gli arriv il secondo pugno. Il caporale ordin di spegnere il fuoco e se ne and.
Louie Zamperini aveva appena incontrato l'uomo che si sarebbe dedicato alla sua distruzione.
Quel caporale si chiamava Mutsuhiro Watanabe.* Nato durante la Prima guerra mondiale, era il quarto dei sei figli di Shizuka Watanabe, una donna gentile ed eccezionalmente ricca. I Watanabe godevano di una vita privilegiata grazie alle ingenti ricchezze derivanti dalla propriet del Takamatsu Hotel e di altri immobili a Tokyo, nonch di miniere a Nagano e in Manciuria. A quanto sembra, il padre, un pilota, era morto o aveva lasciato la famiglia quando Mutsuhiro era ancora relativamente giovane, ma il ragazzo era comunque cresciuto nel lusso, in belle case sparse in tutto il Giappone, assistito da servitori e nuotando nella piscina privata di famiglia. I fratelli lo chiamavano affettuosamente Mu-cchan.
Dopo l'infanzia e la giovinezza a Kobe, Watanabe aveva frequentato la prestigiosa universit Waseda di Tokyo, dove aveva studiato letteratura francese e sviluppato una vera infatuazione per il nichilismo. Nel 1942 si era laureato, si era stabilito a Tokyo e aveva cominciato a lavorare per un'agenzia di stampa. Il lavoro era durato un mese soltanto: il Giappone era in guerra e Mutsuhiro, profondamente patriottico, si era arruolato nell'esercito.
Aveva grandi ambizioni come militare. Un suo fratello era ufficiale e il marito della sorella maggiore era il comandante di Changi, un enorme campo per prigionieri di guerra a Singapore. Ottenere i gradi era di suprema importanza per Watanabe e quando aveva presentato domanda per il corso ufficiali, probabilmente aveva pensato che l'ammissione gli fosse dovuta in virt della sua istruzione e del suo lignaggio. Ma era stato respinto: sarebbe stato solo un semplice caporale. In base a tutte le testimonianze, era stato quello il momento che lo aveva fatto deragliare, lasciandolo umiliato, infuriato e amaramente invidioso degli ufficiali. Chi l'ha conosciuto dir che ogni parte della sua mente si era coagulata intorno a quell'umiliazione bruciante e che fu quello a motivare ogni sua azione successiva. Quell'evento determinante avrebbe avuto conseguenze tragiche per centinaia di uomini.
Il caporale Watanabe era stato aggregato a un reggimento delle guardie imperiali a Tokyo, di stanza nei pressi del palazzo di Hirohito. Dato che la guerra non era ancora arrivata nelle isole giapponesi, non aveva visto alcun combattimento. Nell'autunno del 1943, per ragioni ignote, era stato trasferito e assegnato al compito pi ignominioso per un sottufficiale: un campo per prigionieri di guerra. Forse i suoi superiori avevano voluto liberare le guardie imperiali da un elemento instabile e maligno, oppure avevano deciso di mettere a profitto la sua aggressivit. Watanabe era stato assegnato a Omori con la qualifica di funzionario disciplinare. L'ultimo giorno di novembre del 1943, Mutsuhiro Watanabe era arrivato al campo.9
Anche prima della comparsa di Watanabe, Omori era stato un posto durissimo. La Convenzione di Ginevra del 1929, che il Giappone aveva firmato ma mai ratificato, consentiva alle autorit di imporre il lavoro manuale ai prigionieri di guerra, ma con alcune restrizioni.10 I lavoratori dovevano essere fisicamente idonei e il lavoro non poteva essere pericoloso, dannoso per la salute o di irragionevole difficolt. Esso inoltre non doveva avere alcun rapporto con le operazioni belliche e i prigionieri dovevano ricevere una paga proporzionata all'opera svolta. Infine gli ufficiali, che dovevano mantenere il controllo dei loro uomini, non potevano essere obbligati al lavoro manuale.
Praticamente nulla nell'utilizzo giapponese dei prigionieri di guerra rispettava la Convenzione di Ginevra. Essere un soldato semplice prigioniero dei giapponesi significava essere uno schiavo. Il governo nipponico stipulava contratti con societ private per fornire mano d'opera a fabbriche, miniere, porti e ferrovie. Gli uomini erano costretti a lavori estremamente pesanti nell'ambito della produzione bellica o dei trasporti di guerra. Il lavoro manuale, eseguito agli ordini di caposquadra muniti di manganello, era cos pericoloso e sfibrante che furono migliaia i prigionieri che persero la vita. Nei casi estremamente rari in cui i giapponesi ricompensavano i prigionieri per il lavoro svolto, la retribuzione era quasi inesistente e ammontava a pochi spiccioli alla settimana. L'unico aspetto della Convenzione di Ginevra che i giapponesi a volte rispettavano era la proibizione di costringere gli ufficiali al lavoro manuale.
Come quasi tutti gli altri, anche Omori era un campo di schiavi.11 Dalle dieci alle undici ore al giorno, sette giorni alla settimana, i prigionieri di guerra di Omori svolgevano lavori manuali da spezzare la schiena in cantieri navali, scali ferroviari, scali merci per camion, una cava di sabbia e un deposito di carbone. Per essere esonerati dal lavoro, gli uomini dovevano essere in punto di morte; il livello minimo di febbre per l'esenzione era di quaranta gradi. Il lavoro era massacrante; secondo il prigioniero di guerra Tom Wade, allo scalo ferroviario di Tokyo ogni uomo doveva sollevare dalle venti alle trenta tonnellate di materiale al giorno.12 Probabilmente perch Omori era utilizzato come campo-vetrina in cui esibire i prigionieri a beneficio della Croce Rossa, gli uomini venivano pagati dieci yen al mese - meno del prezzo di un pacchetto di sigarette - che per potevano spendere solo scegliendo in un minuscolo assortimento di merci scadenti alla mensa del campo, per cui il denaro tornava immediatamente ai giapponesi.13
Ad aggravare le dure condizioni di vita di Omori c'era la situazione alimentare. Le razioni erano di qualit migliore rispetto a quelle di Ofuna, ma venivano distribuite in quantit solo leggermente maggiori. Dato che gli ufficiali non lavoravano, avevano diritto solo alla met della razione concessa agli schiavi; la giustificazione era che avevano bisogno di un numero minore di calorie.14 Insieme al riso, i prigionieri ricevevano un po' di verdura, ma le proteine erano praticamente assenti. Pi o meno una volta alla settimana, un giapponese entrava nel campo spingendo un carretto carico di carne. Poich il contenuto del carretto veniva diviso tra centinaia di prigionieri, una porzione era pi o meno pari a un ditale e consisteva in roba tipo polmoni e intestini, parti assortite di cane, qualcosa che i prigionieri chiamavano sperma d'elefante e, una volta, un blocco misterioso che dopo attente riflessioni gli uomini conclusero essere la vagina di una cavalla.15
Esattamente come a Ofuna, anche a Omori il beriberi e altre evitabili malattie erano epidemiche. Gli ammalati, che non potevano lavorare, ricevevano solo met razione e quindi difficilmente potevano riprendersi. Chi veniva colpito dalla dissenteria - detta il benjo boogie - inghiottiva pezzetti di carbone o legno bruciato per tentare di frenare la cascata digestiva. Molti pesavano meno di quaranta chili.
L'unico aspetto positivo di Omori, prima del novembre 1943, era stato l'atteggiamento del personale giapponese, neppure lontanamente perfido quanto quello dei sorveglianti di Ofuna. I prigionieri davano soprannomi alle guardie, come Mascella di Porco, Ciccio, Dente di Coniglio, Gengis Khan e Reporter Errante. Un disgraziato ufficiale, scrisse il prigioniero di guerra Lewis Bush, indossava costantemente pantaloni troppo larghi e camminava come se stesse sempre per correre al cesso, cosa che spinse gli internati a soprannominarlo tenente Cacca-nelle-braghe.16 Tra le guardie c'erano alcune canaglie e un paio di autentici delinquenti, ma parecchi dipendenti del campo erano amichevoli. Gli altri erano indifferenti, facevano rispettare le regole con i pugni, ma se non altro si comportavano in modo prevedibile. Relativamente parlando, Omori non era un campo noto per la sua violenza. Con l'arrivo di Watanabe tutto era cambiato.
Si present con dolci e sigarette per i prigionieri di guerra. Sorrise e convers piacevolmente, pos per qualche foto con alcuni ufficiali britannici e parl con ammirazione dell'America e dell'Inghilterra. Per parecchi giorni non emise neppure un sussurro.
Poi, una domenica mattina, Watanabe si avvicin ad alcuni prigionieri che sostavano sulla soglia di una baracca. Uno di loro, Derek Clarke, ordin: Pista!, perch i compagni si spostassero e lasciassero libero il passaggio. Quell'unica parola fece esplodere Watanabe. Si scagli contro Clarke e lo picchi finch non cadde a terra. A quel punto cominci a prenderlo a calci. Bush tent di spiegargli che il compagno non aveva voluto dire niente di male, ma Watanabe sguain la spada e cominci a strillare che avrebbe decapitato Clarke. Un ufficiale giapponese pose fine all'aggressione, ma quella sera stessa Watanabe se la prese con Bush, scagliandolo contro una stufa arroventata e poi prendendolo a pugni e a calci. Bush stava gi dormendo quando Watanabe torn e lo costrinse a mettersi in ginocchio. Per tre ore Watanabe assedi il prigioniero, prendendolo a calci e tagliuzzandogli i capelli con la spada. Se ne and, ma torn due ore dopo. Bush si aspettava di essere ucciso, invece il giapponese lo port nel suo ufficio, lo abbracci, gli offr una birra e gli regal manciate di dolci e sigarette. Si scus tra le lacrime e promise che non avrebbe mai pi maltrattato un prigioniero, una risoluzione che non dur a lungo. Pi tardi, quella notte stessa, afferr un bokken - la lunga e pesante spada di legno usata negli esercizi di kendo -, si precipit urlando all'interno di una baracca e cominci a picchiare chiunque gli capitasse a tiro.17
Per usare le parole di Bush, Watanabe aveva scoperto le sue carte. Da quel giorno in poi, sia le sue vittime che i suoi colleghi giapponesi si sarebbero interrogati su quel comportamento violento e imprevedibile, senza tuttavia trovare un accordo sulle cause. Per Yuichi Hatto, il contabile del campo, si trattava semplicemente di follia.18 Altri vedevano invece qualcosa di pi calcolato. Gli ufficiali prigionieri di guerra che avevano a malapena notato la presenza di Watanabe, dopo l'attacco a Bush cominciarono a guardarlo con terrore. La ricaduta di quell'accesso d'ira placava un desiderio divorante in Watanabe: la cruda brutalit gli dava quel potere sugli uomini che non gli consentivano i gradi. All'improvviso si accorse che, dopo avere picchiato qualcuno, era temuto e rispettato osserv Wade. E cos quello divent il suo stile di comportamento.19
Watanabe traeva un altro piacere dalla violenza. A parere di Hatto, il caporale era un sadico sessuale, tanto da ammettere liberamente il fatto che picchiare i prigionieri lo portava all'orgasmo. Gli piaceva infliggere dolore ai prigionieri scrisse Hatto. Facendoli soffrire, soddisfaceva un suo desiderio sessuale.20
Era nato un tiranno. Watanabe picchiava i prigionieri ogni giorno, fratturando nasi, rompendo timpani, frantumando denti, lasciando uomini privi di sensi. Una volta strapp quasi met orecchio a un prigioniero. Un'altra volta, in inverno, costrinse un ufficiale a restarsene seduto per quattro giorni in un capanno con addosso soltanto il fundoshi, il tradizionale perizoma cingilombi. Leg un prigioniero sessantacinquenne a un albero e lo lasci cos per giorni. Ordin a un altro internato di presentarsi da lui ogni sera, per tre settimane, per farsi prendere a pugni in faccia. Fece pratica di judo servendosi di un paziente appena operato di appendicite. Quando era preso dall'estasi di un'aggressione, urlava e ululava, sbavando con la schiuma alla bocca; a volte singhiozzava, le guance rigate di lacrime. I prigionieri riuscivano a capire quando stava per arrivare un'esplosione: la palpebra destra del caporale si abbassava sempre per un momento prima che lui si scatenasse.21
Watanabe si guadagn rapidamente una terrificante reputazione in tutto il Giappone.22 Ufficiali di altri campi cominciarono a mandargli i prigionieri pi irrequieti perch li mettesse a posto e Omori venne ribattezzato campo di punizione.23 Nelle parole del comandante Maher, che era stato trasferito da Ofuna e a Omori era il prigioniero di grado pi elevato, Watanabe era la guardia pi perversa di tutti i campi di prigionia in Giappone.24
Erano due gli elementi che distinguevano Watanabe da altri famigerati criminali di guerra. Il primo era l'enfasi che il giapponese dava alla tortura emotiva. Perfino in base agli standard della sua cultura, cos attenta all'onore, Watanabe era esageratamente tormentato da quella che percepiva come la propria umiliazione ed era deciso a infliggere lo stesso dolore agli uomini in suo potere. Mentre personaggi come il Medicastro erano semplici bruti, Watanabe univa ai pestaggi atti intesi a demolire la psiche. Costrinse alcuni prigionieri a inchinarsi continuamente per ore davanti a zucche o ad alberi. Ordin a un internato, un cappellano militare, di fare per tutta la notte il saluto militare a un pennone gridando keirei, l'inchino di saluto giapponese. L'episodio si concluse con il cappellano in lacrime e quasi impazzito. Watanabe confiscava ai prigionieri le foto dei familiari e le distruggeva, convocava gli internati nel suo ufficio, mostrava le lettere da casa e poi, ancora chiuse, le bruciava davanti a loro. Per assicurarsi che gli uomini si sentissero completamente impotenti, ogni giorno cambiava il modo in cui esigeva che gli venisse rivolta la parola, picchiando poi chiunque non indovinasse. Ordinava ai prigionieri di violare le regole del campo e poi li aggrediva perch non le avevano rispettate. Jack Brady riassunse il personaggio in un'unica frase: Era in assoluto l'uomo pi sadico che io abbia mai incontrato.25
L'altra caratteristica che distingueva Watanabe dai suoi colleghi era l'incoerenza. Per la maggior parte del tempo era il dio malvagio di Omori. Ma dopo i pestaggi, a volte si ripresentava alle sue vittime per scusarsi, spesso piangendo. Tali attacchi di contrizione di solito duravano solo qualche minuto, poi urla e percosse ricominciavano. Passava dalla massima tranquillit a una follia distruttiva in un batter d'occhio, spesso senza motivo. Un prigioniero ricorda di averlo visto lodare con cortesia un suo compagno, e un attimo dopo scatenarsi rabbioso e pestare quello stesso prigioniero per poi andare nel suo ufficio a consumare il pranzo con la placidit di una mucca al pascolo.26
Quando non perseguitava i prigionieri, Watanabe li costringeva a essere suoi amici.27 Svegliava un internato nel cuore della notte e, gentilissimo, lo invitava nella sua stanza, dove gli offriva dolci e parlava di letteratura. A volte radunava chiunque nel campo sapesse cantare o suonare uno strumento, portava il gruppo in camera sua ed esigeva un concerto. Si aspettava che gli uomini si comportassero come suoi adoratori e, a volte, sembrava credere sinceramente che fosse proprio cos.
Forse organizzava simili riunioni perch stressavano i prigionieri pi di un'ostilit continua e coerente. O forse si sentiva semplicemente solo. I giapponesi di Omori disprezzavano Watanabe per la sua superbia, per le vanterie riguardanti la sua ricchezza e per i modi rudi e scortesi. Al caporale piaceva esibire la propria cultura: alle riunioni dei sottufficiali blaterava noiosamente a proposito del nichilismo e teneva pomposi discorsi sulla letteratura francese. Nessuno dei colleghi lo ascoltava. E non a causa degli argomenti: semplicemente, tutti lo detestavano.28
Forse era questo il motivo per cui cercava amicizia tra i prigionieri. Quei t, scrisse Derek Clarke, erano situazioni tese, come stare seduti sul bordo di un vulcano.29 Un passo falso, una parola sbagliata potevano scatenare il caporale giapponese, che a quel punto spaccava teiere, rovesciava tavoli e pestava i suoi ospiti fino a far perdere loro i sensi. Dopo che i prigionieri se n'erano andati, Watanabe sembrava avvertire l'umiliazione di essere stato costretto a pretendere amicizia da gente che gli era inferiore. Il giorno dopo spesso rimediava frustando con gli occhi sbarrati i suoi amici della sera prima.
Come tutti i bulli, preferiva un particolare tipo di vittima. I prigionieri soldati semplici di solito ricevevano soltanto qualche schiaffo occasionale, ma gli ufficiali erano destinati a una crudelt implacabile. E tra gli ufficiali, alcuni risultavano essere particolarmente irresistibili per Watanabe. Qualcuno di loro aveva una posizione sociale elevata, come medici, cappellani, comandanti di caserma o chiunque avesse avuto successo nella vita civile. Altri suscitavano il risentimento del caporale perch non erano disposti a strisciare davanti a lui. Erano questi i soggetti che gli piaceva individuare e poi tormentare con odio inesauribile.
Dal momento in cui incroci lo sguardo di Louie Zamperini - ufficiale, famoso olimpionico e uomo per cui la sfida era una seconda natura - nessun altro lo ossession pi di lui.
* In varie memorie di prigionieri di guerra, il nome di battesimo di Watanabe viene quasi sempre indicato come Matsuhiro, ma documenti ufficiali confermano che il nome esatto era Mutsuhiro.
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24.
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Perseguitato.
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Dopo un giorno trascorso a rabbrividire nell'area di quarantena di Omori, Louie venne condotto nel campo vero e proprio, un enorme complesso in cui si ammassavano circa novecento prigionieri. Si avvi lungo una fila di baracche, trov quella cui era stato assegnato, entr e venne subito circondato da parecchi prigionieri che gli diedero il benvenuto. Uno di loro gli mise tra le mani gelate una tazza di t bollente, poi si avvicin uno scozzese con un cucchiaio e un pesante calzino rigonfio. L'uomo tuff il cucchiaio nel calzino e poi, per due volte, vers lo zucchero nella tazza di Zamperini. Per qualsiasi prigioniero lo zucchero era un tesoro di valore inestimabile e Louie non riusciva a immaginare come lo scozzese fosse riuscito a procurarsene un calzino pieno.1
Mentre sorseggiava il t, venne presentato ai due comandanti delle baracche, il tenente britannico Tom Wade e il tenente americano Bob Martindale, i quali cominciarono a dargli informazioni su Omori. Gli parlarono del caporale che l'aveva aggredito all'entrata: si chiamava Watanabe, ma Louie non doveva mai parlarne usando il nome vero. La paranoia di Watanabe era tale che spesso si nascondeva fuori dalle baracche, sperando di sorprendere i prigionieri a parlare di lui in modo da avere un pretesto per pestarli. Gli internati si riferivano al caporale giapponese con tutta una serie di soprannomi, come Animale, Grande Bandiera, Piccolo Napoleone e, pi spesso, Uccello, un nome scelto perch privo di connotazioni negative che comportassero pestaggi.
Il passatempo preferito dell'Uccello consisteva nel fare irrompere le guardie nelle baracche al grido di Keirei! Dopodich entrava lui e sceglieva la sua vittima. Restare lontano dalla porta non garantiva la sicurezza: Watanabe amava saltare all'interno delle baracche dalle finestre aperte. I prigionieri dovevano stare sempre all'erta, parlare del caporale solo sussurrando e concordare in anticipo l'argomento cui passare immediatamente nel caso in cui l'Uccello fosse comparso all'improvviso e avesse ordinato di dirgli di cosa stavano parlando. Il consiglio era rispondere che stavano parlando di sesso, dato che quello era un tema che lo interessava e lo distraeva.2
Le baracche di Omori erano disposte su due file, una di fronte all'altra e separate da una sorta di viale. In fondo c'era l'ufficio dell'Uccello, posizionato in modo tale da consentirgli di vedere tutto il viale dalla grande finestra sul davanti.3 Per andare da qualsiasi parte - a eccezione dei benjo che erano dietro le baracche - i prigionieri dovevano per forza entrare nel campo visivo dell'Uccello, il quale aveva dato l'ordine che gli uomini salutassero militarmente non solo lui, ma anche la sua finestra. Spesso si nascondeva nei pressi del suo ufficio impugnando una mazza da baseball, pronto a colpire chiunque non lo facesse.
I prigionieri avevano messo a punto un elaborato sistema di sorveglianza per monitorare i movimenti dell'Uccello. Quando Watanabe era nel suo ufficio, dicevano: L'Animale  in gabbia. Quando era fuori: L'Animale  a caccia. Alzabandiera! significava che l'Uccello stava arrivando. I prigionieri erano ormai cos sensibili e attenti alla presenza del caporale da riconoscere all'istante il rumore sordo prodotto dai suoi zoccoli sulla sabbia. Quel suono di solito innescava una fuga di massa ai benjo, dove l'Uccello si avventurava raramente.
Louie assimil tutti i consigli su come cavarsela con Watanabe, ma venne anche a sapere qualcosa che lo demoralizz. Dato che Omori era un campo per prigionieri di guerra, aveva sperato di poter scrivere a casa e far sapere alla famiglia che era vivo. C'era stato un tempo in cui in effetti i detenuti di Omori avevano avuto il permesso di scrivere lettere, ma non era pi cos. L'Uccello non lo consentiva.
Al loro arrivo a Omori, i prigionieri venivano registrati presso la Croce Rossa e le informazioni relative al luogo in cui si trovavano venivano inoltrate ai rispettivi governi e quindi alle famiglie. Ma gli ufficiali di Omori non avevano registrato Louie.4 Per lui avevano piani speciali e, a quanto pareva, tenevano segreta la sua presenza. Dato che il suo nome non compariva nei registri della Croce Rossa, il governo americano non aveva motivo di ritenere che fosse ancora vivo e alla famiglia Zamperini non venne detto nulla.
Per Louie le lezioni sull'Uccello non furono di alcun aiuto. Non appena metteva piede fuori, Watanabe lo trovava, lo accusava di immaginarie infrazioni e lo aggrediva con furia selvaggia. Il giorno dopo arrivava un altro pestaggio, e il giorno dopo un altro ancora.5 C'erano centinaia di internati nel campo, ma lo squilibrato caporale aveva una vera fissazione per Louie, che tormentava di continuo e definiva il prigioniero numero uno.6 Zamperini cercava di nascondersi in mezzo a gruppi di compagni, ma l'Uccello lo scovava sempre. Dopo i primi giorni al campo dir Louie stavo in guardia da lui come da un leone libero nella giungla.7
Ogni mattina, quando si svegliava, il suo primo pensiero era per l'Uccello. Stava all'erta durante il tenko della mattina, l'appello, il peto all'imperatore e la colazione, terminata la quale i prigionieri soldati semplici venivano suddivisi in squadre di lavoro e marciavano fuori dal campo scortati dalle guardie. Quell'esodo diminuiva drasticamente la popolazione del campo, privando Louie di gruppi in cui nascondersi. L'Uccello calava immediatamente su di lui.
L'unica cosa buona dell'essere ufficiale a Omori era che si era esentati dal lavoro forzato, anche se al doloroso prezzo di met della razione standard. Ma poco dopo l'arrivo al campo di Zamperini, l'Uccello convoc tutti gli ufficiali e annunci che da quel momento in poi avrebbero lavorato nei vari siti insieme ai soldati semplici.8 Un ufficiale protest affermando che sarebbe stata una violazione della normativa internazionale e l'Uccello lo colp subito alla testa con la sua spada da kendo. Poi si avvicin a un altro ufficiale, che a sua volta dichiar che non avrebbe lavorato. La spada colp di nuovo. Louie era il terzo. Cercando di evitare di farsi spaccare la testa, azzard una proposta di compromesso: gli ufficiali sarebbero stati lieti di lavorare all'interno del campo per fare di Omori un posto migliore.
L'Uccello riflett e sembr arrivare alla conclusione che, visto che gli ufficiali avrebbero comunque lavorato, la vittoria era sua. Fu cos che mand i prigionieri graduati in un magazzino con l'ordine di ricucire e rammendare vari articoli in pelle: borse per le munizioni, zaini e protezioni di attrezzature. Louie e gli altri restavano l dentro per circa otto ore al giorno, ma lavoravano solo quando in giro c'era l'Uccello e, anche allora, cucivano deliberatamente male.
La mossa successiva del caporale giapponese fu annunciare che gli ufficiali avrebbero svuotato i benjo. Otto benjo non potevano reggere l'urto di novecento uomini afflitti dalla dissenteria ed evitare che traboccassero era un compito improbo. Louie e gli altri ufficiali utilizzavano i rimescolamiele - giganteschi mestoloni - per estrarre il liquame dalle fosse e versarlo nei secchi che poi andavano a svuotare nei pozzi neri all'esterno del campo.9 Era un lavoro nauseabondo e degradante e, in occasione di forti piogge, il liquame traboccava dai pozzi neri e rifluiva nel campo. Per non dare all'Uccello il piacere di vederli umiliati, gli ufficiali si impegnarono al massimo per mostrarsi sempre allegri e di buon umore. Martindale istitu il Reale Ordine del Benjo. Il motto scriver non  pubblicabile.10
Pi o meno quando gli ufficiali concludevano la loro giornata fatta di abusi, rimescolamenti di miele e rammendi approssimativi, i soldati semplici venivano ricondotti al campo. La prima volta che Louie li vide rientrare, cap da dove era arrivato quel calzino pieno di zucchero.
In tutti i luoghi di lavoro i prigionieri di Omori erano impegnati in operazioni di sabotaggio. Agli scali ferroviari e ai moli, scambiavano le etichette degli indirizzi, modificavano le destinazioni e alteravano le scritte sui vagoni, mandando tonnellate di merci in posti sbagliati. Versavano manciate di terriccio nei serbatoi e rompevano qualsiasi oggetto meccanico capitasse nelle loro mani. Costretto a costruire blocchi motore, l'americano Milton McMullen curava l'esterno del pezzo quel tanto da superare l'ispezione, ma assemblava l'interno in modo tale che il motore non avrebbe mai funzionato. Ai prigionieri che lavoravano ai moli cadevano spesso accidentalmente gli oggetti fragili; una volta accadde con una grossa consegna di vini e mobili destinata a un ambasciatore nazista (i mobili rotti vennero fatti proseguire; il vino venne raccolto nelle borracce dei prigionieri). I soldati che si ritrovarono tra le mani le valigie del diplomatico tedesco strapparono gli abiti, li sporcarono di fango e olio e li rimisero dentro con un cordiale biglietto firmato Winston Churchill. Tutti bevevano quantit enormi di t e facevano pip a profusione praticamente su ogni sacco di riso che erano costretti a caricare. In un episodio famoso, i prigionieri incaricati di trasportare merci pesantissime a bordo di una grande chiatta scaricarono il materiale con tanta violenza che l'imbarcazione affond, bloccando un canale. Dopo sforzi erculei per rimuovere la chiatta affondata e farne arrivare un'altra, i prigionieri fecero affondare anche la seconda imbarcazione.
Pensando che probabilmente sarebbe morto in Giappone e che quindi non aveva niente da perdere, McMullen si un a parecchi altri compagni in un'azione potenzialmente suicida. Durante il lavoro forzato a uno scalo ferroviario, i prigionieri notarono che un gruppo di operai aveva dimenticato di riporre gli attrezzi. Approfittando della distrazione della guardia che si era messa a corteggiare una bella ragazza, gli uomini scattarono dalle loro postazioni, afferrarono gli attrezzi, si precipitarono su un tratto di binario, svitarono bulloni e perni e poi tornarono di corsa ai rispettivi posti. La guardia, che stava ancora parlando con la ragazza, non si accorse di nulla. Comparve una locomotiva sbuffante con parecchi vagoni al seguito, arriv sul tratto sabotato e le rotaie schizzarono via, facendo deragliare l'intero convoglio, che si ribalt su un fianco. Non ci furono feriti, ma i giapponesi rimasero sconvolti. Guardarono subito i prigionieri, che per continuavano a lavorare impassibili. I giapponesi cominciarono a gridare e ad accusarsi a vicenda.
Azioni del genere, per quanto pericolose, avevano un potere trasformativo. Rischiando il collo per sabotare il nemico, i prigionieri non erano pi schiavi passivi. Erano di nuovo soldati.
Quello che non potevano sabotare, lo rubavano. Forzavano le casse da caricare, spillavano vino dalle bottiglie, sollevavano dai cardini le porte dei magazzini, razziavano la cambusa delle navi e risalivano strisciando gli scivoli delle fabbriche. I prigionieri di guerra scozzesi che lavoravano nel magazzino di generi alimentari della Mitsubishi erano quelli che avevano messo a punto l'operazione pi sofisticata. Quando i giapponesi avevano chiesto che misura di scarpe portassero per dotarli di stivali da lavoro, tutti avevano dichiarato parecchi numeri in pi. Poi avevano lavorato a maglia speciali calzini lunghi circa un metro e venti e raccolto una montagna di canne di bamb cave. E una volta sul posto di lavoro, si appoggiavano con fare indifferente ai sacchi pieni di zucchero, conficcavano le canne in un sacco, posizionavano l'estremit libera delle canne nei calzini e aspettavano che lo zucchero li riempisse. Altri preferivano legare strettamente i risvolti dei pantaloni, sistemarsi le canne alla cintura e riempirsi di zucchero i pantaloni. Ogni carico veniva depositato in uno scomparto segreto nella latrina, dove veniva recuperato a fine giornata.11
Ogni sera Louie vedeva rientrare gli schiavi, imbottiti di refurtiva. Il momento critico era quello dell'ispezione. Durante le perquisizioni i prigionieri si passavano abilmente il bottino, o nascondevano gli uomini che lo trasportavano, mentre le guardie erano voltate. McMullen era solito nascondere pesci nelle maniche; quando veniva tastato dalla guardia, alzava le braccia tenendo ben stretta la coda dei pesci in modo che non scivolassero fuori. La cosa pi difficile era nascondere i prigionieri che rientravano completamente sbronzi dopo avere tracannato tutto l'alcol che non era stato possibile contrabbandare all'interno del campo. Gli ubriachi venivano piazzati al centro della fila, le spalle premute contro quelle dei compagni sobri che li affiancavano in modo che non crollassero in avanti, addosso alle guardie.
Una volta al sicuro nelle baracche, Louie guardava gli amici scaricare la merce. Sotto gli indumenti, comparivano calzini pieni di zucchero appesi al collo o alle braccia, sotto le ascelle e lungo i pantaloni, nascosti nel collo dolcevita dei maglioni, in tasche segrete, sotto i berretti. Da sotto le camicie emergevano salmoni lunghi mezzo metro. Una volta Louie vide un compagno estrarre tre scatolette di ostriche da un solo stivale. C'erano gambe avvolte in foglie di tabacco. Un americano aveva creato uno scomparto segreto nella sua borraccia: il fondo era destinato al liquore rubato, mentre la parte superiore, in caso di ispezione, conteneva soltanto acqua.
I ladri venivano continuamente scoperti e, quando succedeva, tutti gli uomini della squadra di lavoro di cui facevano parte venivano pestati, con i pugni, le mazze e i calci dei fucili. Ma i prigionieri ricevevano talmente poco cibo e lavoravano cos tanto che erano costretti a rubare per sopravvivere. Istituirono una Universit del Furto nella quale i professori, cio i ladri pi abili, insegnavano appunto l'arte del rubare.12 L'esame finale consisteva nel portare a termine un furto. Se il candidato veniva scoperto, gli ufficiali prigionieri suggerivano ai giapponesi di trasferire il colpevole in un sito dove non ci fosse cibo. I giapponesi di solito erano d'accordo e a quel punto gli ufficiali alleati sostituivano il ladro inetto con un laureato all'Universit del Furto.
In quanto ufficiale, Louie non aveva alcuna possibilit di rubare, ma venne rapidamente integrato nel sistema ladresco con il compito di arrotolare le foglie di tabacco per l'essiccazione, metterle in casseforti a muro segrete per la stagionatura e, a conclusione del trattamento, ridurle in filamenti fumabili.
Grazie ai furti nel campo fioriva un mercato nero con una notevole variet di merci. Un gruppo una volta rub tutti gli ingredienti per preparare un dolce, solo per scoprire al momento della cottura che la farina in realt era cemento.13 Dato l'alto numero di prigionieri, il bottino una volta suddiviso non era molto, ma tutti ne beneficiavano in qualche modo. Quando i ladri si ritrovavano con qualcosa in pi, lo davano a Zamperini, il quale non riusciva ancora a riprendere peso. Due o tre volte gli passarono addirittura delle ostriche affumicate. Louie le divor e poi raggiunse furtivamente la recinzione per gettare le scatolette vuote nella baia di Tokyo.
Il cibo rubato, e in particolare lo zucchero degli scozzesi, era la moneta corrente del campo e i baroni dello zucchero diventarono i nuovi ricchi di Omori, assumendo addirittura assistenti che si occupavano del loro bucato. Gli scozzesi erano duri uomini d'affari, ma regalavano sempre un quarto della refurtiva ai prigionieri infermi. Una notte Louie si accorse che Frank Tinker era in condizioni disperate; aspett che le guardie passassero, corse alla baracca degli scozzesi e spieg che Tinker era in guai seri. Gli scozzesi lo rimandarono dall'amico con una scorta di zucchero, gratis. In seguito Tinker avrebbe dichiarato che lo zucchero di Louie gli aveva salvato l'anima.14 Secondo Martindale, Tinker non fu l'unico a essere salvato. I decessi per malattia e denutrizione erano stati frequenti, ma dopo l'istituzione dell'Universit del Furto morirono solo due prigionieri, uno dei quali per peritonite.15 E in un luogo fondato sulla degradazione, rubare al nemico restituiva la dignit ai prigionieri.
Passavano le settimane, ma le aggressioni dell'Uccello nei confronti di Louie non diminuivano. Il caporale si scagliava su di lui inaspettatamente, ogni giorno, prendendolo a pugni in faccia e sulla testa. Qualsiasi resistenza, anche il solo tentativo di proteggersi il viso, avrebbe scatenato maggiore violenza. Zamperini non poteva fare altro che restarsene in piedi barcollante mentre l'Uccello lo colpiva. Non riusciva a comprendere la fissazione del caporale giapponese e voleva disperatamente che qualcuno lo salvasse.16
Durante uno degli attacchi dell'Uccello, Louie vide il comandante del campo, Kaname Sakaba, uscire dall'ufficio e guardare nella sua direzione. Prov una sensazione di sollievo: pens che Sakaba, vedendo un ufficiale prigioniero di guerra maltrattato da un semplice caporale, avrebbe messo fine alla cosa. Ma Sakaba diede un'occhiata indifferente e rientr in ufficio.17 Successivi pestaggi, di Louie e di altri, non ebbero effetti diversi. Gli ufficiali giapponesi si limitavano a guardare, alcuni con approvazione, altri con espressione turbata. A volte, quando impartivano un ordine, permettevano che l'Uccello, un semplice caporale, li contraddicesse o li ignorasse apertamente, in loro stessa presenza.18
Secondo Yuichi Hatto, il contabile del campo, quella strana situazione era il risultato di una questione di gradi. Sakaba voleva ferocemente una promozione. La parvenza di ordine nel suo campo e la produttivit dei suoi schiavi favoriva i suoi interessi e la brutalit di Watanabe era un utile strumento. Non si sa con certezza se Sakaba abbia ordinato a Watanabe di maltrattare i prigionieri, ma  evidente che approvava gli abusi. Sempre secondo Hatto, alcuni dipendenti del campo erano scandalizzati dal trattamento che l'Uccello riservava ai prigionieri, ma dato che quegli atti erano graditi a Sakaba, il caporale era intoccabile, anche da chi gli era superiore di grado. Di conseguenza l'Uccello ostentava la propria impunit e in pratica era lui che dirigeva il campo.19 Considerava i prigionieri come sua propriet personale e a volte aggrediva i connazionali che interagivano con loro. Hatto disse che Watanabe era non una semplice guardia a Omori, ma il monarca assoluto dei prigionieri di guerra.
Alcuni giapponesi, compreso Hatto, cercavano di aiutare gli internati di nascosto da Watanabe. In questo senso nessuno si impegn pi del soldato semplice Yukichi Kano, l'interprete del campo. Agli ammalati che non potevano lavorare, e avrebbero quindi perso met della razione, Kano trovava compiti facili e leggeri perch fossero considerati ufficialmente al lavoro e potessero mangiare abbastanza per riprendersi. Se vedeva qualcuno violare le regole, mangiando verdura nell'orto o mettendosi in tasca cozze all'esterno del campo quando c'era la bassa marea, parlando alle guardie le costringeva a guardare da un'altra parte. In inverno appendeva coperte alle pareti dell'infermeria e andava a caccia di carbone per riscaldare gli ambienti. Sottraeva i malati al sadico medico giapponese del campo e li affidava a un prigioniero laureato in medicina. Pappy Boyington, decorato con la Medaglia d'Onore, scrisse di considerare Kano ben pi coraggioso di lui e di ritenere che il cuore del giapponese fosse straziato da un lato dalla piet per l'ignoranza e la brutalit di alcuni suoi connazionali e dall'altro dalla totale comprensione delle sofferenze dei prigionieri. Ma per Louie, il bersaglio preferito dell'Uccello, Kano non poteva fare niente.20
Quando Zamperini vide i funzionari della Croce Rossa che venivano accompagnati in un'ispezione del campo accuratamente preparata, pens che fosse finalmente arrivato l'aiuto che sperava. Ma rimase costernato quando si accorse che l'Uccello tallonava i funzionari e ascoltava con attenzione le risposte degli internati alle domande sulla vita nel campo. Nessun prigioniero era cos folle da rispondere con sincerit, ben consapevole della successiva rappresaglia. Louie non ebbe altra scelta se non quella di tenere la bocca chiusa.21
Doveva cavarsela da solo. Le aggressioni continuavano e la sua collera aumentava. L'esperienza della sua infanzia - i bulli che tutti i giorni lo rimandavano a casa sanguinante - si stava ripetendo. Il suo mondo interiore bruciava di una rabbia che non riusciva pi a nascondere.
Ogni volta che Watanabe si scagliava contro di lui, si sorprendeva con le mani strette a pugno. Mentre calavano i colpi, si vedeva strozzare il caporale. L'Uccello esigeva che lo guardasse in faccia, cosa che Louie si rifiutava di fare. Il giapponese si sforzava con ogni mezzo di mandarlo al tappeto; Louie barcollava, ma non cadeva. Nella visione periferica, vedeva che l'Uccello fissava furioso i suoi pugni chiusi. I compagni gli consigliavano di mostrarsi deferente, altrimenti l'Uccello non si sarebbe mai fermato. Louie non poteva farlo. Quando alzava gli occhi, il suo sguardo mostrava solo odio. Per Watanabe, la cui vita era imperniata sulla volont di costringere gli altri alla sottomissione, la sfida di Louie era un'offesa personale intollerabile.22
I prigionieri sentivano via via pi spesso le sirene di Tokyo echeggiare attraverso la baia. Erano sempre falsi allarmi, ma rintuzzavano la loro speranza. Louie scrutava il cielo vuoto e sperava che i bombardieri arrivassero prima che l'Uccello lo uccidesse.
Alle diciotto e trenta, ora di Greenwich, di mercoled 18 ottobre 1944, inizi la trasmissione di Radio Tokyo intitolata Postman Calls.23 Era uno dei dodici programmi di propaganda in lingua inglese destinati alle truppe alleate. I conduttori erano prigionieri di guerra noti come i propagandisti e in genere erano stati costretti a prestarsi a quel compito da minacce di pestaggi o di venire uccisi.
Quella sera il programma fece un annuncio: Il postino questa sera chiama la California e la signora Louise Zamperini, 2028 Gramercy Street, Torrance, California. Ecco un messaggio di suo figlio, il tenente Louis Silvie Zamperini, attualmente internato nel campo di Tokyo: Miei cari, sono illeso e in buona salute. Mi mancate tutti tremendamente e vi sogno spesso. Prego che stiate tutti bene e spero di rivedervi presto. Tutto il mio affetto a parenti e amici. Conservate le mie cose e il mio denaro. Con affetto, Louis.24
A Omori, distante pochi chilometri, Louie non sapeva niente della trasmissione.25 I giapponesi avevano scritto loro stessi il messaggio o avevano costretto un propagandista a farlo.
La trasmissione non arriv negli Stati Uniti, ma nella cittadina di Claremont, Sudafrica, un certo E.H. Stephan capt il segnale con una radio a onde corte, o forse ne ricevette un resoconto. Stephan lavorava per un servizio che monitorava le trasmissioni e comunicava notizie relative ai prigionieri di guerra alle famiglie. Compil una scheda con le informazioni della trasmissione. Louie Zamperini, riportava la scheda, era prigioniero di guerra in un campo dell'Asse.
Stephan fiss con un punto di cucitrice la trascrizione del messaggio radiofonico alla scheda, che intest utilizzando i dati che aveva sentito nel messaggio, ma che aveva frainteso come Louise Vancerini, 2028 Brammersee Street, Terence, California. Mise il tutto in una busta che sped per posta.
A causa dell'indirizzo sbagliato e dei gravi ritardi della posta dovuti alla guerra, la scheda avrebbe vagato per mesi per il mondo. Nel gennaio del 1945 rispunt a Trona, un incrocio nel deserto californiano. E fu solo alla fine di quello stesso mese, quasi tre mesi e mezzo dopo la trasmissione, che qualcuno a Trona prese in mano la lettera, scribacchi Provare Torrance sulla busta e fece proseguire il plico per posta.26
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25.
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B-29.
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Era uno degli ultimi giorni d'ottobre del 1944 e Louie stava spingendo un carretto a mano. Attravers il ponte di Omori, super il villaggio sull'altro lato del ponte ed entr a Tokyo.1 Con lui c'erano un altro prigioniero del campo e una guardia: dovevano andare a ritirare della carne per le razioni. Zamperini era in Giappone da tredici mesi, ma quella era la prima volta che si trovava, non bendato, a contatto con la societ che lo teneva prigioniero.
Tokyo sembrava dissanguata. Da nessuna parte si vedevano uomini giovani. A causa della grave scarsit di generi alimentari e merci provocata dalla guerra, mercati e ristoranti erano chiusi. I civili erano sporchi e malvestiti. Tutti sapevano che gli americani stavano arrivando e la citt sembrava trattenere il fiato. Squadre di bambini e adolescenti scavavano trincee e abbattevano edifici per ottenere barriere tagliafuoco.2
Louie, il suo compagno e la guardia arrivarono al macello e caricarono carne di cavallo sul carretto. Tornando verso Omori, Zamperini alz gli occhi e not un graffito sul muro di un palazzo: B Niju Ku.3 Il primo carattere era semplice: la lettera B. Louie sapeva che niju significava venti e ku nove, per non sapeva che ku aveva anche un altro significato: dolore, calamit, afflizione. Spingendo il carretto all'interno del campo di Omori, si chiese cosa volesse dire B ventinove e perch mai qualcuno l'avesse scritto su un muro.
Alle ore 5,50 del 1o novembre 1944, un poderoso aereo americano si alz in volo da una pista di Saipan. Le sue dimensioni sfidavano ogni immaginazione: lungo trenta metri, con un'apertura alare di quarantatr, un'altezza di quasi dieci metri alla coda e un peso di cinquantacinquemila chili - e anche di pi a pieno carico - faceva sembrare il notoriamente enorme B-24 un nano. Con quattro motori da 2200 cavalli - ognuno dei quali di potenza quasi doppia rispetto a quelli del B-24 - poteva sfrecciare nel cielo toccando i cinquecentosettantacinque chilometri l'ora e trasportare giganteschi carichi di bombe. Un B-24 non aveva alcuna possibilit di decollare da Saipan, raggiungere il Giappone e rientrare alla base. Il nuovo aereo s. Era la Superfortezza B-29, e avrebbe distrutto il Giappone.4
Il bombardiere, cui presto sarebbe stato imposto il nome Tokyo Rose in sarcastico omaggio alle giapponesi che conducevano programmi radiofonici di propaganda, era pilotato dal capitano Ralph Steakley. Quella mattina punt il suo aereo verso nord, volando a un'altezza di circa novemilaseicento metri. Sopra di lui aveva un cielo di un azzurro intenso; sotto, quasi scivolando sull'orizzonte, si avvicinava il Giappone.5
I B-29 erano stati utilizzati poche volte sul Giappone, in raid lanciati dalla Cina e iniziati quattro mesi e mezzo prima.6 Soprattutto a causa delle difficolt di rifornimento alle basi cinesi e delle lunghe distanze tra tali basi e il Giappone, le missioni erano risultate inefficaci. Tuttavia per i giapponesi quei veloci leviatani erano terrificanti, al punto da ispirare i graffiti visti da Louie. Tre settimane dopo il primo raid con base in Cina, gli americani avevano conquistato Saipan e modificato i loro piani, prevedendo il decollo dei B-29 dall'arcipelago delle Marianne. Quella di Steakley era la prima missione da Saipan a Tokyo, che non aveva pi visto un solo aereo statunitense dopo il raid di Doolittle nel 1942. L'aereo di Steakley non trasportava bombe, ma macchine fotografiche: il capitano doveva mappare il percorso per i B-29 che avrebbero fatto seguito al suo. A mezzogiorno il bombardiere arriv sulla capitale giapponese.
Louie stava facendo ginnastica con altri prigionieri, quando cominci a suonare la sirena. Le guardie, come sempre durante gli allarmi, fecero rientrare gli uomini nelle baracche. I prigionieri erano abituati alle sirene, che fino ad allora avevano sempre segnalato falsi allarmi, e non si preoccuparono molto.
Sbirciarono fuori dalle finestre. Quella volta c'era qualcosa di diverso: le guardie, scrisse Bob Martindale, guardavano in alto a bocca aperta come se stessero aspettando il Messia. Poi nel cielo ci fu uno scintillio, un dito indic qualcosa con urgenza e un gruppo di prigionieri si lanci verso la porta. Correndo nel campo con il viso rivolto verso il cielo, Louie vide una scheggia di luce bianca alta sopra Tokyo, seguita da scie di condensazione che andavano arricciandosi come spine contorte. Oh, Dio, Dio, un aereo americano! grid qualcuno. Le guardie sembravano sbigottite. Martindale le sent parlare tra loro, agitatissime. Tre parole risaltavano in modo particolare: B niju ku.7
Louie, come tutti gli altri, non aveva idea di che aereo fosse. Poi un prigioniero arrivato da poco spieg che quello era il nuovo bombardiere americano, il B-29. Esplose un applauso e gli uomini cominciarono a gridare: B-29! B-29!. Quell'aereo era la cosa pi bella che Louie avesse mai visto.
Sull'altro lato della baia la gente era immobile nelle strade e guardava il cielo. Quando il B-29 entr nel campo visivo dei civili, Frank Tinker li sent urlare, un suono che si fuse in un unico boato. Louie lanci un'occhiata verso l'estremit sud del campo. L'Uccello era davanti alla porta del suo ufficio, immobile e privo di espressione, e guardava l'aereo.
Non era il loro Messia scrisse Martindale. Era il nostro.8
Il bombardiere volava in perfetta tranquillit. Steakley effettu una serie di passaggi sulla citt per consentire all'equipaggio di scattare le foto. Nel campo le guardie cominciarono a correre dietro agli esaltati prigionieri, cercando di farli rientrare nelle baracche. Gli uomini si zittirono a vicenda, temendo pestaggi a causa dei loro festeggiamenti. Il clamore si spense. Louie rimase fuori con altri compagni a guardare il bombardiere, sfrecciando ogni tanto tra le baracche per evitare le guardie.
Steakley vol su Tokyo per oltre un'ora, senza che un solo aereo giapponese lo impegnasse in combattimento o la contraerea lo attaccasse. Alle fine, proprio mentre virava per rientrare a Saipan, uno Zero si alz in volo, lo segu per qualche istante e poi si allontan.
A Omori era relativamente facile procurarsi giornali, contrabbandati nel campo dai lavoratori schiavi. Tutti i giorni, sul posto di lavoro, Milton McMullen consegnava a un camionista coreano un sacchetto di riso rubato in cambio di un giornaletto in inglese, che poi nascondeva in uno stivale.9 Per i prigionieri quelle pubblicazioni erano fonte di inesauribile divertimento. La stampa giapponese, pur coprendo il teatro bellico europeo con precisione, era famosa per distorcere le notizie sulla guerra nel Pacifico, a volte in modo assurdo.10 A Louie capit di leggere un articolo su un pilota giapponese che, esaurite le munizioni nel corso di un duello aereo, aveva abbattuto l'avversario con una palla di riso.11
Il giorno dopo il passaggio del B-29, la copertura giornalistica seguiva una linea analoga. Il giornale dice: Solitario B-29 nemico visita l'area di Tokyo scrisse Ernest Norquist sul suo diario di prigionia.12 Dice che [l'aereo]  decollato dall'arcipelago delle Marianne, ha volato sulla citt ed  stato costretto alla fuga [sic] senza riuscire a sganciare una sola bomba. Ho riso leggendo costretto alla fuga perch n l'antiaerea n gli Zero si sono mai avvicinati a quel grande, grosso, bellissimo uccello. Louie lesse un altro titolo, secondo il quale il bombardiere era Fuggito in preda al terrore.13
Il B-29 si era limitato a sorvolare Tokyo, ma tutti in Giappone, prigionieri e uomini liberi, sapevano cosa significava. Ogni mattina gli internati di Omori venivano radunati per l'appello e costretti a gridare il proprio numero di matricola in giapponese. Dopo il 1o novembre 1944, il prigioniero cui era stato assegnato il numero ventinove cominci a strillare: Niju ku! con tutto il fiato che aveva in gola.14 Neppure il pungolo delle baionette scrisse Wade poteva far sparire il sorriso dalle facce dei prigionieri.
Louie non sorrise a lungo. Il B-29, e tutto ci che sottintendeva, non fece che alimentare ulteriormente il livore dell'Uccello. Un giorno Zamperini sedeva con gli amici nella sua baracca, in fondo al locale e lontano dalla porta proprio nel timore di un'apparizione di Watanabe. Mentre gli uomini si passavano una sigaretta arrotolata con carta igienica, due guardie fecero irruzione gridando: Keirei!. Louie scatt immediatamente sull'attenti, all'unisono con gli altri. Entr l'Uccello.
Per parecchi secondi il giapponese non fece altro che guardarsi intorno. Poi avanz di qualche passo, vide Zamperini e si precipit da lui. Il caporale indossava la cintura militare che Louie gli aveva visto addosso il primo giorno, quella con la grande, pesante fibbia d'ottone. L'Uccello se la sfil e ne strinse un'estremit con entrambe le mani.
Tu ultimo a mettere su attenti!
Watanabe ritrasse la cintura, con la fibbia nell'estremit libera, frust l'aria intorno a s e poi scagli la fibbia in avanti, come in un lancio del martello. La fibbia colp la tempia sinistra e l'orecchio di Louie.
Fu come se qualcuno gli avesse sparato alla testa. Nonostante avesse deciso di non lasciarsi mai mettere al tappeto dal caporale giapponese, la violenza del colpo e il dolore esplosivo furono pi forti di qualsiasi determinazione. Le gambe sembrarono liquefarsi e Louie cadde a terra. La stanza cominci a ruotargli intorno.
Rimase sul pavimento, stordito, con la testa pulsante e il sangue che colava dalla tempia. Quando si riprese, vide l'Uccello chino su di lui e lo sent emettere un suono amichevole, quasi materno, qualcosa di simile a Ohhh. Il giapponese estrasse dalla tasca della carta igienica ripiegata e la premette delicatamente nella mano di Louie, che se la port alla tempia.
Oh, sangue fermato, eh? domand l'Uccello a bassa voce.
Zamperini si rimise faticosamente in piedi. Watanabe aspett che ritrovasse l'equilibrio. La voce suadente e l'offerta della carta per la ferita erano state una rivelazione per Louie: c'era compassione in quell'uomo. Quel senso di sollievo si stava appena facendo strada nella sua mente quando la fibbia, roteando dal braccio del giapponese, lo colp di nuovo alla testa, esattamente nello stesso punto. Louie sent il dolore esplodergli nel cranio, il corpo liquefarsi di nuovo. Croll a terra.15
Per parecchie settimane Zamperini soffr di sordit all'orecchio sinistro. L'Uccello continuava a pestarlo, tutti i giorni. Louie incassava i colpi con i pugni stretti e gli occhi infiammati dall'odio, ma le percosse lo stavano distruggendo. Il caporale cominci a infestare anche i suoi sogni, aggredendolo e picchiandolo, i lineamenti illuminati da un'estasi di malvagit. Louie pregava per ore, implorando Dio di salvarlo. Si perdeva in fantasie; si vedeva correre in uno stadio olimpico e poi salire sul podio. E pensava a casa, tormentato dall'idea di ci che la sua scomparsa doveva avere causato alla madre. Desiderava moltissimo scriverle, ma farlo non aveva senso. Una volta un ufficiale giapponese aveva annunciato ai prigionieri che potevano inviare lettere a casa e tutti nel campo avevano scritto ai genitori, alle mogli, ai figli e alle fidanzate. L'Uccello per era venuto a sapere dell'iniziativa, aveva convocato nel suo ufficio il comandante Maher, gli aveva dato tutte le lettere e lo aveva costretto a bruciarle davanti a lui.16
Un giorno, a met novembre, l'Uccello entr nella baracca di Zamperini in compagnia di due sconosciuti. Louie si aspettava il solito pestaggio, scopr invece che i due nuovi giapponesi erano amichevoli. Gli dissero di essere programmisti di Radio Tokyo e di avere qualcosa che pensavano gli facesse piacere vedere. Gli passarono un foglio e Louie lo lesse: era la trascrizione di una trasmissione radiofonica dell'NBC in cui veniva annunciata la sua morte. La trascrizione era autentica. La dichiarazione di morte di Zamperini, notificata in giugno, era arrivata ai media americani il 12 novembre, quella stessa settimana.17
Gli uomini di Radio Tokyo volevano che Louie andasse in studio con loro per annunciare di essere ancora vivo nel corso del programma Postman Calls. Gli dissero di volerlo fare per il suo bene e per quello della sua famiglia addolorata. Sarebbe stato libero di scrivere il suo messaggio. Zamperini non si fidava e non diede una risposta immediata. I due giapponesi gli concessero un giorno per riflettere. Louie consult Martindale, il quale lo inform che parecchi prigionieri di guerra avevano gi partecipato a trasmissioni del genere e, purch non ci si prestasse alla propaganda giapponese, non c'era niente di male nel farlo.
Cos Louie accett e, dopo che i programmisti di Radio Tokyo gli ebbero consegnato carta e penna, si mise al lavoro. Consapevole che i suoi familiari avrebbero potuto non credere che chi parlava fosse veramente lui, inser alcuni dettagli che sperava li avrebbero convinti e, per assicurarsi che il messaggio superasse il controllo preventivo, decise di parlare positivamente dei suoi carcerieri. Inser anche i nomi di compagni che temevano di essere ritenuti morti dalle rispettive famiglie e cit pure Bill Harris, che aveva visto per l'ultima volta un mese e mezzo prima a Ofuna. Ritenne fosse meglio non parlare di Phil: non lo vedeva da otto mesi e non sapeva se era ancora vivo.18
Venne accompagnato in auto allo studio di Radio Tokyo. I programmisti lo accolsero come se fosse stato un carissimo amico, lessero il suo intervento e lo approvarono con entusiasmo. Il messaggio sarebbe stato registrato e trasmesso due giorni dopo. Avrebbero utilizzato la trasmissione di quel giorno per suscitare la curiosit e l'interesse degli ascoltatori e avrebbero aspettato un po' prima di presentare al mondo la voce di Zamperini come prova della loro sincerit.
Louie venne piazzato davanti al microfono e, al segnale convenuto, lesse il suo messaggio, con grande soddisfazione dei programmisti. Mentre le guardie si preparavano a riportarlo a Omori, si avvicin a quello che si era mostrato particolarmente gentile e gli disse che al campo c'era un certo Watanabe che pestava i prigionieri. Il programmista sembr colpito e rispose che avrebbe visto cosa poteva fare in merito.
Alle 2,30 del 18 novembre 1944, una giovane donna di nome Lynn Moody era da sola nel turno di notte all'Office of War Information di San Francisco. Sul lato opposto della sala, alla postazione della Federal Communications Commission, una sua collega ascoltava la radio giapponese e batteva a macchina le trascrizioni delle trasmissioni che poi sarebbero state studiate dagli analisti della propaganda nemica. Lynn Moody si stava annoiando, cos attravers la sala per fare due chiacchiere con l'amica, che le chiese se poteva sostituirla mentre lei si prendeva una pausa.19
La Moody indoss le cuffie e cominci a scrivere a macchina. La trasmissione in onda in quel momento era Postman Calls. Mentre batteva sui tasti, Lynn sobbalz nel sentire un nome che conosceva bene: Louis Zamperini. La ragazza aveva fatto parte della classe del 1940 dell'USC e Louie era un suo vecchio amico. L'annunciatore stava parlando del messaggio trasmesso il 18 ottobre, quello teoricamente scritto da Louie, ma in effetti redatto a sua insaputa. Quasi stordita dall'eccitazione, la Moody continu a pestare sui tasti, mettendo tra parentesi le parole di cui non era sicura:
Esattamente un mese fa abbiamo trasmesso un messaggio. Quel messaggio, diffuso da questa stessa stazione in questo stesso programma, Postman Calls, era del tenente Louis (Silvie) Zamperini, United States Army Air Corps. Di recente  stata portata alla nostra attenzione una segnalazione stampa in cui si afferma che il tenente Louis Zamperini viene indicato come deceduto dal dipartimento della Guerra degli Stati Uniti. Secondo tale rapporto, il tenente Zamperini era stato dichiarato disperso in azione nel Sud del Pacifico nel mese di maggio del 1943. La fonte della notizia, a quanto pare poco informata,  una stazione radiofonica californiana, la quale citava il dipartimento della Guerra degli Stati Uniti d'America. Noi speriamo di poter rettificare l'errore e vi assicuriamo che Louis Zamperini  vivo, sta bene ed  prigioniero di guerra qui a Tokyo.
Questo  solo uno dei molti esempi di militari dispersi in azione ed erroneamente ritenuti e dichiarati morti. La precedente guerra ha visto numerosissimi casi simili, mentre sarebbe stato possibile evitare molto dolore e molte sofferenze attraverso la trasmissione alle parti interessate di informazioni affidabili in merito alla situazione degli uomini (in casi del genere). Uno degli scopi di questo programma  esattamente quello di alleviare tali condizioni e fornire un servizio messaggi veloce, affidabile e autentico ai parenti e agli amici di militari internati in campi per prigionieri di guerra in tutto il Giappone. Speriamo sinceramente che la madre di Louis sia in ascolto questa sera, o che venga informata di quello che stiamo dicendo.
Il nome di Louis Zamperini vivr a lungo nella nostra memoria. Chi di noi proviene dalle regioni della California meridionale rammenter sicuramente i giorni in cui Louis batteva tutti i record del miglio. Il suo imbattuto primato interscolastico nazionale rappresenta tutt'ora una sfida a chiunque aspiri alla (Ginger Cup). Abbiamo seguito con grande interesse gli sforzi di Zamperini ai giochi olimpici che si sono svolti nel 1936 a Berlino, in Germania. I suoi avversari e alcuni dei migliori [atleti] del paese parlano di lui con grandissima stima. Zamperini ha corso contro campioni come (Bensig) e Cunningham. Quella personalit che ce lo aveva reso cos caro quando correva contro il tempo sulle piste di tutto il mondo non  morta, ma vivissima e ancora tra di noi. Siamo spiacenti per il dolore che deve avere accompagnato la notizia della sua presunta morte, ma speriamo che gli sforzi dei suoi compagni prigionieri di guerra qui a Postman Calls possano (riparare) in piccola parte a quell'errore.
Perci su con il morale, signora Zamperini di (Torrance) California: Louis  qui. Lo stesso vecchio Louis allegro e sportivo, idolo di tutti i tifosi e i laureati della Southern California. Divulghi pure la lieta notizia, signora Zamperini, perch sappiamo che tutti gli amanti dello sport (con le scarpette chiodate) saranno felici di sentirla. Louis non corre pi in pista e di questo siamo spiacenti. Si sentir certo la sua mancanza. Ma non  n disperso, n morto come invece era stato dichiarato e di questo siamo pi che contenti. E ci rende davvero felicissimi avere assicurato questo servizio ai nostri prigionieri e ai loro parenti ed  nostro vivo desiderio che non si verifichino altri casi analoghi. Speriamo che il nostro gruppetto di prigionieri addetti al programma Postman Calls possa essere di nuovo utile in futuro.  per questo che noi siamo qui, dunque continui ad ascoltarci, signora Zamperini, e non ci ringrazi: il piacere  tutto nostro.
La Moody scrisse con la massima velocit possibile, commettendo tutta una serie di errori di battitura per l'eccitazione. Circa un'ora dopo torn la collega dell'FCC. Mi sono messa praticamente a ballare nella sala mentre glielo raccontavo scriver in seguito Lynn.
Pi gi lungo la costa, gli Zamperini stavano affrontando le conseguenze dell'annuncio pubblico della morte del loro congiunto. Dopo un pacchetto contenente il Purple Heart di Louie, arriv una lettera riguardante il pagamento dell'assicurazione sulla vita: diecimila dollari. Louise deposit il denaro in banca e non ne spese un solo centesimo. Quando Louie torner a casa, dichiar, quelli sarebbero stati soldi suoi. E dopo che venne diffusa la notizia del decesso, il regista Cecil B. DeMille si present a casa Zamperini per registrare un'intervista radiofonica con i familiari per la Sixth War Bond Drive, la sesta campagna per l'acquisto delle obbligazioni di guerra.20 A Sylvia e Louise vennero consegnati copioni in base ai quali dovevano parlare di Louie come se lo ritenessero morto. Per educazione, lessero le battute cos com'erano scritte.
In quello stesso periodo, un giorno si present un fattorino con un mazzo di fiori per Sylvia. Era un regalo di anniversario da parte di suo marito, Harvey, che al momento si trovava in Olanda come membro dell'equipaggio di un carro armato. Qualche giorno dopo Sylvia ricevette un telegramma: Harvey era stato ferito.21 Il testo non specificava le ferite, n quanto fossero gravi. Sylvia aspett, tormentata dall'ansia. Finalmente arriv una lettera, che Harvey aveva dettato a un'infermiera dal suo letto d'ospedale. Il suo carro armato era stato colpito e si era incendiato. Lui era riuscito a uscire, ma aveva riportato ustioni al viso e alle mani. Di tutti i terribili scenari che avevano tormentato la mente di Sylvia, il fuoco era l'unico al quale non aveva mai pensato. Harvey dopo tutto era un pompiere. Esausta e a malapena in grado di nutrirsi, Sylvia arranc per tutto il mese di novembre, perseguitata dagli incubi e sempre pi magra.
Il 20 novembre Lynn Moody, ancora su di giri per la trasmissione di due giorni prima durante la quale avevano parlato di Louie, lavorava di nuovo nel turno dalla mezzanotte alle otto del mattino. Alle due e trenta, una delle addette alle trascrizioni le url di correre subito da lei.
La Moody si avvicin, si mise la cuffia e ascolt. Era di nuovo Postman Calls. L'annunciatore attacc:
Salve, America, qui  il postino che chiama e che, come promesso poco fa nel programma di questa sera, porta un messaggio speciale alla signora Zamperini, 2028 Gramercy Street, Torrance, California. Speriamo che la signora sia in ascolto questa sera perch abbiamo in serbo una vera chicca per lei. Suo figlio  venuto qui in studio proprio per inviarle un messaggio tranquillizzante dopo l'erroneo rapporto di qualche giorno fa da parte del dipartimento della Guerra degli Stati Uniti che lo dava ufficialmente per caduto e disperso. Assicuriamo la signora Zamperini che non  cos. La prossima voce che sentirete sar quella del tenente Louis Helzie [sic] Zamperini, United States Air Force, attualmente internato nel campo di Tokyo. Parla pure, tenente Zamperini.
Le onde radio portarono la voce di un giovane uomo. La Moody la riconobbe non appena la sent: era quella di Louie.22
Salve, mamma e pap, parenti e amici.  il vostro Louie che vi parla. Grazie alla cortesia delle autorit, posso trasmettervi questo messaggio personale.
Questa  la prima volta in due anni e mezzo che sentite la mia voce. Sono sicuro che vi sembrer la stessa di quando sono partito.
Sono illeso, in buona salute e non vedo l'ora di essere di nuovo tutti insieme. Dato che non ho vostre notizie dal giorno della mia improvvisa partenza, sono abbastanza preoccupato per le condizioni di salute di tutta la famiglia. Spero che questo messaggio vi trovi tutti in ottimo stato e su di morale.
Sono internato nel campo per prigionieri di guerra di Tokyo e vengo trattato al meglio che ci si pu aspettare in tempo di guerra. Le autorit del campo sono gentili nei miei confronti e non ho problemi.
Vi prego di scrivermi pi spesso possibile e di mandarmi fotografie di tutti voi. Nelle mie ore di solitudine niente mi farebbe pi piacere che guardare le foto della mia famiglia.
Pap, prima che mi dimentichi: mi farebbe piacere se tu potessi conservare i miei fucili in buone condizioni, cos quando torner a casa potremo andarcene a caccia insieme.
Mamma, Sylvia e Virginia, spero che abbiate mantenuto il vostro meraviglioso talento in cucina. Immagino spesso le stupende torte e i dolci che sapete fare voi.
Pete riesce ancora a venirvi a trovare tutte le settimane da San Diego? Spero che sia ancora vicino a casa.
Salutate da parte mia Gorton, Harvey, Eldon e Henry, augurando tutto il bene possibile. Mando il mio pi profondo affetto a Sylvia, a Virginia e a Pete e spero che stiano facendo un lavoro di loro gradimento. Sento molto la mancanza di tutti.
Da quando sono in Giappone, mi  capitato di incontrare parecchi vecchi amici. Probabilmente ricorderete qualcuno di loro.
Quel marine alto del Kentucky, William Harris,  qui ed  in buona salute. E pure Lorren Stoddard Stanley Maneivve e Peter Hryskanich. Ricordate William Hasty di Bishopville? Sono due mesi che dividiamo la stessa stanza. Sta bene anche lui.
So che vi siete presi cura dei miei effetti personali e dei miei risparmi gi da tempo. Senza dubbio avrete ricevuto le mie altre cose dall'esercito.
Un saluto a Bob Lewellyn e a tutti i miei amici in citt. Prima di chiudere, vi auguro buon Natale e felice anno nuovo.
Il vostro affezionato figlio, Louie.23
Pi tardi, quello stesso giorno, a casa Zamperini squill il telefono. Chi chiamava era una donna dal vicino sobborgo di San Marino, la quale disse che, mentre stava ascoltando la radio, la stazione aveva diffuso l'intercettazione di una trasmissione giapponese: era un prigioniero di guerra americano che parlava. La registrazione era disturbata e poco chiara, ma la donna era sicura di avere capito bene il nome. Il prigioniero che aveva ascoltato, afferm, era Louie.24
Gli Zamperini rimasero scossi, e diffidenti. Quella donna era una sconosciuta e temevano che si trattasse di uno scherzo. Sylvia e Louise le chiesero l'indirizzo e andarono subito a casa sua in auto. La donna ripet tutto ci che aveva sentito. Sylvia e Louise la ringraziarono e se ne andarono. Credevano alla donna, ma non sapevano se potevano credere alla trasmissione. Poteva trattarsi facilmente di un falso. Continuavo a pensare: Possibile che sia vero? Possibile che sia vero? ricorda Sylvia.25
Al rientro a casa, le due donne ricevettero un telegramma della Western Union da parte del capo della polizia militare. Il testo diceva: INTERCETTATA SEGUENTE TRASMISSIONE PROPAGANDA NEMICA DAL GIAPPONE. Seguivano le parole di Louie, cos come trascritte dalla Moody. Il telegramma terminava declinando ogni responsabilit: IN MANCANZA DI ULTERIORI CONFERME PRESENTE RAPPORTO NON UFFICIALIZZA STATUS PRIGIONIERO DI GUERRA.26
Gli Zamperini cominciarono a ricevere fiumi di messaggi da tutto il paese, sia da amici che da sconosciuti che volevano informarli della trasmissione, intercettata e ritrasmessa da numerose stazioni radiofoniche. E poi da Wilmington, Iowa, telefon Gildo Dossi, zio di Louie: aveva acceso la radio e aveva sentito una voce che era sicuramente quella di suo nipote.27
I messaggi che riferivano il contenuto della trasmissione variavano, ma molti erano caratterizzati da un elemento comune: la richiesta di Louie che ci si prendesse cura dei suoi fucili. Louie era cresciuto andando a caccia, sparando ai conigli nei campi intorno a Torrance e nella riserva indiana di Cahuilla, ed era sempre stato molto attento alle sue armi. Per gli Zamperini quella era l'impronta digitale, il dettaglio che i giapponesi non potevano sapere.28 Louise e Sylvia si sciolsero in lacrime, poi cominciarono a gridare di gioia.
Pete alz il ricevitore, compose il numero di Payton Jordan e grid tre parole:
Payt!  vivo!29
...
.
...
26.
...
.
...
Follia.
.
Gli uomini di Radio Tokyo erano tornati a Omori sorridenti. Che bella voce aveva Louie, che splendido intervento aveva fatto. Cosa ne pensava di un'altra trasmissione?1
Purch gli fosse permesso di scrivere il proprio copione, Louie non vedeva motivo di rifiutare. Prepar un altro messaggio per la sua famiglia e poi sal in auto con i programmisti per raggiungere Tokyo. Una volta in studio, venne informato di un cambiamento di programma: non c'era bisogno del testo che aveva scritto, ne avevano uno gi pronto per lui. I giapponesi gli passarono un foglio. Ecco cosa diceva, parola per parola:
Be', che ci crediate o no... immagino di essere uno di quei fortunati, o forse no, magari sono proprio sfortunato... Comunque... chi vi parla  proprio Louis Zamperini, di anni 27, nato a Los Angeles, California, nei vecchi, cari Stati Uniti d'America. Quello che intendevo dire con fortunato  che sono ancora vivo e in buona salute... S, ed  buffo... Perch ho sentito dire e ho anche visto con i miei occhi che sono stato fatto fuori, vale a dire che sono stato dichiarato caduto in combattimento... S, uno di quelli che sono morti valorosamente combattendo per la causa... Credo che la comunicazione ufficiale suonasse pi o meno cos... Il tenente Louis S. Zamperini, detentore del record nazionale interscolastico sul miglio,  ufficialmente dichiarato morto dal dipartimento della Guerra... L'ex mezzofondista della University of Southern California risulta disperso in azione nel Sud del Pacifico dal maggio 1943... Be', cosa ne dite?... Accidenti...  proprio buffo... Eccomi qui, vivo e vegeto... ma, cavolo, si suppone che sia morto... Gi, e questo mi fa venire in mente un compagno che  sulla mia stessa barca, o almeno lo era... Comunque questo tizio mi ha raccontato che era stato dichiarato ufficialmente caduto in combattimento mentre in realt era prigioniero di guerra... Dopo diversi mesi ha ricevuto una lettera di sua moglie che gli diceva di essersi risposata dato che aveva pensato che fosse morto... Naturalmente era rimasta sconvolta quando aveva saputo che lui invece era sano e salvo, internato in un campo di concentramento... In ogni caso la signora lo consolava dicendogli che era disposta a divorziare e a risposarlo non appena fosse tornato a casa... Accidenti, mi  davvero dispiaciuto tantissimo per quel tizio e la colpa  tutta della burocrazia che permette simili comunicazioni inaffidabili... Dopo tutto, il minimo che possono fare  comunicare alle famiglie a casa dove si trovano esattamente i loro ragazzi...
Comunque non  compito mio, ma spero che a casa siano stati debitamente informati del fatto che io sono vivo e intendo restarlo... Di certo  un mondo triste quello in cui un uomo non ha neppure il permesso di essere vivo, voglio dire quando un tizio viene ucciso da un cosiddetto rapporto ufficiale... Voi cosa ne dite?...2
Louie era senza parole. Era da molto tempo che si chiedeva come mai a Kwajalein i giapponesi l'avessero risparmiato, dopo che avevano ucciso nove marines, e perch l'avessero sottoposto ai tormenti di Ofuna miranti a piegare la volont, ma non l'avessero mai interrogato, a differenza degli altri compagni. Adesso i giapponesi avevano rivelato le loro intenzioni. A Kwajalein, dopo che era gi stata ordinata la sua esecuzione, era intervenuto un ufficiale che aveva persuaso i superiori a lasciarlo in vita per trasformarlo in uno strumento della propaganda. Un famoso olimpionico americano, era stato il suo ragionamento, sarebbe stato particolarmente prezioso.* Con ogni probabilit i giapponesi avevano mandato Louie nell'inferno di Ofuna e poi a Omori sotto l'Uccello per rendergli la vita nel campo insopportabile, cos insopportabile che alla fine sarebbe stato disposto a tutto, perfino a tradire il proprio paese, pur di sfuggirvi. L'avevano tenuto nascosto al mondo, non registrando il suo nome presso la Croce Rossa, e avevano aspettato che il governo americano lo dichiarasse pubblicamente deceduto prima di annunciare che invece era vivo. In quel modo speravano di mettere in imbarazzo l'amministrazione statunitense e minare la fiducia dei soldati americani nel loro stesso governo.3
Louie si rifiut di leggere il copione. Sempre sorridendo, i programmisti lo invitarono a seguirli in una breve visita guidata. Lo accompagnarono in mensa e gli servirono un delizioso pranzo in stile americano, poi lo portarono in un'area alloggi privata con letti, materassi e lenzuola. Se Louie avesse accettato di leggere in trasmissione, avrebbe potuto vivere l e non avrebbe mai pi rivisto Omori. Infine gli presentarono un gruppetto di australiani e americani. Quegli uomini, spiegarono i giapponesi, li stavano aiutando con le trasmissioni. Zamperini tese la mano e i prigionieri della propaganda abbassarono gli occhi. Le loro facce dicevano tutto: se Louie avesse accettato la proposta, sarebbe stato costretto a una vita come propagandista del nemico.4
Venne riportato in studio e nuovamente sollecitato a partecipare alla trasmissione. Louie rifiut ancora. I sorrisi scomparvero, i visi si indurirono. I programmisti gli ordinarono di procedere. Rifiut di nuovo. I giapponesi uscirono dalla stanza per discutere in privato.
Louie era solo nello studio. Davanti a lui c'erano diverse copie del messaggio che volevano fargli leggere; ne prese una e la nascose facendola passare attraverso uno strappo nella tasca della giacca. I giapponesi rientrarono.
D'accordo disse uno di loro. Penso che finirai in un campo di punizione.5
Omori era definito campo di punizione, ma i programmisti si stavano chiaramente riferendo a un altro posto. Per Zamperini qualsiasi campo sarebbe stato meglio di Omori, dato che non ci sarebbe stato l'Uccello. I giapponesi gli offrirono un'ultima possibilit per cambiare idea. Louie rifiut.
Venne scaricato di nuovo a Omori. L'Uccello lo stava aspettando, bruciante di odio. I pestaggi ricominciarono, e con rinnovato vigore. Forse Louie veniva punito per essersi rifiutato di prendere parte alla trasmissione, o forse il programmista al quale si era rivolto per chiedere aiuto aveva riferito le sue accuse all'Uccello. Zamperini teneva duro, subiva i pestaggi con la ribellione che gli ribolliva dentro e aspettava di essere trasferito al campo di punizione. E, come tutti gli altri prigionieri di guerra, guardava il cielo, pregando che la promessa di quel primo B-29 venisse mantenuta.
Nel primo pomeriggio di venerd 24 novembre, le sirene di Tokyo cominciarono a urlare. Dal cielo scendeva un rombo cos potente da fare rabbrividire. I prigionieri alzarono lo sguardo. Lass, tanto in alto da sembrare schegge scintillanti nell'azzurro, c'erano ettari ed ettari di B-29: centoundici, diretti verso una fabbrica di aerei alla periferia della capitale. Sospinti da quella che in seguito sarebbe stata definita corrente a getto, i bombardieri volavano a circa settecentodieci chilometri l'ora, centocinquanta in pi di quanto previsto in progettazione. Gli americani erano arrivati.6
Era una giornata fredda, serena e soleggiata scrisse il prigioniero di guerra Johan Arthur Johansen, che in quel momento era al lavoro come schiavo.7 Gli aerei splendevano come argento al sole nel cielo azzurro... Era una visione bellissima, che ci sollev il morale fino al cielo. Gli uomini cominciarono a urlare: Sganciate le bombe! e Buon atterraggio! e Bentornati!. Le guardie avevano lo sguardo fisso sui bombardieri ed erano cos atterrite che non sembravano sentire le grida dei prigionieri.
A Omori il contabile del campo, Yuichi Hatto, guardava il cielo insieme a un gruppo di internati. A un certo punto videro un solitario caccia giapponese avvicinarsi agli aerei americani e poi di colpo, incredibilmente, scagliarsi contro uno di loro. Il caccia si polverizz e i rottami piovvero sulla baia di Tokyo. Poi, mentre anche il B-29 precipitava tra spirali di fumo bianco, dalla fusoliera emerse un unico paracadute che si gonfi immediatamente. Un prigioniero grid: Uno  salvo! Salvo!. La parola inglese safe colp l'orecchio di Hatto: fino a quel momento l'aveva sentita usare solo nelle partite di baseball. Il bombardiere precipit in mare, uccidendo tutti gli uomini a bordo. Appeso al suo paracadute, l'unico superstite fluttu dolcemente sopra Tokyo, come un soffione.8 Quando lo vide scendere sulla citt, Hatto si sent stringere il cuore pensando a quello che sarebbe successo all'aviatore americano non appena avesse toccato terra. Gli altri bombardieri continuarono il loro volo. Qualche minuto dopo si sentirono esplosioni in lontananza.
Un B-29 sul Giappone. (Associated Press)
L'autunno continuava e i B-29 ormai passavano sopra Omori quasi ogni giorno; a volte era un unico bombardiere, a volte erano vaste distese di aerei. Nelle giornate di sole i prigionieri uscivano a guardarli; se il tempo era nuvoloso potevano solo sentirli ringhiare al di sopra del grigiore. A Tokyo le sirene suonavano incessantemente, tanto che i prigionieri presero l'abitudine di continuare a dormire durante gli allarmi.9
Il 27 novembre ci fu il bombardamento di ottantuno B-29. Nella notte piovigginosa tra il 29 e il 30 novembre i prigionieri vennero svegliati da due raid incendiari sulle aree industriali di Tokyo. Le esplosioni si sentivano da lontano e gli internati videro lingue di fuoco sulla terraferma, gli ultimi spasmi delle 2773 strutture che quella notte finirono in cenere. I civili cominciarono ad attraversare il ponte per accamparsi accanto alla recinzione di Omori nella speranza di sfuggire alle bombe.10
Un giorno Louie era in piedi all'aperto e osservava i caccia giapponesi che, come un branco di lupi, attaccavano in cerchio un grosso gruppo di B-29,11 La battaglia si svolgeva cos ad alta quota che solo i giganteschi bombardieri luccicanti erano sempre visibili, mentre i caccia, minuscoli al loro confronto, si intravedevano solo a tratti, quando il sole li colpiva. Ogni tanto esplodeva un breve, nitido lampo di luce di fianco ai B-29. A Louie sembravano piccoli fuochi d'artificio. In realt erano i caccia giapponesi che esplodevano, colpiti dai bombardieri. I B-29 continuarono imperiosi il loro volo. L'Uccello seguiva la scena con espressione sconvolta. Hikoki dame diceva. Hikoki dame.12 I caccia giapponesi, si lamentava, non servivano a niente.
Ogni B-29 che tracciava la sua scia sopra Tokyo non faceva che incattivire sempre di pi l'Uccello. Cominci a perseguitare i prigionieri con infinite ispezioni, proib di fumare, di cantare e di giocare a carte e dichiar fuori legge qualsiasi funzione religiosa. Prese a schiaffi un ufficiale per cinque minuti, poi lo costrinse a restare per quattro ore sull'attenti, al freddo e senza cappotto, e infine gli ordin di pulire i benjo per due ore al giorno per due settimane. Picchi un aiutante di cucina con un mestolo delle dimensioni di un remo. Frug tra gli effetti personali dei prigionieri, confisc documenti e fotografie dei familiari, dichiar gran parte del materiale sospetto e lo distrusse. Watanabe era in preda alla paranoia. Voi vincete guerra e fate tutti giapponesi come schiavi negri! strill a un internato.13 Trascin Martindale nel suo ufficio, lo accus di avere complottato per incendiare una baracca e lo pest con i pugni e la spada da kendo al punto da rovesciare tutti i mobili.14
In dicembre l'Uccello lasci il campo per parecchi giorni e Omori conobbe un breve periodo di pace. Ma la sera prima del suo previsto rientro, i prigionieri si svegliarono di colpo sentendolo correre e gridare per tutto il campo sotto una pioggia battente, ordinando un'immediata esercitazione antincendio.15 Quando gli internati assegnati al compito di pompieri si radunarono sotto la pioggia gelida, l'Uccello ne colp molti a pugni in faccia, poi si precipit all'interno di diverse baracche, urlando e pestando altri uomini, e infine ordin a tutti di schierarsi in cortile. Louie e i suoi compagni ubbidirono. L'Uccello sguain la spada, prese ad agitarla in aria e cominci a urlare ordini e invettive. Per due ore il caporale giapponese costrinse i prigionieri a pompare acqua su immaginari incendi, a spegnere fiamme fantasma con le ramazze e a correre dentro e fuori gli edifici per salvare generi alimentari e documenti.
Superfortezze B-29. (Associated Press)
A mano a mano che dicembre si consumava, la follia dell'Uccello peggiorava. Radun gli ufficiali, attravers il ponte con loro e li guid a Tokyo, con il pretesto di recuperare legna da ardere dalle case bombardate.16 Lungo le strade erano state piazzate cisterne piene d'acqua da utilizzare per spegnere gli incendi e, mentre i prigionieri marciavano, l'Uccello salt sopra una cisterna, sguain la spada e url: Keirei!. Gli uomini lo salutarono militarmente e l'Uccello, perso nelle sue fantasie, si erse sul suo trespolo come se stesse passando in rivista le truppe, in una posa cos assurdamente esagerata che a Tom Wade fece pensare a Mussolini. I civili cominciarono ad applaudire. Dopo che tutti i prigionieri furono passati, Watanabe salt a terra, corse davanti a loro e salt sopra un'altra cisterna, strillando, mettendosi di nuovo in posa e ordinando il saluto militare. Ripet quella farsa pi e pi volte, per chilometri.17
Ogni volta che cadevano le bombe, l'Uccello aveva una crisi di nervi; correva per tutto il campo agitando la spada e gridava ai prigionieri con la schiuma alla bocca, le labbra contratte in una smorfia perfida, la palpebra abbassata, il viso paonazzo. Durante almeno due bombardamenti, imped agli internati di cercare riparo nelle trincee. In un'occasione fece uscire i prigionieri nel cortile, li costrinse a mettersi sull'attenti e ordin alle guardie di tenerli sotto tiro. Mentre le bombe tuonavano, l'Uccello corse su e gi lungo la fila di prigionieri terrorizzati, affettando l'aria sopra le loro teste con la spada.
Ogni escalation nei bombardamenti significava un pari aumento negli attacchi di Watanabe contro Louie. L'Uccello correva per tutto il campo alla ricerca dell'americano, rabbioso e furente. Louie si nascondeva, ma il caporale lo trovava sempre. Tre o quattro volte la settimana, si scagliava contro Zamperini in quella che Frank Tinker avrebbe poi definito la sua stoccata della morte, prendendolo a pugni in faccia e in testa.18 Louie usciva da quelle aggressioni stordito e sanguinante. Era sempre pi convinto che Watanabe si sarebbe fermato solo quando l'avesse visto morto.
Cominci a crollare. Di notte l'Uccello si appostava nei suoi sogni, ringhiante, furente, e gli colpiva la testa con la fibbia della cintura. In sogno la rabbia repressa aveva la meglio sulla volont e Louie si vedeva sopra il suo mostro personale, le mani strette intorno al collo del caporale fino a strangolarlo.19
Mentre Zamperini viveva il suo dicembre di sofferenza, a circa cinquecento chilometri da lui il suo ex pilota deperiva nel gelo di una baracca sudicia nel campo per prigionieri di guerra di Zentsuji. Phil era arrivato a Zentsuji in agosto e l aveva trovato Fred Garrett, l'uomo con una gamba sola, il quale era stato trasferito da Ofuna.
A Ofuna i giapponesi addetti agli interrogatori avevano parlato di Zentsuji come di un ricco premio, ma il campo non era niente del genere. La dieta dei prigionieri era cos povera che gli uomini vagavano affamati nel complesso alla ricerca di erbacce da mangiare. L'unica acqua che potevano bere proveniva da un serbatoio alimentato dal deflusso delle risaie, fertilizzate con escrementi umani, e per non morire di sete i prigionieri erano costretti a berla, il che significava che il novanta per cento di loro era tormentato dalla dissenteria. Gli occupanti di una stanza in una baracca persero in media ventiquattro chili in diciotto mesi. Un ufficiale stim che fossero almeno venti gli uomini che ogni giorno svenivano. Quasi tutti avevano contratto il beriberi e in alcuni la denutrizione provoc la cecit. L'ultimo giorno di novembre venne sepolto un americano morto d'inedia.20
C'era un unico aspetto positivo a Zentsuji. Phil aveva il permesso di inviare a casa brevi messaggi su cartoline postali. Ne scriveva una dopo l'altra. Le cartoline venivano regolarmente spedite, ma poi restavano bloccate nel sistema postale. L'autunno fin e si profil un altro Natale, ma la famiglia di Phil non ricevette un solo messaggio.
Era passato un anno e mezzo dalla scomparsa di Phil. I suoi familiari vivevano in una sorta di limbo, non avendo pi avuto notizie da quando era precipitato l'aereo. In novembre avevano saputo della trasmissione di Louie.21 La notizia era stata eccitante, ma anche frustrante. Zamperini aveva citato alcuni compagni che si trovavano con lui, ma i nomi erano risultati quasi incomprensibili a causa delle scariche della radio e la trascrizione non aveva dato alcuna certezza. Louie aveva parlato di Allen?
Un venerd sera nel dicembre del 1944, in casa di Kelsey Phillips squill il telefono. Era un maggiore dell'ufficio personale di servizio del dipartimento della Guerra.22 Probabilmente attraverso la Croce Rossa, il dipartimento aveva ricevuto notizie da Zentsuji. Allen era vivo.
Ovviamente felicissima, Kelsey chiese al maggiore di inviare un telegramma a suo marito e alla fidanzata di suo figlio. Fu cos che a Washington Cecy ricevette la notizia che aspettava da tanto tempo. La chiromante le aveva detto che Allen sarebbe stato rintracciato prima di Natale. Era l'8 dicembre. Travolta dalla gioia e dall'eccitazione, Cecy telefon al fratello per gridargli la notizia, rassegn le dimissioni, sfrecci nell'appartamento gettando in valigia vestiti e foto di Allen, e salt sul primo aereo per tornare nell'Indiana, dove avrebbe aspettato il ritorno del suo fidanzato.23
Quattro giorni prima di Natale, una cartolina che Allen aveva scritto in ottobre arriv finalmente a destinazione. Carissimi, spero che stiate tutti bene e non vedo l'ora di essere a casa con voi. Pap, spero che potremo andare a caccia di conigli prima che finisca la stagione. Tutto il mio affetto a Cecy, Martha e Dick. Buon compleanno, pap. Kelsey fiss a lungo quel prezioso pezzo di carta, confortata dai tratti familiari della calligrafia di suo figlio. Il cappellano Phillips, ora in Francia, ricevette la notizia la vigilia di Natale. Le parole non possono descrivere quello che provo scrisse alla figlia. Sono in un mondo completamente nuovo. Non riesco a pensare a niente di pi meraviglioso.  davvero un assaggio di tutto ci che significa il paradiso.24
In una lettera che confermava ufficialmente lo status di prigioniero di guerra di Allen, ai Phillips venne chiesto di non parlare pubblicamente della scoperta che il loro congiunto era ancora vivo.25 Da quel momento in poi Kelsey si sarebbe attenuta a quelle disposizioni, ma la lettera era arrivata troppo tardi; la mattina dopo la telefonata del dipartimento della Guerra, tutta la citt era gi al corrente della novit e sui giornali locali erano comparsi articoli su Allen. Anche agli Zamperini, che avevano ricevuto una lettera simile in cui si comunicava che il dipartimento della Guerra riteneva autentica la trasmissione di Louie, venne chiesto di non parlare pubblicamente della questione. Probabilmente il dipartimento della Guerra non voleva che si venisse a sapere che aveva erroneamente dichiarato morti due aviatori, specie considerando che i giapponesi stavano sfruttando quel fatto.
Kelsey ebbe il permesso di mandare un telegramma a suo figlio e riemp i giorni successivi scrivendogli lettere. Il 14 dicembre scrisse anche a Louise Zamperini. Per quanto si sentisse sollevata per Allen, Kelsey aveva un peso sul cuore: di tutti gli uomini del Green Hornet, solo Louie e Allen erano stati rintracciati.26 La mamma di Hugh Cuppernell era cos demoralizzata da non riuscire pi a scrivere alle altre madri. Sadie Glassman, madre del mitragliere alla torretta ventrale Frank Glassman, aveva scritto a Louise, chiedendole se avesse per caso notizie di suo figlio. Anche se noi non abbiamo saputo niente, il fatto che voi possiate essere a conoscenza di qualcosa ci fa sentire come se ci fosse ancora una piccola speranza.27
 difficile mostrarsi felici (anche se lo sono nel cuore) quando penso alle altri madri, alle quali ho imparato a volere bene, e mi rendo conto di quanto dolorosamente sentano la loro perdita scrisse Kelsey a Louise.28 Il mio cuore va a loro e scriver a tutte.
Mentre Natale si avvicinava, Louie si spegneva. La fame lo consumava. Gli occasionali regali dei ladri aiutavano, ma non erano sufficienti. La cosa che pi faceva infuriare era che cospicue scorte di cibo fossero cos vicine. Due volte in quell'autunno i pacchi della Croce Rossa destinati ai prigionieri erano stati consegnati al campo, ma invece di distribuirli gli ufficiali li avevano portati in magazzino e avevano cominciato a prendere ci che volevano.*29 Non facevano alcuno sforzo per nascondere i furti. Li vedevamo gettare via incarti inequivocabili, portare ciotole per la gran parte piene di cioccolato e zucchero negli alloggi e addirittura cercare di lavare i panni con pezzi di formaggio americano scrisse Tom Wade.31 L'Uccello era il peggiore: fumava sigarette Lucky Strike e teneva apertamente generi alimentari della Croce Rossa nella sua stanza. Da una consegna della Croce Rossa di 240 pacchi, Watanabe ne rub 48, circa duecentotrenta chili di merce.32
Verso la fine di dicembre l'Uccello ordin a tutti gli uomini di presentarsi nel cortile, dove trovarono un camion traboccante di mele e arance. Da quando era prigioniero, Louie aveva visto un solo frutto: il mandarino che gli aveva regalato Sasaki. Agli internati venne detto che potevano prendere due frutti a testa. Mentre gli affamati si affollavano intorno ai mucchi, i fotografi giapponesi scattavano foto. E poi, proprio nel momento in cui i prigionieri stavano per divorare i loro frutti, arriv l'ordine di restituire tutto. L'intero spettacolo era stato inscenato per la propaganda.33
La vigilia di Natale vennero finalmente distribuiti alcuni pacchi della Croce Rossa. Louie riport trionfalmente la notizia nel suo diario. Il suo pacco, che pesava sui cinque chili, conteneva scatolette di manzo sotto sale, formaggio, pat, salmone, burro, marmellata, cioccolato, latte, prugne e quattro pacchetti di Chesterfield.34 Per tutta la sera gli uomini di Omori si scambiarono merci, fumarono e si rimpinzarono.
Quella notte ci fu un altro piacevole diversivo, risultato di una serie di eventi bizzarri. Tra i prigionieri c'era un certo Mansfield, un tipo astuto, cronicamente sporco e forse cleptomane. Poco prima di Natale, Mansfield aveva forzato la porta del magazzino, riuscendo a evitare sette guardie, e ne era uscito con parecchi pacchi della Croce Rossa, che aveva poi seppellito sotto la sua baracca. Le guardie avevano scoperto il bottino e avevano rinchiuso Mansfield in una cella. Lui ne era evaso, aveva rubato altri sedici pacchi e se li era portati in cella. Aveva nascosto il contenuto dei pacchi in uno scomparto segreto che aveva costruito personalmente e poi aveva scritto sulla porta un messaggio per altri prigionieri di guerra: Cibo, servitevi pure, sollevare qui. Scoperto di nuovo, era stato legato a un albero sotto la neve, in pigiama, senza cibo n acqua, e pestato. Secondo una versione dei fatti, era stato lasciato in quelle condizioni per dieci giorni. Una notte Louie, di ritorno dal benjo, aveva visto l'interprete del campo, Yukichi Kano, chinarsi accanto a Mansfield e mettergli una coperta sulle spalle. Al mattino la coperta era sparita, rimossa prima che l'Uccello potesse vederla. A un certo punto Mansfield era stato slegato e trasferito in un carcere civile, dove era rifiorito.35
L'unica conseguenza positiva di quella vicenda era che nel magazzino Mansfield aveva scoperto un baule con del materiale teatrale inviato dalla Croce Rossa. Ne aveva parlato con i compagni, che avevano avuto l'idea di risollevare il morale collettivo mettendo in scena una recita natalizia. Si erano assicurati l'approvazione dell'Uccello facendo leva sul suo ego, nominandolo maestro di cerimonia e offrendogli una specie di trono nella prima fila del teatro, cio la baracca dei bagni, dove era stato ricavato un palcoscenico disponendo delle assi sulle vasche. Gli uomini decisero di mettere in scena Cenerentola, in una versione musical scritta, con alcune libert creative, da un prigioniero britannico.36 Frank Tinker mise a frutto le sue doti operistiche nel ruolo del principe Leandro di Pantoland. La Fata Madrina era interpretata da un roccioso cockney inglese in tut e calzamaglia. Tra i personaggi figuravano Lady Dia Rea e Lady Gono Rea. A Louie lo spettacolo sembr la cosa pi divertente che avesse mai visto. Il soldato Kano traduceva per le guardie, che ridevano e applaudivano sedute in fondo alla sala. L'Uccello si beava sotto i riflettori e per quella sera lasci in pace Louie e tutti gli altri.
Natale arriv anche per Phil e Fred Garrett a Zentsuji. Alcuni prigionieri riuscirono a trovare qualche strumento musicale, chiamarono a raccolta i compagni nel cortile e, davanti a settecento uomini che morivano di fame, suonarono dei motivetti allegri. I prigionieri cantarono. Terminarono con gli inni nazionali di Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti. Poi i prigionieri di Zentsuji si misero in silenzio sull'attenti, pensando alle loro case.37
Dopo Natale l'Uccello smise di colpo di aggredire gli internati, compreso Louie. Passeggiava con aria assorta per il campo. Gli uomini lo guardavano e si chiedevano cosa stesse succedendo.
Nel corso di quell'anno un dignitario giapponese, il principe Yoshitomo Tokugawa, si era presentato pi volte a Omori. Personaggio illustre e influente - si diceva che fosse un discendente del primo shogun -, Tokugawa visitava i campi per conto della Croce Rossa nipponica. A Omori aveva conosciuto il prigioniero Lewis Bush, che lo aveva informato della crudelt di Watanabe.38
L'Uccello era sospettoso. Dopo la prima visita, aveva proibito a Bush di parlare di nuovo con Tokugawa ma, quando il principe era tornato, Bush aveva disubbidito. Non appena il visitatore se n'era andato, Watanabe lo aveva picchiato selvaggiamente. Tokugawa per aveva continuato a presentarsi al campo e Bush aveva continuato a parlare con lui. Nonostante le percosse e i calci dell'Uccello, il prigioniero si rifiutava di cedere. Profondamente turbato da ci che aveva saputo, Tokugawa si era rivolto al ministero della Guerra e alla Croce Rossa, insistendo perch venisse fatto qualcosa a proposito di Watanabe, ma aveva spiegato a Bush che incontrava delle resistenze. Poi, poco prima di Capodanno, finalmente il principe aveva avuto successo. L'Uccello aveva ricevuto l'ordine di lasciare Omori.
La vittoria di Tokugawa era solo apparente. I superiori di Watanabe non fecero alcuno sforzo perch l'Uccello non fosse pi a contatto con i prigionieri di guerra. Si limitarono semplicemente a ordinare il suo trasferimento in un lontano campo isolato, dove avrebbe avuto il medesimo potere sugli internati, e senza l'occhio scrutatore del principe e della Croce Rossa. Dopo essersi assicurato che Watanabe non sarebbe stato in alcun modo censurato, il colonnello Sakaba lo promosse sergente.39
L'Uccello organizz una festa d'addio e ordin ad alcuni ufficiali alleati di prendervi parte. Questi ultimi corsero per tutto il campo raccogliendo campioni di escrementi dai soggetti con la dissenteria pi grave, prepararono una crema e la spalmarono sopra una montagna di dolcetti di riso.40 Si presentarono alla festa offrendo i dolci all'Uccello in segno del loro affetto. Mentre riversavano su Watanabe un fiume di lamentazioni su quanto avrebbero sentito la sua mancanza, l'Uccello mangi di buon appetito. Sembrava avere il cuore spezzato all'idea di doversene andare.
Pi tardi Louie guard dalla finestra della baracca e vide Watanabe che stringeva mani accanto al cancello. Tutti i prigionieri erano in uno stato di esaltazione. Zamperini chiese cosa stesse succedendo e qualcuno gli spieg che l'Uccello se ne stava andando per sempre. Louie si sent quasi impazzire per la gioia.41
Se i dolcetti di riso funzionarono come programmato, non lo fecero rapidamente. L'Uccello attravers il ponte verso la terraferma con l'aria di stare benissimo. A Omori il regno del terrore era finito.
* Per i giapponesi Phil non aveva la stessa potenziale utilit, ma probabilmente era stato risparmiato perch la sua esecuzione avrebbe reso Louie indisponibile alla collaborazione.
* Dopo la guerra il capo dei campi dell'area di Tokyo ammise di avere ordinato la distribuzione dei pacchi della Croce Rossa al personale giapponese.30
...
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27.
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Cadere.
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La vita a Omori miglior in modo incommensurabile. Il soldato Kano assunse silenziosamente il controllo del campo, in collaborazione con il sostituto di Watanabe, il sergente Oguri, una persona umana e giusta.1 Le regole imposte dall'Uccello vennero abolite. Qualcuno entr nel suo ufficio e trov una pila di lettere inviate ai prigionieri dai familiari.2 Alcune giacevano l da nove mesi. La corrispondenza venne distribuita e gli internati ebbero finalmente il permesso di scrivere. Spero che siate tutti in buona salute e su con lo spirito, ma non lo spirito che si vende in bottiglia scrisse Louie in una lettera a casa.3 Dite a Pete scrisse in un'altra che a cinquant'anni io avr pi capelli in testa di quanti ne aveva lui a venti.4 Le lettere, come molte altre, languirono nel glaciale sistema postale e sarebbero arrivate in America solo molto tempo dopo la fine della guerra.
Il 1945 era iniziato da due settimane quando un gruppo di uomini laceri e malconci attravers il ponte di bamb ed entr nel campo di Omori.5 Louie riconobbe quei visi: erano compagni di Ofuna. Tra loro c'era il comandante Fitzgerald. I veterani di Omori gli dissero che era l'uomo pi fortunato di tutto il Giappone: un malefico tiranno chiamato l'Uccello se n'era appena andato.
Tra i nuovi arrivati Zamperini individu Bill Harris e si sent stringere il cuore. Harris era un rottame. Quando Louie lo salut, il vecchio amico lo guard con espressione assente. Era confuso e distante, la mente che lottava per riprendere il controllo dei pensieri.6
Il pestaggio del Medicastro nel settembre del 1944 non era stato l'ultimo che Harris aveva subito. Il 6 novembre, pare dopo essere stato sorpreso a parlare, il Medicastro l'aveva picchiato di nuovo insieme a molte altre guardie, colpendolo con il manganello fino a fargli perdere i sensi. Due mesi dopo, Harris era stato pestato un'altra volta perch aveva rubato dei chiodi per cercare di riparare le scarpe rotte, con cui avrebbe dovuto superare un rigido inverno. Aveva chiesto ai giapponesi di dargli qualche chiodo, ma gli erano stati rifiutati.7
Il medico prigioniero di guerra visit Harris e poi, con aria grave, disse a Louie di ritenere che il marine stesse morendo.8
Quello stesso giorno Oguri apr il magazzino e fece distribuire i pacchi della Croce Rossa. Regalare il proprio pacco a Harris, avrebbe detto in seguito Louie, fu la cosa pi difficile e allo stesso tempo pi facile che avesse mai fatto. Harris si rimise un po' in forze.
A causa del suo rifiuto di diventare uno dei prigionieri propagandisti, Louie si aspettava da un momento all'altro di essere trasferito in un campo di punizione. Con l'Uccello che lo perseguitava, aveva aspettato con indifferenza, ma adesso che Watanabe se n'era andato e a Omori c'erano Harris e gli altri amici, voleva restare. Si alzava ogni mattina pieno di timore, in attesa del trasferimento.
I B-29 continuavano a imperversare. Le sirene urlavano molte volte al giorno. Nel campo si accavallavano le voci: Manila era stata conquistata, la Germania era caduta, gli americani stavano per sbarcare sulle spiagge giapponesi. Louie, come molti altri prigionieri, era preoccupato. Spaventate dai bombardamenti, le guardie erano sempre pi nervose e colleriche. Perfino quelle che erano sempre state gentili adesso si mostravano ostili e picchiavano i prigionieri senza ragione. A mano a mano che gli attacchi al Giappone si intensificavano e le probabilit di un'invasione aumentavano, i giapponesi sembravano vedere gli internati come una minaccia.
Una notizia orribile aveva da poco cominciato a diffondersi tra le forze armate statunitensi. Centocinquanta prigionieri di guerra americani erano rimasti a lungo sull'isola di Palawan nelle Filippine, dove i giapponesi li avevano utilizzati come schiavi per la costruzione di un campo d'aviazione. In dicembre, dopo un bombardamento del campo, i prigionieri avevano ricevuto l'ordine di scavare dei rifugi, la cui entrata doveva consentire il passaggio di un solo uomo alla volta.
Il 14 dicembre era stato avvistato un convoglio americano al largo di Palawan. Il comandante della Seconda Divisione aerea giapponese doveva avere pensato che gli americani stessero per invadere l'isola. Era lo scenario per il quale era stato previsto l'ordine uccidere tutti. Quella sera il comandante aveva inviato un messaggio a Palawan: Eliminare i 150 prigionieri.
Un B-29 sorvola il campo per prigionieri di guerra di Omori. (Raymond

Halloran)

Il 15 dicembre le guardie del campo avevano improvvisamente cominciato a urlare che stavano arrivando aerei nemici. I prigionieri erano strisciati all'interno dei rifugi e si erano messi a sedere. Non sentivano aerei. Poi su di loro era cominciato a piovere un liquido. Benzina. I giapponesi avevano gettato torce accese all'interno, poi bombe a mano. I rifugi, e gli uomini al loro interno, erano stati divorati dalle fiamme.
Mentre le guardie esultavano, i prigionieri lottavano per fuggire, alcuni scavando e raspando la terra fino a scarnificarsi le dita. Quasi tutti quelli che erano riusciti a uscire erano stati uccisi con le baionette, abbattuti con i mitra o pestati a morte. Solo undici erano fuggiti. Avevano attraversato a nuoto una vicina baia ed erano stati trovati dai detenuti di una colonia penale, che li avevano consegnati a un gruppo di partigiani filippini i quali, a loro volta, li avevano accompagnati fino alle posizioni americane.9
Quella notte i giapponesi avevano organizzato un party per festeggiare il massacro. La loro previsione relativa allo sbarco americano risult poi essere sbagliata.
All'alba del 16 febbraio su Omori cadeva un leggero nevischio. Louie e i suoi compagni avevano appena terminato la colazione a base di orzo e minestra quando, alle sette e un quarto, le sirene attaccarono a suonare. Il comandante Fitzgerald guard i suoi amici. Sapeva che con ogni probabilit non si trattava di B-29, che avrebbero dovuto volare tutta la notte per arrivare sul Giappone cos presto. Doveva trattarsi di velivoli decollati da una portaerei. La marina doveva essere vicina. Pochi secondi dopo la stanza trem. Gli uomini si precipitarono verso le porte.
Louie corse fuori e si ritrov in un mondo caotico e tuonante. Il cielo pullulava di centinaia di caccia, americani e giapponesi, che salivano e scendevano, mitragliandosi a vicenda. Sopra Tokyo, file di bombardieri in picchiata si abbassavano e risalivano come onde su una spiaggia, sganciando bombe sulle fabbriche di aerei e sull'aeroporto. Mentre riprendevano quota, sotto di loro si alzavano lingue di fuoco. Louie si trovava sotto la pi grande battaglia aerea mai combattuta nei cieli del Giappone.10
Le guardie innestarono le baionette e ordinarono ai prigionieri di rientrare nelle baracche. Zamperini e gli altri ubbidirono, aspettarono che le guardie si allontanassero e poi uscirono di nuovo. Corsero dietro una delle baracche e si arrampicarono sulla recinzione del campo, alla quale rimasero aggrappati appoggiando i gomiti sulla sommit. Era una visione elettrizzante. C'erano aerei in ogni angolo del cielo e ovunque caccia che precipitavano in mare.
Uno scontro in particolare richiam l'attenzione di Louie. Un Hellcat americano cominci a inseguire un caccia giapponese, che punt verso la citt e si abbass sulla baia. L'Hellcat lo seguiva da vicino. I due aerei sfrecciarono sopra il campo, quello giapponese che scappava, quello americano che mitragliava. Parecchie centinaia di prigionieri seguivano la scena dalla recinzione del campo, con gli occhi premuti nei buchi del legno o la testa al di sopra della sommit, il cuore che batteva forte e le orecchie assordate dal ruggito degli aerei. I due caccia volavano cos bassi che Louie vide le facce di entrambi i piloti. Poi l'aereo giapponese punt verso l'interno e l'Hellcat lo lasci andare.11
Furono millecinquecento gli aerei americani che quel giorno volarono sul campo dei prigionieri di guerra, e parecchie centinaia quelli giapponesi. Quella notte la capitale nipponica era immersa nel rosso degli incendi. Il giorno dopo gli aerei statunitensi tornarono. Quando termin la giornata del 17 febbraio, erano stati distrutti pi di cinquecento aeroplani giapponesi, in volo o a terra, e le fabbriche di aerei erano state gravemente colpite. Gli americani avevano perso ottanta aerei.
Sette giorni dopo arriv un altro colpo devastante. Alle sette di mattina, durante una tormenta di neve, milleseicento aerei decollati da una portaerei volarono sopra Omori e bombardarono Tokyo. Poi fu la volta dei B-29, in tutto duecentoventinove, con le loro bombe incendiarie. Senza quasi incontrare resistenza, puntarono sull'area industriale e sganciarono il loro carico. I prigionieri videro il fuoco danzare sopra lo skyline.12
L'ultimo giorno di febbraio Louie e altri ufficiali furono convocati nel cortile. Vennero elencati quindici nomi, tra i quali quelli di Zamperini, Wade, Tinker, Mead e Fitzgerald: venivano trasferiti al campo denominato 4B, noto anche come Naoetsu. Louie accolse la notizia di buon umore: ovunque stesse andando, sarebbe stato in compagnia di quasi tutti i suoi amici.
La sera del 1o marzo i prescelti raccolsero le loro cose e indossarono i cappotti che erano stati consegnati il giorno prima. Louie and a salutare Harris. Non lo avrebbe pi rivisto.13
Gli uomini destinati a Naoetsu salirono a bordo di un camion, che li port a Tokyo. Osservare la battaglia aerea che si era svolta sopra la citt era stato esaltante, ma i prigionieri rimasero scioccati nel vederne le conseguenze. Interi quartieri erano ridotti in rovine carbonizzate, file e file di abitazioni ora non erano che scheletri anneriti. In mezzo ai detriti, Louie not qualcosa di luccicante: tra i resti di molte case c'erano grossi macchinari industriali.14 Quello che Zamperini stava vedendo era un piccolo frammento di una gigantesca industria diffusa, una produzione bellica suddivisa tra innumerevoli abitazioni private, scuole e officine-ombra.15
I prigionieri vennero accompagnati alla stazione e fatti salire su un treno. Viaggiarono per tutta la notte in direzione ovest, inoltrandosi in un bianco panorama di neve sempre pi alta.
Verso le nove di mattina del 2 marzo, il treno si ferm a Naoetsu, un paesino di mare sulla costa occidentale giapponese.16 Scortati fuori dalla stazione, i prigionieri si guardarono attorno stupiti: la neve era alta pi di quattro metri. Salendo una scala ricavata nella neve stessa, si ritrovarono in un mondo di un bianco accecante, in cima a una montagna nevosa che seppelliva l'intero villaggio. Era come se una gigantesca torta glassata si fosse seduta sulla cittadina scrisse Wade.17 La neve era cos alta che gli abitanti avevano scavato dei tunnel verticali per entrare e uscire di casa. Il contrasto con la Tokyo annerita dal fuoco era stridente.
Trascinando i bagagli su slitte, i prigionieri iniziarono la marcia di due chilometri per raggiungere il campo. C'era vento e il freddo era pungente. Fitzgerald, che aveva una brutta infezione a un piede, era quello pi in difficolt. Le stampelle affondavano nella neve e non lo sorreggevano.
Attraversarono un ponte e videro il Mar del Giappone. A poca distanza dal mare, annidato tra i fiumi Ara e Hokura, c'era il campo per prigionieri di guerra di Naoetsu, quasi interamente sepolto sotto la neve. Louie e gli altri vi entrarono e si fermarono davanti a una baracca, dove ricevettero l'ordine di aspettare sull'attenti. Attesero per qualche tempo, nel vento freddo che frugava sotto gli indumenti.
Poi la porta si spalanc. Un uomo si precipit all'esterno, si ferm di colpo e grid: Keirei!.
Era l'Uccello.
Louie sent le gambe cedergli, ebbe l'impressione che la neve si sollevasse verso di lui e cadde a terra.18
...
.
...
28.
...
.
...
Schiavi.
.
Louie avrebbe ricordato il momento in cui rivide l'Uccello come il pi buio della sua vita. Per Watanabe era vero il contrario. Raggiante come un bambino il giorno del suo compleanno, sembrava sicuro del fatto che i prigionieri fossero entusiasti di rivederlo.1
Fitzgerald si fece avanti sulle sue stampelle e dichiar il proprio ruolo di referente dei prigionieri di guerra. L'Uccello annunci che, esattamente come a Omori, era lui che comandava e che tutti gli dovevano obbedienza. Aggiunse che avrebbe reso il campo di Naoetsu esattamente uguale a quello di Omori sotto la sua direzione.
Tremante per lo shock, Louie si ricompose e arranc nella neve fino alla baracca, una struttura di due piani sul bordo di una piccola scogliera a strapiombo sul fiume Hokura, in quel momento ghiacciato. I trecento internati, per lo pi australiani, erano ridotti a figure scheletriche. Quasi tutti indossavano ancora le leggere uniformi tropicali kaki che avevano addosso al momento della cattura e che, dopo anni di uso ininterrotto, erano cos sbrindellate che a un civile fecero pensare alle alghe. Il vento che soffiava dal mare fischiava attraverso le crepe nelle pareti e nel tetto c'erano cos tanti buchi che nevicava anche all'interno della baracca. L'intero edificio era visibilmente infestato da pulci e pidocchi e i topi zampettavano tranquilli attraverso le stanze. I letti erano tavolacci inchiodati alle pareti, i materassi erano costituiti da qualche manciata di paglia di riso. C'erano grandi squarci anche nel pavimento: i prigionieri avevano divelto le assi e le avevano bruciate nel tentativo di sopravvivere a temperature che scendevano regolarmente sotto zero.2
Addossate a una parete c'erano decine di piccole scatole, alcune delle quali si erano rotte riversando sul pavimento una polvere grigia. Erano i resti cremati di sessanta prigionieri di guerra australiani - uno su cinque - morti nel campo nel 1943 e 1944 per polmonite, beriberi, denutrizione, colite o varie combinazioni di tali malattie. Erano stati i continui abusi fisici a far precipitare la situazione e a determinare la maggior parte dei decessi. In un sistema di campi per prigionieri di guerra che la storia avrebbe portato come esempio di estrema crudelt, Naoetsu si era conquistato un posto speciale come uno dei buchi pi neri nell'impero giapponese. Dei molti inferni che Zamperini aveva conosciuto durante la guerra, questo sarebbe stato il peggiore.
Louie si distese sul suo tavolaccio e cerc di prepararsi a ci che Naoetsu gli avrebbe riservato. Quella sera, mentre si addormentava, quasi dall'altra parte del globo i migliori mezzofondisti del mondo stavano per partecipare a una competizione al Madison Square Garden. Gli organizzatori avevano ribattezzato l'evento in onore di Louie che tutti, al di fuori della sua famiglia, ritenevano ancora morto. Quando gli Zamperini erano venuti a sapere dell'iniziativa, erano rimasti turbati: la corsa si sarebbe chiamata Louis S. Zamperini Memorial Mile. Poi, per rispetto alla famiglia, il nome era stato modificato in Louis S. Zamperini Invitational, ma questo era riuscito ben poco a risollevare lo spirito delle persone emotivamente coinvolte.3 Marty Glickman, che nel 1936 aveva fatto parte della squadra olimpica insieme a Louie, guard la gara con le lacrime che gli rigavano il viso.4
Prigionieri di guerra a Naoetsu. (Australian War Memorial)
Vinse Jim Rafferty, il miglior corridore americano sul miglio, in 4'16,4, quattro secondi in pi del tempo fatto segnare da Louie sulla sabbia di Oahu poco prima di salire a bordo del Green Hornet.
Le prime settimane di Louie a Naoetsu furono cos gelide da essere quasi letali. Ogni notte di brividi sul suo pagliericcio terminava bruscamente prima dell'alba, quando veniva svegliato insieme ai compagni dalle grida delle guardie e costretto a uscire per il tenko nella neve alta, nel buio e nell'ululato del vento. Di giorno si stringeva a Tinker, a Wade e agli altri amici nelle chiazze di sole, cercando invano di scaldarsi. Ben presto gli venne la tosse, la febbre e tutta una serie di sintomi influenzali. La sbobba di Naoetsu di certo non aiutava il fisico a riprendersi.5 Le razioni, dimezzate per gli ufficiali, di rado variavano dal miglio, dall'orzo o dalle alghe bollite, pi un po' di verdura. L'acqua, che i prigionieri dovevano trasportare al campo su slitte, era giallastra e puzzava. Gli internati vedevano le guardie fumare sigarette americane e quindi sapevano che la Croce Rossa inviava pacchi, che a loro per non venivano mai consegnati.6
Watanabe era lo stesso demonio che era stato a Omori, tanto da spingere gli australiani a soprannominarlo Chebastardo. Il suo grado era di gran lunga inferiore a quello del comandante del campo, un ometto minuto che esibiva un paio di baffetti che sembravano essere un omaggio a Hitler. Tuttavia il comandante si mostrava deferente nei confronti dell'Uccello, esattamente come gli ufficiali di Omori. E a Naoetsu Watanabe aveva reclutato un aiutante, un uomo a forma di melanzana di nome Hiroaki Kono che lo seguiva sempre in giro per il campo e aggrediva i prigionieri con l'intensit, scrisse Wade, di una feroce bestia hitleriana.7
Il trasferimento di Zamperini a Naoetsu nelle grinfie dell'Uccello non era avvenuto per caso. Watanabe aveva segnalato personalmente Louie e i suoi compagni perch fossero portati al suo campo, a corto di ufficiali tra i prigionieri. A parere di Wade, ognuno degli uomini selezionati possedeva un'abilit o una storia personale che lo rendeva in qualche modo utile. Al Mead, che a Ofuna aveva aiutato Louie a non morire di fame, aveva diretto la cucina di Omori; Fitzgerald era stato l'ufficiale responsabile; lo stesso Wade il comandante delle baracche e cos via. L'unico che non presentava caratteristiche del genere era Louie. Wade riteneva che l'Uccello l'avesse selezionato semplicemente perch voleva tormentarlo.8
Wade aveva ragione. Quasi dal momento stesso in cui Louie entr nel campo, Watanabe gli fu sempre addosso, prendendolo a schiaffi e a pugni, rimproverandolo di continuo. Gli altri prigionieri erano scioccati nel vedere come il sergente giapponese perseguitasse Zamperini, picchiandolo, ricorda uno di loro, tanto per tenersi in esercizio.9 Louie subiva i pestaggi con lo stesso atteggiamento di sfida di sempre, provocando l'Uccello e spingendolo ad aggressioni sempre pi violente. Di nuovo nelle mani del suo torturatore, ripiomb in uno stato di grave stress.
E tuttavia, grazie ai gradi di ufficiale, era fortunato. Naoetsu era un villaggio-fabbrica in cui venivano prodotti articoli di importanza cruciale per lo sforzo bellico, tutti i suoi operai giovani erano partiti per la guerra e i prigionieri alleati si trovavano l per sostituirli. Ogni giorno i soldati semplici uscivano dal campo arrancando nella neve per andare a lavorare in un'acciaieria, in un'industria chimica, alle chiatte di carbone o sale del porto oppure in un sito dove dovevano spaccare rocce per l'estrazione mineraria. Erano lavori manuali straordinariamente duri, faticosi e spesso pericolosi, e i turni si susseguivano giorno e notte, alcuni per diciotto ore consecutive.10 Nelle marce di rientro al campo, gli uomini avevano le gambe cos molli che cadevano nella neve e dovevano essere tirati fuori dai cumuli.11
Ogni mattina e ogni sera Louie vedeva i soldati-schiavi rientrare distrutti dai turni di lavoro, alcuni completamente anneriti dalla polvere di carbone, altri cos esausti che dovevano essere trasportati a braccia nelle baracche. I giapponesi facevano lavorare letteralmente a morte i prigionieri di Naoetsu. Zamperini aveva molto da sopportare, ma almeno non questo.
L'inverno se ne and. Nel fiume il ghiaccio cedette il posto all'acqua e dove c'era stata soltanto neve emersero le case. Quando nel campo si sciolsero i cumuli di neve, comparve miracolosamente un maiale. Per tutto l'inverno era vissuto sotto i prigionieri in una caverna di neve, nutrendosi di quel po' di cibo che gli passava un australiano. Louie lo guard meravigliato: la pelle dell'animale era diventata semitrasparente.12
Con il disgelo, l'Uccello annunci agli ufficiali che sarebbero andati a lavorare come braccianti agricoli. Si trattava di una violazione della Convenzione di Ginevra, che proibiva il lavoro manuale degli ufficiali, ma Fitzgerald ormai sapeva bene com'era la vita nel campo con l'Uccello. Lavorare in campagna avrebbe allontanato gli ufficiali da Watanabe per diverse ore al giorno e comunque non si sarebbe trattato di un lavoro massacrante come quello svolto dai soldati semplici. Fitzgerald non protest.
Ogni mattina Louie e gli altri della squadra braccianti si riunivano davanti alla baracca, agli ordini di una guardia civile di nome Ogawa. Caricavano su un carro la produzione del benjo - che sarebbe stata utilizzata come fertilizzante, come d'uso in Giappone - e poi si attaccavano al carro come buoi, trainando il mezzo alla e dalla fattoria. Lungo il tragitto, durante il quale a volte riuscivano a rubare un ortaggio da un campo mentre Ogawa era distratto, i contadini giapponesi uscivano a guardarli: probabilmente erano i primi occidentali che vedevano. Louie a sua volta osservava quei vecchi, uomini e donne, curvi e smunti. Le difficolt della guerra erano evidenti nei visi stanchi e inespressivi e nei corpi indeboliti dalla mancanza di cibo. Capitava di vedere anche qualche bambino, che alzava le mani in segno di resa per prendere in giro i prigionieri. Non c'erano giovani adulti.
La marcia, dieci chilometri all'andata e dieci al ritorno, era stancante, ma il lavoro, piantare e coltivare patate, era relativamente facile. Ogawa era un uomo placido e non us mai il manganello di cui era armato. Nell'appezzamento c'era un pozzo d'acqua pulita, un vero sollievo dopo quella fetida del campo, e Ogawa lasciava che i prigionieri bevessero a volont. Inoltre, dato che adesso lavoravano al di fuori del campo, gli ufficiali avevano diritto alla razione intera. Anche se le razioni andavano riducendosi parallelamente alle fortune del Giappone, una ciotola intera di alghe era sempre meglio di mezza.13
Il 13 aprile era una giornata serena; la terra si scaldava al sole e il cielo era chiaro e limpido. Louie e gli altri ufficiali stavano lavorando sparpagliati nel campo di patate quando all'improvviso tutto si ferm. Gli uomini alzarono lo sguardo verso il cielo. In quello stesso momento, in tutta Naoetsu, ogni lavoro all'aperto si blocc e guardie e prigionieri guardarono verso l'alto. Lass qualcosa ammiccava nel sole, seguito da sottili nastri di vapore bianco. Era un B-29,14
Era la prima Superfortezza che volava sopra Naoetsu. Gli ufficiali alleati reduci da Omori ne avevano visti centinaia su Tokyo, ma per gli australiani, sepolti in quel villaggio dal 1942, quella era la prima visione del bombardiere americano.
Seguito da innumerevoli occhi, alcuni speranzosi e altri terrorizzati, il B-29 tracci un lento arco da un capo all'altro dell'orizzonte, seguendo la costa. Nessun cannone spar, nessun caccia si alz in volo. L'aereo non sganci bombe e si limit a passare alto e tranquillo, ma la sua sola apparizione era un segno rivelatore di quanto ormai gli americani si spingessero all'interno del paese e di quanto poca resistenza il Giappone potesse opporre. Mentre tutta Naoetsu lo guardava, il B-29 scivol fuori vista e le sue scie si dissolsero dietro di esso.
I prigionieri erano euforici, i giapponesi turbati. Nei luoghi di lavoro gli internati nascosero l'eccitazione dietro espressioni neutre per evitare di provocare le guardie, insolitamente tese e ostili. Durante la marcia di ritorno al campo di quella sera, gli uomini subirono qualche colpo di manganello, ma l'umore rimase allegro. Quando arrivarono al cancello, trovarono l'Uccello ad aspettarli.
Roosevelt, annunci Watanabe, era morto.15
Il morale dei prigionieri croll. L'Uccello li mand nelle baracche.
Qualche giorno dopo, Ogawa tent una modesta battuta di spirito con Watanabe, dicendogli che i suoi ufficiali prigionieri di guerra erano pigri. Ogawa non aveva avuto cattive intenzioni, ma quell'osservazione fece infuriare l'Uccello, che urlando ordin agli ufficiali-braccianti di schierarsi davanti a lui e poi cominci a rimproverarli rabbiosamente per la loro indolenza. Watanabe vaneggiava con la schiuma alla bocca e sembrava completamente in preda al delirio.
Alla fine annunci la punizione: da quel momento in poi tutti gli ufficiali avrebbero svolto un lavoro manuale pesante, caricando carbone sulle chiatte. Se si fossero rifiutati, li avrebbe fatti giustiziare tutti. Un'occhiata all'Uccello e Fitzgerald cap che era un ordine al quale non poteva opporsi.
Nelle prime ore del mattino dopo, mentre gli ufficiali venivano fatti marciare verso il nuovo posto di lavoro, Watanabe li guard sfilare davanti a s. Sorrideva.
Era una breve marcia quella che portava alla schiavit. Gli ufficiali furono scortati fino alla riva del fiume e poi fatti salire a bordo di una chiatta, stracarica di carbone destinato all'acciaieria. A sei uomini venne consegnata una pala; agli altri, compreso Louie, vennero distribuite grandi ceste munite di cinghie da issare sulle spalle e dietro la schiena. Poi, eseguendo gli ordini delle guardie, gli spalatori cominciarono a riempire le gerle di carbone. Dato che un solo terzo di metro cubo di carbone sciolto pu pesare anche pi di tre chili, non pass molto tempo prima che i facchini cominciassero a barcollare. Una volta riempite le ceste, i facchini ricevettero l'ordine di sbarcare dalla chiatta, risalire la riva del fiume, raggiungere un vagone ferroviario, salire lungo una passerella stretta e ripida, scaricare il carbone nel vagone e tornare sulla chiatta per farsi riempire di nuovo la gerla.
Per tutto il giorno gli uomini spalarono e trasportarono carbone. Le guardie imponevano un ritmo velocissimo ai facchini che, quando finalmente ebbero il permesso di fermarsi, erano completamente sfiniti. Secondo la stima di Wade, a fine giornata ogni facchino aveva trasportato pi di quattro tonnellate di carbone.
Cominci cos una routine quotidiana. Ogni volta che i prigionieri finivano di scaricare una chiatta, venivano fatti salire a bordo di quella successiva e il trasporto di carbone continuava, piegando i corpi e ottenebrando le menti.16 Un giorno, mentre arrancava chino come i compagni sotto il peso del carbone, Tom Wade cominci a declamare a voce alta poesie e discorsi. Louie e gli altri schiavi spalavano e marciavano al ritmo dei monologhi shakespeariani, del giuramento di Churchill di combattere nei campi, nelle strade e sulle colline e delle parole di Abraham Lincoln nel discorso di Gettysburg.
Le chiatte di carbone a un certo punto finirono, ma la vita da schiavi degli ufficiali alleati era appena iniziata. Insieme a una massa di altri prigionieri di guerra, Louie venne fatto salire a bordo di un'altra chiatta, che un rimorchiatore train nel Mar del Giappone. A circa milleduecento metri dalla riva, la chiatta si affianc a una nave carboniera e si ferm. Il mare era agitato e gli spruzzi d'acqua arrivavano in coperta. In piedi davanti ai prigionieri, una guardia indic a gesti la rete appesa a una murata della nave: gli uomini dovevano saltare dalla chiatta, aggrapparsi alla rete e arrampicarsi a bordo della carboniera.
I prigionieri erano sconvolti. Nel mare agitato le due imbarcazioni beccheggiavano e rollavano, toccandosi e allontanandosi, e la rete era un bersaglio mobile. Se gli uomini avessero calcolato male il salto, avrebbero potuto trovarsi schiacciati tra le due imbarcazioni nel momento dell'eventuale collisione, o cadere in mare se si fossero allontanate. I prigionieri si tirarono indietro, ma le guardie li costrinsero a procedere. Cominciarono a saltare. Louie, spaventato come tutti gli altri, si lanci, salt e si arrampic sulla carboniera.
A spintoni, venne fatto scendere nella stiva. Davanti a lui si ergeva una gigantesca cupola di carbone, di fianco alla quale era appesa una grande rete. Gli venne messa in mano una pala e le guardie gli urlarono di iniziare a lavorare. Zamperini conficc la pala nel carbone e cominci a trasferirlo nella rete.
Per ore e ore Louie, come i compagni, rimase piegato sulla sua pala in una nube vorticosa di polvere nera. Le guardie li sorvegliavano gridando e colpendoli con i manganelli e le spade da kendo; il ritmo era cos frenetico che i prigionieri non ebbero neppure un attimo per raddrizzare la schiena. Dopo essere stato preso a manganellate e tormentato in ogni modo, Louie spalava talmente in fretta che i compagni accanto a lui gli sussurrarono di rallentare. Finalmente a sera il lavoro termin e i prigionieri vennero riportati a riva; erano cos incrostati di polvere di carbone da essere quasi indistinguibili l'uno dall'altro.
Ogni mattina gli uomini dovevano tornare a riprendere in mano le loro pale. Ogni sera si trascinavano di nuovo nel campo, una lunga fila di fantasmi neri che barcollavano fino alle rispettive baracche e crollavano sfiniti sui tavolacci, sputando saliva nera. Nel campo c'era un'unica vasca da bagno, ma l'acqua non veniva quasi mai cambiata. L'unica alternativa era rappresentata da una tinozza all'acciaieria, ma le guardie scortavano i prigionieri fin laggi per il bagno solo una volta ogni dieci giorni.17 Nessuno si azzardava a utilizzare la vasca del campo, per cui gli schiavi del carbone vivevano ricoperti da una patina di fuliggine e aspettavano il giorno dell'acciaieria. Dopo un po' Wade si sent cos sudicio che chiese a un compagno di radergli a zero i capelli incrostati di carbone. Fu come un atto di espiazione scrisse.18
Giorno dopo giorno, Louie spalava. Ogni tanto veniva assegnato alla fabbrica del sale; il lavoro era altrettanto pesante e il sale si scioglieva nel sudore e gli scorreva lungo la schiena, scavandogli screpolature nella pelle. Fitzgerald lavorava a fianco dei suoi uomini e per proteggerli litigava spesso con i sorveglianti. Una volta, durante un turno ininterrotto di quattordici ore, ordin ai suoi di fermarsi e disse ai sorveglianti che non avrebbe fatto riprendere il lavoro finch gli uomini non avessero avuto da mangiare. Dopo molte discussioni, i giapponesi consegnarono ai prigionieri un'unica, enorme palla di riso e poi li rimandarono a lavorare.
La tragedia era inevitabile e, quando accadde, Louie era presente. Era in piedi sulla chiatta in attesa del suo turno per saltare sulla carboniera, quando il compagno che lo precedeva calcol male il salto e and a sbattere contro la murata nel preciso istante in cui la carboniera cozzava contro la chiatta. Schiacciato tra le due imbarcazioni, l'uomo risal a fatica sulla chiatta. Le guardie non lo degnarono di uno sguardo e sollecitarono Louie a saltare. Mentre i compagni gli passavano davanti uno alla volta, il ferito rimase immobile a terra. Zamperini non seppe mai se sopravvisse.19
I lavori forzati di Naoetsu erano del tipo che divorava l'anima dei prigionieri, i quali tuttavia trovavano dei modi per conseguire piccole vittorie, essenziali per la sopravvivenza fisica e psicologica. La maggior parte dei luoghi di lavoro non offriva possibilit di sabotaggio, ma il furto era epidemico. Sulle chiatte, gli uomini aspettavano che il pilota si allontanasse un attimo per precipitarsi in cambusa e nascondere sotto gli indumenti tutto il cibo che riuscivano a trovare. Le gavette con il pranzo delle guardie civili non facevano che sparire; il pacchetto di sigarette perso di vista per un attimo non c'era pi quando il proprietario si voltava di nuovo. I prigionieri rubavano tutto quello che potevano, spesso cose di cui non avevano affatto bisogno, rischiando pestaggi o anche peggio per un oggetto inutile come un astuccio portapenne. Il portapenne in s non era niente, il furto del portapenne era tutto.
Dato che la dieta del campo era estremamente carente di sodio, cosa che provocava crampi muscolari e altri disturbi, i prigionieri studiarono un sistema per rubare e raffinare il sale. Durante il lavoro sulle chiatte, gli uomini nascondevano manciate di sale nelle tasche. Allo stato grezzo il sale era immangiabile, per cui i prigionieri lo portavano al campo e lo passavano di nascosto ai compagni assegnati all'acciaieria. Questi, a loro volta, lo nascondevano sotto i vestiti e lo portavano in fabbrica, dove aspettavano il momento opportuno per lasciarne cadere dei pezzetti nelle borracce piene d'acqua. A fine giornata, appendevano le borracce alle pareti di un forno a carbone. Il mattino dopo l'acqua era evaporata e nelle borracce restava solo la sostanza residua: sale commestibile, un tesoro che non aveva prezzo.20
Un giorno, mentre si trovava nel benjo, Louie guard attraverso un buco nel legno e vide un sacco di cereali appoggiato sull'altro lato della parete, dove c'era un magazzino. Ricordando le tecniche ladresche degli scozzesi di Omori, usc dal benjo, cerc per tutto il campo e trov parecchie canne di bamb cave che erano state gettate via. Ne prese una e, approfittando dei momenti in cui le guardie erano distratte, ne appunt un'estremit. Quella notte indoss il pigiama fornito dal campo, i cui pantaloni erano stretti da cordicelle alle caviglie. Si mise in tasca la canna di bamb, strinse le cordicelle al massimo e si diresse verso il benjo. Una volta all'interno, pass l'estremit della canna nel foro, con tanta forza da farla penetrare nel sacco di cereali, e poi posizion l'altra estremit nella patta del pigiama. Il cereale - riso - cominci a riversarsi nei pantaloni attraverso la canna. Quando arriv sui due chili e mezzo per gamba, Louie estrasse la canna dal sacco.
Uscito dal benjo, prese a camminare con la massima disinvoltura consentita a un uomo con cinque chili di riso nel pigiama. Pass davanti alle guardie che sorvegliavano la baracca e sal la scala a pioli che portava al primo piano, dove il comandante Fitzgerald lo stava aspettando con un lenzuolo steso davanti a s. Louie si piazz al centro del lenzuolo, sleg le cordicelle, scaric il riso e raggiunse velocemente il proprio tavolaccio. Fitzgerald ripieg in fretta il lenzuolo e poco dopo procedette a nascondere il riso in calzini e scomparti segreti che aveva ricavato sotto i pannelli delle pareti. Nei giorni seguenti, una volta memorizzata la routine delle guardie, Louie e Fitzgerald aspettavano il momento in cui i giapponesi si allontanavano, poi prendevano un po' di riso, si precipitavano alla stufa della baracca, lo bollivano e se lo cacciavano in bocca alla massima velocit possibile, condividendo il bottino con qualche altro compagno. Non riuscirono mai a mangiare pi di un'unica cucchiaiata a testa, ma l'impresa di avere battuto in astuzia chi li teneva in schiavit era gi un nutrimento sufficiente.21
Nel quadro della piccola ribellione di Naoetsu, l'iniziativa pi insidiosa fu forse quella portata a termine da Ken Marvin, un marine amico di Louie che era stato catturato sull'atollo di Wake. Il suo supervisore sul posto di lavoro era un civile con un occhio solo soprannominato Occhio Cattivo. Quando Occhio Cattivo gli chiese di insegnargli la sua lingua, Marvin vide la sua occasione e con grande, segreto divertimento cominci a insegnare alla guardia un inglese catastrofico. Da un certo giorno in poi ogni volta che qualcuno chiedeva a Occhio Cattivo: How are you? (come stai?), il giapponese rispondeva sorridendo: What the fuck do you care? (cosa cazzo te ne frega?).22
Il disastro si abbatt su Louie un giorno di quella primavera, sulla riva del fiume. Era stato rimandato al facchinaggio e, ingobbito sotto il peso della gerla, vacillava trasportando un carico di sale da una chiatta a un vagone ferroviario. Raggiunta la riva, inizi la pericolosa salita della passerella proprio mentre una guardia usciva dal vagone e cominciava a scendere. Quando i due si incrociarono, il giapponese diede una gomitata a Zamperini che, appesantito dalla gerla, cadde di lato da un'altezza di un metro e mezzo circa. Una gamba colp il terreno prima dell'altra. Louie sent come uno strappo, poi un dolore lancinante alla caviglia e al ginocchio.
La gamba non poteva pi reggerlo. Rientr al campo saltellando su un piede solo, sostenuto da due compagni.23 Venne esonerato dal lavoro alla chiatta, ma la cosa non gli fu di grande consolazione. Non solo sarebbe stato l'unico ufficiale intrappolato nel campo con l'Uccello per tutto il giorno, ma le sue razioni sarebbero state dimezzate.
Louie se ne stava disteso nella sua baracca, affamato. La dissenteria era sempre pi grave e anche la febbre peggiorava, toccando a volte i quaranta gradi.24 Per riavere la razione intera doveva trovarsi un lavoro che fosse possibile svolgere anche con una gamba sola. Individuata una vecchia macchina da cucire in un capanno, si offr volontario per rammendare e cucire gli indumenti delle guardie in cambio della razione intera.25 Questo gli consent di andare avanti per un po', ma ben presto non ci fu pi niente da cucire e le razioni gli vennero di nuovo dimezzate. Era tale la sua disperazione che and da Watanabe per chiedergli un lavoro.
L'Uccello si gust l'implorazione di Louie, al quale rispose che da quel giorno in poi sarebbe stato responsabile del maiale del campo. Il lavoro avrebbe comportato la razione intera, ma c'era una condizione: a Louie era proibito servirsi di attrezzi per pulire il porcile. Avrebbe dovuto usare le mani.26
Da sempre Louie aveva avuto la fissazione della pulizia, tanto che ai tempi del college aveva l'abitudine di tenere un flacone di collutorio Listerine nel vano portaoggetti dell'auto in modo da potersi sciacquare la bocca dopo avere baciato una ragazza. Adesso era condannato a strisciare nella sozzura di un porcile, a raccogliere gli escrementi con le mani e a rubare al maiale manciate di mangime per non morire di fame. Di tutti gli abusi violenti e umilianti che l'Uccello gli aveva inflitto, nessuno l'aveva mai disgustato e demoralizzato quanto quello. Se qualcosa mi far crollare pens  questo. Nauseato e affamato, la volont ridotta a un filo ormai sul punto di spezzarsi, Louie aveva solo la debole speranza della fine della guerra cui aggrapparsi.
...
.
...
29.
...
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...
Duecentoventi pugni.
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Alle undici e trenta del 5 maggio 1945 il silenzio che incombeva sopra Naoetsu venne rotto dal suono di quattro potenti motori. Un B-29 volava in cerchio sopra il villaggio. Le sirene suonarono, ma nell'acciaieria il caposquadra le ignor e i prigionieri di guerra continuarono a lavorare ai forni. Poi ci fu un improvviso, enorme boato e all'interno della fabbrica cominci a nevicare pesantemente.
Non era neve, ma una tremenda quantit di polvere che pioveva dal soffitto. Qualcosa aveva scosso violentemente il fabbricato. Il caposquadra annunci che era semplicemente saltato un trasformatore e intim agli uomini di continuare a lavorare.
Un minuto dopo entr di corsa un operaio che, con aria di urgenza, disse qualcosa al caposquadra. A quel punto tutti i giapponesi interruppero quello che stavano facendo e si precipitarono fuori, correndo verso i rifugi antiaerei sulla spiaggia e abbandonando i prigionieri al loro destino. Immaginando che solo un B-29 potesse riuscire a far correre il caposquadra in quel modo, gli uomini spaventati si ammassarono tutti in una stanzetta, pregando di non essere colpiti.1
Non lo furono. Le bombe del B-29 mancarono l'acciaieria, creando solo enormi buche in un campo vicino. Ci volle un'ora prima che tutti, prigionieri e carcerieri, si calmassero. Poi le guardie fecero del loro meglio per demoralizzare gli uomini sottolineando l'incompetenza degli aviatori americani e scortandoli in un tour dei crateri per dimostrare come il bombardiere avesse mancato grossolanamente il bersaglio. Ma i giapponesi erano spaventati. Quel raid significava molto pi di qualche buca in un campo, e tutti se ne rendevano conto. Per i prigionieri, tenuti all'oscuro degli sviluppi della guerra nel Pacifico, il bombardamento, e i sempre pi frequenti avvistamenti di B-29 sul villaggio, facevano intravedere un'esaltante possibilit. Se adesso gli americani rivolgevano l'attenzione a una solitaria acciaieria in un luogo insignificante come Naoetsu, significava che i B-29 avevano gi distrutto le grandi citt strategiche?
La risposta arriv dieci giorni dopo. Quattrocento nuovi prigionieri varcarono il cancello del campo e si fermarono nel cortile.2 L'Uccello balz sopra il suo posatoio davanti a loro e declam il suo discorso standard:
Voi dovere essere sobri! Voi dovere essere sinceri! Voi dovere lavorare per davero! Voi dovere obbedire! Ho parlato.3
Chi diavolo  Davero? mormor uno dei prigionieri.
Non appena l'Uccello ebbe concluso, i quattrocento nuovi arrivati vennero sistemati a fatica nelle baracche insieme ai trecento vecchi residenti, e i benjo traboccarono. I nuovi dissero di provenire dai campi di schiavi di due grandi citt: Kobe, centro della produzione bellica, e Osaka, il principale porto giapponese. Alcune settimane prima i B-29 avevano volato sopra quelle citt in sciami di trecento alla volta, lasciando cadere una pioggia di fuoco. Ampie zone di Kobe e Osaka erano ridotte in cenere. Ormai inutili in citt rase al suolo, i prigionieri di guerra erano stati trasferiti a Naoetsu per essere rischiavizzati a beneficio dell'impero giapponese. I nuovi arrivati avevano anche un'altra notizia: la Germania si era arresa. Adesso gli Alleati si scagliavano contro il Giappone con tutto il loro peso.
In quel mese la presenza dell'Uccello nel campo si fece sporadica. Pur mantenendo l'incarico a Naoetsu, Watanabe era stato nominato funzionario disciplinare a Mitsushima, un campo in montagna. Si present immediatamente con il suo marchio di fabbrica, facendo irruzione in una baracca, gridando Nanda! a un gruppo di stupefatti ufficiali ed esigendo di sapere cosa stessero facendo. Prese subito a picchiare gli ufficiali, giorno e notte. I prigionieri di Mitsushima lo ribattezzarono il Pugno.4
Nel nuovo campo l'Uccello si dimostr talmente perverso che gli ufficiali alleati arrivarono ben presto alla conclusione di doverlo uccidere per salvare se stessi. I cospiratori formarono diverse squadre della morte con il compito di affogarlo o gettarlo da una scogliera. Quando l'Uccello era al campo, i prigionieri lo seguivano costantemente, ma il giapponese sembrava avere intuito qualcosa e si muoveva sempre scortato da guardie armate. Nel frattempo due prigionieri medici, Richard Whitfield e Alfred Weinstein, studiarono un piano per avvelenarlo con dosi massicce di atropina e morfina. L'Uccello sfugg di nuovo: il giorno dopo l'elaborazione del piano, Watanabe fece mettere sotto chiave la farmacia.
Whitfield mise a punto un nuovo piano. Prepar un flacone di soluzione salina e glucosio come terreno di coltura, ci vers dentro campioni di escrementi di due pazienti affetti da dissenteria amebica e dissenteria bacillare, aggiunse tre mosche per stare sul sicuro e poi si tenne il flacone premuto contro la pelle per parecchi giorni per l'incubazione dei germi patogeni. Infine, insieme a Weinstein, consegn il flacone al compagno che lavorava come cuoco, il quale per quasi una settimana vers il contenuto nel riso destinato all'Uccello. Con enorme stupore di tutti, Watanabe non si ammal. I due medici prepararono una seconda dose, utilizzando gli escrementi di sei prigionieri malati. E questa volta fecero centro.5
Due giorni dopo l'Uccello stava malissimo, completamente distrutto da una feroce diarrea e da pi di quaranta gradi di febbre. Weinstein, cui era stato ordinato di andare a visitarlo nella sua stanza, lo trov che piangeva e si lamentava come un bambino. Watanabe gli ordin di curarlo. Weinstein gli porse quelle che gli disse essere pillole di sulfamidici. Sospettoso, l'Uccello lo costrinse ad assumerne alcune lui stesso. Weinstein ubbid, ben sapendo che le pillole contenevano solo aspirina e bicarbonato di sodio. L'Uccello perse circa sette chili in una settimana. Weinstein lo sollecit a sforzarsi di mangiare il suo riso.
Con Watanabe fuori dai piedi, i prigionieri e perfino le guardie erano talmente di buon umore da sembrare, scrisse Weinstein, infantili quasi in modo isterico. Ma l'Uccello era invulnerabile. Dieci giorni dopo la febbre spar. Watanabe torn a Naoetsu per sfogare la sua rabbia sugli ufficiali e su Louie.6
A giugno la gamba era guarita abbastanza da sostenere il peso del corpo e Louie venne rimandato a spalare sale e carbone. Era sempre pi malato e la dissenteria non si placava. La volta che, bruciante di febbre, chiese un giorno di riposo, l'Uccello glielo rifiut. Watanabe gli disse che aveva solo trentanove di febbre, e che andasse a lavorare. Louie and.
Un giorno di quel mese di giugno, Louie, Tinker e Wade stavano lavorando su una chiatta quando il caposquadra scopr che dalla cambusa era stato rubato del pesce. L'uomo avvert che se i ladri non si fossero fatti avanti immediatamente, avrebbe riferito il furto all'Uccello. Durante la pausa pranzo, i colpevoli vennero convinti a confessare, ma quella sera, al rientro al campo, il caposquadra inform comunque l'Uccello dell'accaduto, dato che riteneva che al furto avessero preso parte anche altri uomini.
Watanabe ordin alla squadra di lavoro di schierarsi davanti a lui e ai ladri di fare un passo avanti. Poi si avvi lungo la fila e ordin a Wade, Tinker, Louie e altri due ufficiali di farsi avanti, insieme ai ladri. Annunci che quegli ufficiali erano responsabili del comportamento dei ladri. La punizione: ogni soldato semplice avrebbe sferrato un pugno in faccia a ogni ufficiale e a ogni ladro, con tutta la forza che aveva.
Le vittime designate guardarono terrorizzate la fila dei soldati: erano circa un centinaio. Chiunque si fosse rifiutato di eseguire l'ordine, prosegu l'Uccello, avrebbe subito lo stesso destino degli ufficiali e dei ladri. Disse alle guardie di usare il manganello su chi non avesse colpito con la massima forza.
I soldati non avevano scelta. All'inizio cercarono di andarci piano, ma l'Uccello sorvegliava attento ogni colpo. Quando qualcuno non picchiava con sufficiente violenza, Watanabe cominciava a strillare e a picchiare il colpevole, aiutato dalle guardie. Poi l'insubordinato veniva costretto a colpire la vittima pi volte, fino a totale soddisfazione dell'Uccello. Louie cominci a mormorare a ogni soldato di colpire forte e farla finita rapidamente. Alcuni soldati britannici sussurrarono: Scusi, signore prima di colpire Wade.
Ai primi pugni Louie rimase in piedi. Ma ben presto le gambe cominciarono a cedere e croll a terra. Si rialz, ma cadde di nuovo al pugno successivo, e a quello dopo ancora. Dopo un po' perse i sensi. Quando riprese conoscenza, l'Uccello costrinse i soldati a ricominciare con i pugni, urlando: Il prossimo! Il prossimo! Il prossimo!. Nella mente stordita di Louie, quella voce cominci a suonare come un cadenzato passo di marcia.
Il sole tramont. Il pestaggio prosegu per altre due ore circa, sempre alla presenza dell'Uccello che assisteva alla scena con intenso piacere erotico. Quando l'ultimo soldato sferr l'ultimo pugno, ordin alle guardie di dare a tutti due colpi in testa con la spada da kendo.7
Le vittime dovettero essere trasportate a braccia nelle baracche. Louie aveva la faccia cos gonfia e tumefatta che per diversi giorni non gli fu quasi possibile aprire la bocca. In base alla stima di Wade, ogni ufficiale era stato colpito in volto almeno duecentoventi volte.8
Giugno divent luglio 1945. Ogni giorno un unico B-29 attraversava il cielo di Naoetsu, cos ad alta quota che la sua presenza era tradita solo dalla scia di condensazione. I prigionieri lo chiamavano il Ranger Solitario.9 Ogni notte i bombardieri sorvolavano il villaggio in forze, vere e proprie foreste di aerei nel cielo. Per i prigionieri quei B-29 - tutti illuminati come se stessero andando a un picnic, per usare le parole di Joe Byrne - erano una visione bellissima.10 Le sirene continuavano a suonare giorno e notte. A volte, di notte, i prigionieri sentivano lontane esplosioni nel buio.
Louie era malato e demoralizzato. Disteso sul suo tavolaccio, sognava a occhi aperti le Olimpiadi, aggrappandosi a quell'immagine come a una promessa luminosa, un futuro per il quale valeva la pena sopportare un intollerabile presente. Pregava continuamente per la sua salvezza. Gli incubi delle sue battaglie con l'Uccello erano terribili, sfibranti. La speranza andava affievolendosi. Nella sua baracca un giorno rientr dal lavoro, quasi trascinandosi, un compagno dall'aspetto stremato. Si distese sul tavolaccio, chiese di essere svegliato all'ora di cena e poi rimase immobile. Al momento del pasto, Louie gli diede un calcetto nel piede. L'uomo non si mosse. Era morto. Era giovane, come tutti gli altri, e non era neppure sembrato malato.11
La situazione alimentare era sempre pi disperata. In primavera, con l'arrivo dei prigionieri di Kobe e di Osaka, la popolazione del campo era pi che raddoppiata, ma non cos le razioni, che erano diventate ancora pi scarse e di solito consistevano solo in alghe. Un prigioniero affamato cerc di procurarsi cibo da alcuni civili e l'Uccello gli ruppe la mascella.12 Molti ufficiali alleati chiesero ufficialmente carne: non fornirla, sottolinearono, violava la normativa internazionale. Dopo questo appello, due guardie uscirono dal campo per poi rientrare con un cane, a quanto si diceva l'ultimo rimasto a Naoetsu. Il giorno dopo suon una campanella e Louie usc con gli altri nel cortile: conficcata su un palo e rivolta verso i prigionieri, c'era la testa del cane. Qualche minuto pi tardi venne distribuita la colazione. Nelle ciotole c'erano i resti dell'animale.13
A mano a mano che ci si inoltrava nell'estate le razioni diminuivano. Louie e gli altri cominciarono a temere l'arrivo della stagione fredda. Erano stati informati che quell'inverno sia il cibo che il riscaldamento delle baracche sarebbero stati ulteriormente ridotti, se non addirittura eliminati del tutto.14 Molti prigionieri erano gi cos magri e malati che cercavano semplicemente di resistere da un giorno all'altro, come scrisse uno di loro.15 Pochi, a Naoetsu o in altri campi, pensavano che sarebbero vissuti tanto da vedere un'altra primavera. A Omori qualcuno invent uno slogan: Tuffi a Frisco nel '45 o morti stecchiti nel '46.16
E c'era un'altra preoccupazione, ancora pi pressante. Perfino nell'isolata Naoetsu era chiaro che l'impero giapponese ormai stava crollando. I prigionieri di guerra vedevano i B-29 volare avanti e indietro indisturbati e si rendevano conto che le difese antiaeree nipponiche erano state distrutte e che gli americani erano vicinissimi. I civili in cui avevano occasione di imbattersi erano in condizioni scioccanti: gli arti degli adulti erano gonfi in modo grottesco a causa del beriberi, i bambini emaciati.17 I prigionieri alleati erano talmente turbati dall'evidente carenza di cibo tra i civili che smisero di rubare nei luoghi di lavoro.18 Era chiaro che il Giappone aveva perso la guerra gi da molto tempo.
Tuttavia l'impero del Sol Levante era ben lungi dal cedere. E se una massiccia, distruttiva campagna aerea non otteneva la resa, l'unica possibilit sembrava essere l'invasione alleata. In tutto il paese i prigionieri di guerra notavano segnali preoccupanti. Vedevano donne che, armate di lance appuntite, si allenavano nell'assalto alla baionetta contro mucchi di paglia di riso, e bambini che, schierati davanti alle scuole, venivano addestrati con fucili di legno.19 Il Giappone, il cui popolo riteneva vergognosa la resa, sembrava prepararsi a combattere fino all'ultimo uomo, donna e bambino.
L'invasione pareva inevitabile e imminente, sia ai prigionieri che ai giapponesi. Al corrente dell'ordine uccidere tutti, i prigionieri erano terrorizzati. Il campo di Batu Lintang nel Borneo, che contava duemila internati tra prigionieri di guerra e detenuti civili, veniva sorvolato dai caccia alleati tutti i giorni.20 Un civile avvert il prigioniero G.W. Pringle che i giapponesi avevano l'ordine di non lasciare ricatturare alcun prigioniero dalle forze alleate. Devono essere uccisi tutti. Gli abitanti del villaggio affermavano di avere visto centinaia di cadaveri di prigionieri di guerra nella giungla.  il primo segnale di un destino che sar anche il nostro scrisse Pringle nel suo diario. Un ufficiale giapponese del campo, notoriamente sadico, cominci a parlare della sua simpatia per gli internati e di come si stesse allestendo un nuovo campo in cui avrebbero trovato cibo abbondante, cure mediche e niente lavori forzati. I prigionieri sapevano che si trattava di una bugia, sicuramente studiata per convincerli a ubbidire a un ordine di marcia che, come scrisse Pringle, avrebbe offerto ai Japs una meravigliosa opportunit di eseguire l'ordine uccidere tutti del governo giapponese.
Pringle aveva ragione. Nell'ufficio del campo c'erano ordini scritti, redatti dal comandante e approvati dalle autorit militari centrali, che prevedevano che tutti i reclusi venissero liquidati il 15 settembre.21 Donne e bambini sarebbero stati avvelenati, i civili sarebbero stati uccisi con un colpo d'arma da fuoco, gli ammalati e i disabili a colpi di baionetta. I cinquecento prigionieri di guerra avrebbero marciato per trentaquattro chilometri e, una volta nella giungla, sarebbero stati mitragliati e bruciati.
A Omori, gli aiutanti di cucina giapponesi, e anche alcuni soldati, dissero ai prigionieri che esistevano piani per la loro eliminazione.22 Con il pretesto che le guardie erano necessarie alla difesa del paese, i prigionieri sarebbero stati lasciati senza alcuna sorveglianza e, non appena avessero messo piede sul ponte, le guardie li avrebbero falciati con i mitra. Gli ufficiali alleati si riunirono per discutere il problema, ma non riuscirono a individuare un modo per evitare il massacro o comunque per difendersi.
In tutti i campi del Giappone la situazione era altrettanto sinistra. I prigionieri vedevano arrivare mitra e barili di liquido infiammabile. Vennero confiscate le piastrine di riconoscimento, probabilmente per rispettare la clausola in base alla quale chi avrebbe eliminato i prigionieri non doveva lasciare alcuna traccia. Agli internati venne ordinato di scavare gallerie e caverne; in diversi campi, guardie amiche avvertirono i prigionieri che miniere, tunnel e fossati sarebbero stati usati come camere della morte.23
Quell'estate a Zentsuji, il campo di Phil e Fred Garrett, i giapponesi annunciarono improvvisamente che i prigionieri americani venivano separati da quelli di altre nazionalit e che, per la loro stessa sicurezza, sarebbero stati trasferiti in un nuovo, accogliente campo. Gli americani vennero fatti salire su un treno che attravers il Giappone in mezzo a tristi fiumi di rifugiati. Sbirciando dalle tendine chiuse, videro citt rase al suolo. Nell'aria c'era odore di corpi bruciati.
Era ormai buio quando arrivarono in una zona remota e ricevettero l'ordine di avviarsi lungo un sentiero quasi impraticabile che si arrampicava lungo il fianco di una montagna. Sotto un tremendo temporale, gli uomini marciarono per ore, attraversando boschi, superando rocce e crepacci, salendo talmente in quota da ritrovarsi tra montagne innevate, nonostante fosse estate. Garrett, il cui moncone non era ancora guarito, arrancava faticosamente sulle stampelle e i giapponesi non permettevano a nessuno di aiutarlo. I prigionieri cominciarono a svenire per lo sfinimento, ma le guardie non concessero soste. Fradici fino alle ossa, gli americani si trascinarono lungo il sentiero in salita per circa diciotto chilometri, lasciandosi alle spalle una scia di oggetti, scaricati per alleggerire il peso da trasportare.
Alle due di notte, Phil, Garrett e gli altri compagni arrivarono a un gruppetto di baracche di legno in una radura rocciosa. Troppo esausti per schierarsi in formazione, si lasciarono cadere a terra. Vennero informati che quello era il loro nuovo campo: Rokuroshi.24 Nessuno spieg perch fossero stati portati cos lontano da tutti, in un posto che sembrava assolutamente inabitabile. Un medico prigioniero di guerra, Hubert van Peenen, si guard intorno, valut la situazione e giunse a una conclusione: Questo  il luogo del nostro sterminio.25
Quell'estate a Naoetsu gli ufficiali del campo cominciarono a dirsi preoccupati dalla possibilit che i prigionieri si trovassero a subire le conseguenze dei bombardamenti. Era per questo, spiegarono, che presto sarebbero stati trasferiti in montagna, dove sarebbero stati al sicuro.26 Di nascosto dagli ufficiali, le guardie raccontarono una storia diversa e informarono gli internati che l'esercito aveva dato l'ordine di ucciderli tutti in agosto. Gli uomini avrebbero potuto liquidare la cosa come una delle tante bugie, ma in luglio un operaio, un civile noto per la sua simpatia nei confronti dei prigionieri, avvert uno di loro che era stata fissata la data delle esecuzioni. Era la stessa che si sapeva essere stata comunicata ai prigionieri di almeno altri due campi.
Tutti gli internati di Naoetsu, disse il civile, sarebbero stati uccisi il 22 agosto.27
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30.
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La citt evaporata.
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A Naoetsu nessuno dormiva pi. Ogni notte i B-29 solcavano il cielo e le sirene urlavano lamentose per ore e ore, in competizione con il ruggito degli aerei.1 Quei suoni, e la vista di sterminati stormi di bombardieri che volavano indisturbati sul Giappone, fecero precipitare l'Uccello in una pazzia ancora pi profonda.
Durante i bombardamenti i prigionieri avevano l'ordine di restare nelle baracche con le luci spente. Una volta passati gli aerei, Watanabe si precipitava all'interno e ordinava agli americani di uscire, poi, coadiuvato dal suo gorilla, Kono, passava gridando e andando su e gi davanti ai prigionieri e li colpiva con il manganello, la spada da kendo o il fucile.2 Ci furono notti in cui Watanabe fece schierare gli uomini su due file, una di fronte all'altra, con l'ordine di schiaffeggiarsi a vicenda.3 A volte, sempre assistito da Kono, ordinava ai prigionieri di restare in piedi con le braccia tese sopra la testa per due o tre ore, oppure li costringeva ad assumere la posizione Ofuna picchiandoli quando non riuscivano a mantenerla. Durante un pestaggio, Louie venne colpito con il manganello alla caviglia fratturata; il dolore fu tale che per un po' non fu quasi in grado di camminare.4 E, in almeno una di quelle notti, l'Uccello lo picchi al punto da fargli perdere i sensi.
Il lavoro di Zamperini come guardiano del maiale era finito. Anche le operazioni di scarico delle chiatte erano state annullate: gli aerei alleati avevano affondato cos tante navi giapponesi che nessuna ormai attraccava o salpava da Naoetsu.5 Louie era tornato al regime della mezza razione. Zoppicante, ammalato e affamato chiese lavoro all'Uccello in modo da riavere la razione intera.6 Watanabe fece portare una capra grigia, sottile come un foglio di carta e apparentemente in punto di morte.
Capra muore, tu muore disse l'Uccello.7
Louie non aveva nulla con cui legare la capra, n tanto meno disponeva di un recinto. Il suo amico Ken Marvin rub una corda dal posto di lavoro e gliela diede.8 Zamperini leg la capra a un palo e cominci a prendersene cura, assicurandosi che avesse acqua e granaglie. Di notte la legava all'interno di un capanno dove venivano conservati cereali. La capra stava sempre peggio.
Una mattina l'Uccello gli ordin di presentarsi da lui e gli disse che durante la notte la capra si era liberata, aveva aperto un contenitore di cereali e si era abbuffata. Adesso stava malissimo ed era tutta colpa di Louie. Zamperini sapeva che il suo nodo era stato fatto bene. Se la capra si era liberata, qualcuno l'aveva slegata. La capra mor.9
Terrorizzato dalla prospettiva della rappresaglia, Louie cerc di non farsi vedere da Watanabe, ma la dissenteria era sempre pi grave. Rischiando di essere visto dall'Uccello, and dal medico del campo per chiedere un qualche rimedio. Watanabe piomb immediatamente su di lui e gli chiese se avesse avuto il permesso di rivolgersi al medico. Zamperini rispose di no.
L'Uccello gli ordin di seguirlo fuori dalla baracca del dottore; i due passarono accanto a Tinker e Wade, che stavano lavorando all'aperto. Arrivati nel cortile, l'Uccello si ferm. A terra c'era una grossa, pesante trave di legno, lunga circa un metro e ottanta. Watanabe gli ordin di sollevarla. Con un certo sforzo, Louie l'alz da terra. L'Uccello gli ordin di portarla sopra la testa e di mantenere quella posizione. Zamperini esegu. Watanabe chiam una guardia. Se il prigioniero avesse abbassato le braccia, ordin l'Uccello, la guardia avrebbe dovuto picchiarlo con il fucile. Poi Watanabe raggiunse un capanno poco distante, si arrampic sul tetto e si sedette a guardare.10
Louie era in piedi sotto il sole, la trave alta sopra la testa. Comodamente disteso sul tetto come un gatto soddisfatto, l'Uccello indicava Zamperini ai giapponesi che passavano nel cortile e rideva. Louie piant gli occhi sul viso di Watanabe, irradiando odio.
Passarono parecchi minuti. Louie resisteva, lo sguardo fisso sull'Uccello. La trave era sempre pi pesante, il dolore sempre pi intenso. Watanabe si godeva lo spettacolo e continuava a schernire il prigioniero, divertito dalla sua sofferenza. Wade e Tinker proseguivano con il loro lavoro, lanciando ansiose occhiate furtive alla scena che si svolgeva sull'altro lato del cortile. Wade, che aveva guardato l'orologio del campo quando Louie aveva sollevato la trave, era sempre pi consapevole del trascorrere del tempo.
Passarono altri cinque minuti, poi dieci. Le braccia di Louie cominciarono a ondeggiare, ormai quasi insensibili. Il corpo tremava. La trave si inclin. La guardia sferr un colpo con il fucile e Louie si raddrizz. Alla testa affluiva sempre meno sangue e cominciava a sentirsi confuso; i pensieri erano nebulosi, il campo sembrava girargli intorno. Sent scivolare via la consapevolezza, la mente perdere contatto con la realt, finch non gli rimase che un unico pensiero: Lui non pu spezzarmi. Sull'altro lato del cortile, l'Uccello aveva smesso di ridere.
Il tempo passava e Louie manteneva la stessa posizione, era vigile e al tempo stesso quasi privo di conoscenza, la trave sopra la testa, gli occhi fissi sul viso dell'Uccello, resistendo ben oltre l'istante in cui la forza avrebbe dovuto abbandonarlo. C'era qualcosa che agiva dentro di me dir in seguito Zamperini. Non so cosa fosse.
Intravide un movimento davanti a s: era l'Uccello che saltava gi dal tetto e, infuriato, si precipitava verso di lui. Il pugno di Watanabe lo colp allo stomaco. Louie si pieg in due. La trave cadde, colpendolo alla testa. Si afflosci a terra.
Quando riprese i sensi, non aveva idea di dove si trovasse e neppure di cosa gli fosse successo. Vide Wade, qualche altro compagno e due o tre guardie chini su di lui. L'Uccello se n'era andato. Louie non ricordava gli ultimi minuti e non aveva idea di quanto tempo fosse rimasto in piedi con la trave sopra la testa. Ma Wade aveva guardato l'orologio quando l'aveva visto cadere.
Louie aveva tenuto la trave sollevata per trentasette minuti.11
La notte del 1o agosto le sirene attaccarono a suonare e il villaggio si riscosse dal sonno.12 I prigionieri guardarono fuori dalle finestre delle baracche e videro susseguirsi ondate di Superfortezze. Quella notte gli Stati Uniti stavano mettendo in scena nei cieli del Giappone il pi massiccio raid aereo della Seconda guerra mondiale: ottocentotrentasei B-29, con un carico complessivo di oltre 6100 tonnellate tra bombe, ordigni incendiari e mine.13 I prigionieri che lavoravano nel turno di notte della fabbrica corsero nei rifugi, ma gli aerei ignorarono Naoetsu. A Nagaoka, distante circa sessantacinque chilometri, i civili alzarono lo sguardo e pensarono che stesse piovendo. Quella pioggia era napalm.14
Mentre i bombardieri sciamavano nel cielo, l'Uccello fece irruzione nelle baracche, ordin a tutti gli americani di uscire e li fece schierare nel cortile. Watanabe e Kono afferrarono le spade da kendo e presero a camminare alle spalle dei prigionieri, colpendoli alla testa. Gli uomini cominciarono a cadere a terra. Anche Louie cadde. L'Uccello gli si chin accanto e lo prese a manganellate. Stordito, Zamperini rimase disteso ad ascoltare le urla di Watanabe e delle sirene.15
All'alba le sirene tacquero. I prigionieri uscirono dai rifugi. Nel cortile, l'Uccello e Kono si immobilizzarono. Louie si rialz barcollando e guard in direzione nordest. Il confine del mondo risplendeva: Nagaoka stava bruciando.16
Quella stessa notte i B-29 fecero piovere volantini sopra trentacinque citt giapponesi, avvertendo la popolazione degli imminenti bombardamenti e sollecitandola a sfollare. Il governo nipponico ordin ai civili di consegnare i volantini alle autorit, proib di divulgare l'avvertimento americano e fece arrestare chiunque venisse trovato in possesso dei volantini. Tra le citt indicate sui foglietti c'erano Hiroshima e Nagasaki.17
Quella notte segn un punto di svolta per Zamperini. La mattina dopo si rese conto che la dissenteria era molto peggiorata. Era pericolosamente disidratato e cominciava ad avere difficolt a mangiare. Diventava via via sempre pi debole e magro.18
Ogni giorno e ogni notte i B-29 striavano il cielo e l'Uccello si scatenava nel campo. Aggred Ken Marvin, lo mand al tappeto privo di sensi, lo svegli gettandogli un secchio d'acqua in faccia, gli disse di prendersi cura della sua salute e lo picchi di nuovo fino a fargli perdere ancora conoscenza. Febbricitante sul suo tavolaccio al piano di sopra, Louie vide Watanabe e Kano picchiare due compagni malati finch non cedettero all'ordine di leccare escrementi dagli stivali dei giapponesi.19 Un'altra volta Zamperini vide l'Uccello e Kono davanti a una fila di prigionieri; i due avevano confiscato un libro sulla boxe e si alternavano nello sferrare pugni alle loro vittime.
In una diversa occasione, Louie stava camminando nel cortile quando Watanabe lo afferr da dietro per la gola e lo trascin fino alle tracimanti buche del benjo. Dopo avere chiamato altri prigionieri, l'Uccello costrinse tutti a distendersi sulla pancia, sopra le buche, e ordin di fare flessioni sulle braccia. Louie riusc a malapena a tenere il corpo scostato dalla buca. Altri furono meno fortunati. Agli uomini sfiniti che non riuscivano a sollevarsi completamente sulle braccia, l'Uccello premeva il calcio del fucile sulla testa, facendoli finire con la faccia negli escrementi.20
Poi arriv il giorno che Zamperini temeva da sempre. Era all'aperto e stava riempiendo una vasca d'acqua quando Watanabe gli grid di avvicinarsi. Louie ubbid. L'Uccello lo guard con odio e con un gesto indic la vasca.
Domani ti affogo.21
Louie pass l'intera giornata in preda alla paura, pensando alla vasca piena d'acqua. Quando l'Uccello lo trov, era terrorizzato.
Ho cambiato idea annunci Watanabe. Poi si lanci su Zamperini e prese a sferrargli pugni in faccia, alternando destro e sinistro in un'estasi di violenza. Si blocc di colpo, cos come aveva cominciato. Improvvisamente tranquillo, si scost da Louie.
Ti affogher domani.
L'Uccello si allontan. In viso aveva la stessa espressione languida e rilassata che Zamperini aveva visto sul volto del Medicastro dopo il pestaggio di Harris a Ofuna. Era un'espressione di estasi sessuale.
Louie non ce la faceva pi. Partecip a una riunione segreta con una decina di altri ufficiali. Quando si separarono, avevano gi un piano per eliminare l'Uccello.
Era un disegno semplice. Gli uomini sarebbero saltati addosso a Watanabe e lo avrebbero trascinato al piano superiore della baracca, dove c'era una finestra che dava sullo strapiombo in fondo al quale scorreva il fiume Hokura. Avrebbero legato il giapponese a un grosso masso e lo avrebbero gettato dalla finestra. Quando fosse arrivato nel fiume, il masso lo avrebbe trascinato a fondo. Non avrebbe respirato mai pi.22
Gli ufficiali distribuirono i vari compiti relativi all'omicidio. Un gruppo avrebbe dovuto trovare il modo per avere la meglio sull'Uccello, il quale era in ottima forma fisica e quindi difficile da sopraffare. Alcuni prigionieri, scelti tra i pi grandi e grossi, avrebbero trovato un masso, pesante ma trasportabile, e senza farsi vedere dalle guardie l'avrebbero portato su per la scala a pioli fino al primo piano della baracca, dove l'avrebbero sistemato accanto alla finestra. Louie aveva il compito di rubare una corda, robusta e sufficientemente lunga.
Zamperini non riusciva a trovare una fune abbastanza lunga da legare un uomo a un masso, cos cominci a rubare tutti i pezzi di corda che trovava, mettendoli da parte con l'idea di unirli poi l'uno all'altro con i suoi pi saldi nodi da boy scout. Nel frattempo la squadra che doveva occuparsi del masso trov un macigno abbastanza pesante da trascinare a fondo l'Uccello e anche diversi altri uomini. In qualche modo riuscirono a portare la grossa pietra nel campo, all'interno della baracca e su per la scala a pioli senza che nessuno se ne accorgesse. La piazzarono accanto alla finestra. Quando Louie finalmente ebbe rubato abbastanza pezzi di corda, li annod ottenendo un'unica fune. La fune venne passata intorno al masso, con un'estremit pronta per essere legata intorno al corpo dell'Uccello. A quel punto Louie si prepar per la seconda fase del piano. Si era offerto volontario per far parte del gruppo che doveva catturare Watanabe, trascinarlo al piano di sopra e gettarlo verso la morte.
Nel corso della cospirazione, un giorno l'Uccello entr nella baracca. Se in quel momento il masso era gi in posizione, Watanabe non lo not, oppure non ne cap il significato. Frug invece tra gli effetti personali dei prigionieri e, sotto il tatami di un ufficiale inglese, trov un foglio su cui erano elencati i crimini commessi da ogni ufficiale giapponese. Quando l'Uccello alz lo sguardo, si accorse che l'inglese lo stava fissando con odio.23
Quello sguardo lo spavent. Ebbe l'impressione che tutti i prigionieri avessero una luce omicida negli occhi. Non lo avevano mai guardato in quel modo prima di allora. Sapeva che il Giappone stava perdendo la guerra e che, quando la fine fosse arrivata, gli americani lo avrebbero processato. I prigionieri di guerra lo avrebbero accusato di ogni tipo di crimine e gli americani lo avrebbero di certo condannato a morte. Sapeva anche che nessuno l'avrebbe difeso e questo pensiero gli suscitava rabbia e panico. Avrebbe dovuto adottare misure estreme per salvarsi.
Accanto a una finestra davanti alla quale l'Uccello passava tutti i giorni, il masso e la corda aspettavano. Era un lungo tuffo, quello dalla finestra al fiume.
Alle due e quarantacinque del 6 agosto 1945, un B-29 si alz in volo dalla pista Able sull'isola di Tinian. Ai comandi c'era Paul Tibbets, un esperto pilota di bombardieri. L'aereo si diresse a nord, verso il Giappone. La missione era cos segreta che Tibbets aveva con s capsule di cianuro per tutto l'equipaggio nel caso l'aereo fosse stato abbattuto e gli uomini catturati.
Mentre le prime luci del giorno avanzavano sul Pacifico, il B-29 raggiunse la sua quota di bombardamento, oltre novemila metri. Due uomini entrarono nella stiva bombe, dove li aspettava un ordigno lungo tre metri e sessanta centimetri e pesante quattromila chili. I due si chinarono sulle mani e le ginocchia e strisciarono intorno alla bomba per estrarre i tappi di sicurezza e sostituirli con i connettori. Little Boy era armato.
Attraversando il Mare Interno, Tibbets vide una citt davanti a s. Un ricognitore che la stava sorvolando trasmise un messaggio in codice: il tempo era sereno. Tibbets non avrebbe dovuto superare quella citt e passare a uno degli obiettivi alternativi. Parl all'interfono:
 Hiroshima.24
L'aereo super la costa e arriv sopra la citt. Tibbets punt il muso verso ovest e poi ordin all'equipaggio di indossare gli occhiali protettivi. Sotto di s vide un ponte a forma di T, il bersaglio. Cedette i comandi del bombardiere al sistema Norden e il puntatore inquadr il ponte.
Alle ore otto, quindici minuti e diciassette secondi la bomba venne sganciata. Tibbets vir con tutta la forza possibile e si tuff in picchiata per guadagnare velocit. La bomba avrebbe impiegato quarantatr secondi per raggiungere la quota di detonazione, poco meno di seicento metri. Nessuno sapeva con certezza se, in quel breve lasso di tempo, il B-29 sarebbe riuscito ad allontanarsi abbastanza per sopravvivere a ci che stava per succedere.
Uno degli uomini a bordo cominci a scandire mentalmente i secondi. Quando arriv a quarantatr, non accadde nulla. Non sapeva di avere contato troppo velocemente. Per un istante pens che la missione fosse fallita.
Nell'attimo stesso in cui quel pensiero gli pass per la mente, il cielo sopra la citt si squarci in una tempesta di colori, suoni e vento. Una luce bianca, dieci volte pi intensa di quella del sole, inghiott l'aereo, facendolo sbandare in ogni direzione nel suo lampo, nel tuono e nella tremenda scossa. Il mitragliere della torretta caudale, guardando fuori dalla sua postazione attraverso le lenti degli occhiali, pens che la luce lo avesse accecato. Tibbets sent i denti vibrare e un sapore di piombo riempirgli la bocca. In seguito gli avrebbero spiegato che si trattava dell'effetto della radioattivit sul metallo delle otturazioni dentali. Guard davanti a s e vide il cielo ruotare in un vortice rosa e azzurro. Accanto a lui, il copilota scribacchi due parole sul suo diario: MIO DIO!.
Il mitragliere di coda, la cui vista intanto si era schiarita, vide uno strano, spaventoso scintillio coagularsi nell'aria sopra la citt e scagliarsi verso l'aereo a una velocit di trecento metri al secondo. Ecco che arriva! grid. L'onda d'urto cozz contro il B-29, sollevando gli uomini in aria e rigettandoli a terra. Nella confusione, qualcuno url: La contraerea!. Poi il bombardiere venne scosso da una seconda onda d'urto, conseguenza della forza dell'esplosione che aveva colpito il terreno e poi era rimbalzata verso il cielo.
Nel campo per prigionieri di guerra 10-D, sull'altro versante delle montagne vicine a Hiroshima, Ferron Cummins avvert una sorta di scossa rotolare gi dai fianchi della montagna e l'aria riscaldarsi in modo strano. Alz lo sguardo. Sopra la citt incombeva, incredibilmente enorme, una nube luminosa di un azzurro grigiastro. Era alta quasi cinque chilometri. Sotto la nube, Hiroshima stava evaporando.25
...
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...
31.
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La festa degli uomini nudi.
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I prigionieri di Naoetsu sapevano che doveva essere successo qualcosa di grosso. Le guardie se ne andavano in giro con espressione stordita. I civili passavano davanti al campo con gli occhi vitrei, le mani strette a pugno.1 Una guardia disse qualcosa che a Louie rimase impressa nella mente: Hiroshima era stata colpita dal colera.2 La citt era stata isolata, disse il giapponese, e nessuno poteva entrare o uscire.
In uno dei posti di lavoro, un civile raccont una storia diversa: una bomba americana aveva distrutto un'intera citt.3 I prigionieri pensarono che intendesse dire un singolo raid con molte bombe, ma il giapponese continu a insistere che si era trattato di un'unica bomba. Us un termine che suon come atomica. La parola era sconosciuta e nessuno era in grado di capire come un solo ordigno potesse cancellare una citt. Tom Wade riusc a impadronirsi di un giornale. Gli americani avevano sganciato una cosa che il quotidiano definiva bomba elettronica ed erano morte molte persone.4 I prigionieri non sapevano cosa pensare.
A Omori un turbato comandante del campo radun gli internati.  arrivato un aereo annunci e tutta una citt  scomparsa. Chiese se qualcuno avesse idea di quale arma poteva fare una cosa del genere. Nessuno aveva una risposta.5
Il 9 agosto anche Nagasaki, come Hiroshima, scomparve.
Passarono giorni inquieti. A Naoetsu tutto procedeva come al solito e i prigionieri continuavano a lavorare nelle fabbriche, giorno e notte, per la produzione bellica giapponese. Chiaramente era successo qualcosa di catastrofico, ma il Giappone non si era ancora piegato.
Per gli internati il tempo ormai era quasi scaduto. La met di agosto si stava avvicinando e la minaccia della politica uccidere tutti diventava sempre pi concreta. Molti prigionieri erano convinti che, se anche il Giappone si fosse arreso, le guardie li avrebbero ammazzati comunque, o per vendetta o per impedire che testimoniassero su ci che avevano dovuto subire. In effetti a Omori uno degli addetti agli interrogatori aveva detto al comandante Fitzgerald che i giapponesi avevano un piano per uccidere tutti i prigionieri nel caso avessero perso la guerra.
Dopo l'annuncio che sarebbero stati trasferiti in un nuovo campo in montagna, gli internati si erano convinti che il piano dei giapponesi consistesse nello scaricare i loro cadaveri in una foresta, dove nessuno li avrebbe mai ritrovati. Discussero su come difendersi, ma non trovarono una risposta a venticinque guardie armate di fucile.6 Anche la fuga era impossibile: il campo era intrappolato tra il mare e due fiumi e, data l'impossibilit di reperire imbarcazioni per settecento uomini, l'unica via d'uscita era quella che portava al villaggio, dove i prigionieri deboli e malati sarebbero stati ricatturati senza problemi. Erano una preda fin troppo facile.
Nagasaki, 9 agosto 1945. (Nagasaki Atomic Bomb Museum/epa/Corbis)
Disteso sul suo tavolaccio, Louie deperiva e pregava. Nei suoi incubi combatteva scontri mortali con l'Uccello, con Watanabe che cercava di pestarlo a morte e lui che tentava di strangolare il sergente. Si teneva quanto pi possibile alla larga dall'Uccello, che infuriava impazzito nel campo come un cavo elettrico reciso che frusta l'aria. Il giapponese per lo trovava sempre.
Poi, all'improvviso, la violenza cess. L'Uccello si era allontanato. Le guardie spiegarono che era andato in montagna per preparare il promesso nuovo campo per gli ufficiali.7 Mancava solo una settimana al 22 agosto, la data dell'uccidere tutti.
La mattina del 15 agosto Louie si svegli sentendosi malissimo. Ormai aveva pi o meno venti sanguinolenti movimenti intestinali al giorno. Dopo il controllo mensile del peso, non riport il dato sul suo diario, ma annot che aveva perso sei chili, e da un corpo gi devastato dalla denutrizione. Se si stringeva una gamba, le dita affondavano nella carne e le impronte rimanevano a lungo. Aveva visto morire troppi uomini per ignorare di cosa si trattava: beriberi.8
Nella tarda mattinata, dopo il rientro al campo delle squadre di lavoro del turno di notte e la partenza di quelle del turno di giorno, Zamperini usc dalla baracca. Adesso che l'Uccello non c'era, camminare all'aperto era meno pericoloso. Attraversando il cortile, vide Ogawa, il suo supervisore al campo di patate. Ogawa era sempre stato un tipo innocuo, uno dei pochi giapponesi che Louie non aveva mai avuto motivo di temere. Ma non appena lo vide, Ogawa afferr il manganello e lo colp in pieno viso. Zamperini barcoll stupefatto, la guancia insanguinata.9
Poco dopo, a mezzogiorno, sul campo scese un improvviso, strano silenzio. I giapponesi non c'erano pi. In quello stesso momento, nelle mense delle fabbriche, i prigionieri alzarono gli occhi dalle loro ciotole e si accorsero di essere soli. Le guardie se n'erano andate.10
Nel campo, Tinker attravers il cortile. Passando accanto alla baracca delle guardie, sbirci all'interno. Ammassati intorno a una radio, i giapponesi ascoltavano assorti e rapiti una vocina esitante. La voce evidentemente stava dicendo qualcosa di estrema importanza.11
Alle 13,30 le guardie ricomparvero nelle fabbriche e ordinarono ai prigionieri di tornare ai propri posti. Ken Marvin torn alla sua postazione e trov i supervisori seduti. Uno dei giapponesi gli disse che non c'era lavoro. Guardandosi intorno, Marvin vide Occhio Cattivo, il civile con un occhio solo al quale stava insegnando un inglese assurdo, e gli domand come mai non ci fosse lavoro. Occhio Cattivo rispose che mancava l'elettricit. Marvin alz gli occhi: tutte le lampadine erano accese. Riport lo sguardo interrogativo sul giapponese e gli fece notare che la luce c'era. Occhio Cattivo allora disse qualcosa nella sua lingua, che Marvin non cap. And a cercare un amico che parlava giapponese, lo port con s e chiese a Occhio Cattivo di ripetere quello che gli aveva detto poco prima.12
La guerra  finita.
Marvin cominci a piangere e lo stesso fece il suo amico. Singhiozzarono come due bambini.
I prigionieri lavoratori vennero riportati al campo. Marvin e l'amico si precipitarono a riferire ai compagni ci che aveva detto Occhio Cattivo, ma nessuno ci credette. Voci del genere erano gi circolate in passato ed erano sempre risultate false. Nel campo non c'era alcun indizio che facesse pensare che qualcosa era cambiato. I giapponesi spiegarono che il lavoro era stato sospeso solo perch c'era stata un'interruzione nella fornitura di elettricit. Due o tre prigionieri festeggiarono la notizia della pace, ma Louie e molti altri prevedevano qualcosa di molto diverso.13 C'era chi aveva sentito dire che quella notte Naoetsu sarebbe stata bombardata.14
I prigionieri non riuscivano a dormire. Marvin se ne stava disteso sul suo tavolaccio e si diceva che, se la mattina fossero stati mandati al lavoro come al solito, allora la storia di Occhio Cattivo era falsa.15 Se invece non fosse successo, allora forse la guerra era finita davvero. Louie, che stava malissimo, giaceva rannicchiato in attesa dei bombardieri.
Ma nessun B-29 vol su Naoetsu quella notte. Al mattino ai componenti delle squadre in attesa venne dato il rompete le righe perch non c'era lavoro.16
Al primo piano della baracca Louie cominci a vomitare. Mentre si piegava scosso dai conati in una nebbia di nausea, qualcuno si avvicin al suo tavolaccio e gli consegn cinque lettere. Erano di Pete, di Sylvia e dei genitori e tutte erano state scritte molti mesi prima. Zamperini apr le buste, da cui uscirono foto dei familiari. Era la prima volta che aveva loro notizie dopo quasi due anni e mezzo. Si aggrapp alle sue lettere e decise di tenere duro.17
I prigionieri erano confusi, le guardie non dicevano niente. Pass un giorno senza alcuna novit. Quella sera gli uomini guardarono la campagna e videro qualcosa che non avevano mai visto prima: il villaggio era illuminato, le persiane dell'oscuramento erano state eliminate in tutta Naoetsu. Per prova, alcuni internati smontarono le persiane delle finestre delle baracche.18 Le guardie ordinarono di rimetterle. Se la guerra era effettivamente finita, le guardie si stavano dando molto da fare per tenere nascosta la notizia ai prigionieri. Mancavano cinque giorni alla data dell'uccidere tutti.
La mattina dopo, Louie stava ancora peggio. Esamin il proprio corpo e sul diario scribacchi mestamente: Sembro uno scheletro. Sono debole.19
L'Uccello ricomparve, per quello che se ne sapeva di ritorno dai preparativi di ci che aspettava i prigionieri in montagna, qualunque cosa fosse. Il sergente sembrava diverso; un accenno di baffi gli ombreggiava il labbro superiore. Louie lo vide entrare nel suo ufficio e chiudersi la porta alle spalle.20
Era il 17 agosto e nel campo di Rokuroshi sulla gelida cima di una montagna squill un telefono.
Gli oltre trecentocinquanta prigionieri di Rokuroshi, tra i quali Phil e Fred Garrett, trascorrevano l'estate tremando all'interno delle baracche e cercavano di sopravvivere a una dieta quasi interamente liquida. In quel campo remoto e mortalmente silenzioso, l'unico telefono non squillava quasi mai e, quando accadde, i prigionieri lo notarono. Qualche minuto dopo, il comandante lasci il campo di gran fretta e scese a valle.
Era gi da diverso tempo che gli internati di Rokuroshi vivevano in uno stato di tensione. Per tutta l'estate il cielo era stato segnato dai graffi delle scie di condensazione. In una notte di luglio gli uomini avevano visto dalle baracche l'intero orizzonte meridionale accendersi di rosso e diffondere una luce cos brillante che sarebbe stato possibile leggere. L'8 agosto le guardie avevano cominciato a chiudere le porte delle baracche inchiodandole. E poi, il 15 agosto, all'improvviso erano diventate molto pi brutali e il carico di lavoro dei prigionieri, che consisteva nello spaccare rocce, era stato intensificato.
Dopo la partenza del comandante accadde qualcosa di inquietante. Le guardie fecero uscire i prigionieri dalle baracche e li suddivisero in gruppi, che poi scortarono fuori dal campo, inoltrandosi nella foresta verso il nulla. Dopo avere costretto gli uomini ad avanzare per un certo tempo tra gli alberi, li ricondussero al campo e li fecero rientrare nelle baracche. Le marce si ripeterono anche in seguito. Non venne data alcuna spiegazione. L'impressione era che le guardie stessero cercando di abituare i prigionieri a quella strana routine in preparazione di qualcosa di terribile.21
Il 20 agosto sopra Naoetsu incombeva un cielo bianco, greve e minaccioso. Nel campo risuon un ordine: tutti i prigionieri dovevano radunarsi nel cortile. Circa settecento uomini uscirono dalle baracche e si schierarono. Il piccolo comandante del campo, le mani guantate e la spada al fianco, sal sulla piattaforma della vedetta antiaerea, seguito da Kono. Il comandante parl e Kono tradusse.22
La guerra  giunta a un punto di cessazione.23
Tra i prigionieri non ci fu alcuna reazione. Alcuni credettero a quelle parole, ma rimasero in silenzio temendo rappresaglie. Altri sospettarono un qualche inganno. Il giapponese continu a parlare, sempre pi stranamente sollecito nei confronti degli internati. Parlando ai prigionieri come a vecchi amici, espresse la speranza che avrebbero aiutato il Giappone a combattere la Minaccia Rossa, cio l'Unione Sovietica, che aveva appena occupato le isole Kurili.24
Al termine del discorso del comandante, mentre i prigionieri aspettavano in un silenzio sospettoso, Kono invit tutti a fare un bagno nel fiume Hokura. Anche questo era strano: agli internati era stato permesso raramente di scendere al fiume. I prigionieri ruppero le righe e cominciarono ad avviarsi verso il corso d'acqua, spogliandosi lungo il tragitto. Louie si trascin insieme agli altri, si tolse gli indumenti ed entr in acqua.
Gli uomini si sparpagliarono nel fiume e cominciarono a lavarsi sfregandosi la pelle, incerti su ci che stava succedendo. Poi sentirono un suono.
Era il basso, possente brontolio di un motore d'aereo, molto vicino. I prigionieri alzarono gli occhi e all'inizio non videro che il cielo coperto, ma poi eccolo spuntare di colpo dalle nubi: un aerosilurante.
Seguito dallo sguardo degli uomini, l'aereo si abbass, si port in assetto orizzontale e sfrecci sull'acqua, il motore urlante. I prigionieri lo fissavano. L'aereo puntava dritto verso di loro.
Nell'istante prima che l'aerosilurante li sorvolasse, gli uomini in acqua riuscirono a intravedere la cabina di comando e il pilota. Poi il velivolo fu direttamente sopra di loro. Su entrambe le fiancate e sotto ognuna delle ali c'era una grande stella bianca all'interno di un cerchio blu. L'aereo non era giapponese. Era americano.
La luce rossa delle comunicazioni in codice dell'aerosilurante ammiccava rapidamente. Un operatore radio in acqua vicino a Louie lesse il messaggio e all'improvviso grid: Oh! La guerra  finita!.
Nel giro di pochi secondi una massa di uomini nudi usciva dal fiume e risaliva il pendio. Mentre l'aereo volava in cerchio sopra di loro e il pilota salutava agitando la mano, i prigionieri sciamarono nel campo, impazziti di sollievo e felicit. La paura delle guardie e del massacro che avevano temuto per tanto tempo era svanita, dispersa dal ruggito e dalla potenza dell'aerosilurante. I prigionieri cominciarono a saltare, a gridare e a singhiozzare. Alcuni si arrampicarono sui tetti del campo, agitando le braccia e urlando la loro gioia al pilota. Altri si ammassarono contro la recinzione del campo e la abbatterono. Qualcuno trov dei fiammiferi e poco dopo tutto lo steccato stava bruciando. I giapponesi si erano ritirati da qualche parte e non si facevano vedere.
In mezzo agli uomini che correvano e festeggiavano, Louie se ne stava immobile sulle gambe tremanti, emaciato, malato e gocciolante. Nella sua mente stanca, non faceva che ripetere due parole, all'infinito:25
Sono libero! Sono libero! Sono libero!
Seduto in riva al fiume, un malconcio prigioniero australiano di nome Matt Clift teneva gli occhi fissi sull'aerosilurante, che volava in cerchio sul corso d'acqua e sul campo. Fu cos che vide cadere dalla cabina di pilotaggio qualcosa che si trascinava dietro un lungo nastro giallo. L'oggetto fluttu nell'aria in direzione ovest, direttamente verso il fiume. Clift si alz in piedi, si sporse sulla riva e si tese tanto che per poco non fin in acqua. L'oggetto, una scatoletta di legno, gli cadde dritto tra le mani. Mentre cercava di ritrovare l'equilibrio stringendo il suo tesoro, Clift ebbe un pensiero delizioso: Cioccolato!. Il cuore gli si riemp di gratitudine per quel bravo ragazzo che era il pilota.26
Impieg un po' di tempo per aprire il pacchetto e a un certo punto si rese conto, con devastante delusione, che non conteneva cioccolato. Dentro trov un messaggio scritto a mano:
Nostri TBS* non sono riusciti ad arrivare qui oggi. Ve li guider domani con cibo e altra roba. Tenente A.R. Hawkins, VF-31, FPO Box 948, Lufkin, Texas.**27
Prima di allontanarsi, Hawkins sganci due regali: una barretta dolce dalla quale aveva gi staccato un morso e un pacchetto da venti sigarette, meno una. Fitzgerald fece affettare la barretta in settecento schegge, poi ogni uomo si lecc un dito e lo pos sul suo frammento di cioccolato, che si mise in bocca. La porzione di Louie aveva le dimensioni di una formica. Poi Fitzgerald suddivise gli uomini in diciannove cerchi, a ognuno dei quali venne consegnata una sigaretta. A ogni prigioniero tocc una piacevole tirata.28
Comparve rumoroso un altro aereo americano, dal quale si lanci un uomo. Il paracadute non si apriva. Tutti trattenevano il fiato. Poi i prigionieri si resero conto che non si trattava affatto di un uomo: era solo un paio di pantaloni, riempiti con qualcosa e legati strettamente alla cintura e alle caviglie.29
Louie era tra gli ufficiali che recuperarono e aprirono i pantaloni. All'interno, sopra una pila di generi vari, c'era una rivista americana. In copertina c'era la foto di una nube incredibilmente gigantesca. Gli uomini la guardarono in silenzio, mettendo insieme le voci che avevano sentito su quell'unica, enorme bomba che aveva vaporizzato Hiroshima e determinato la brusca conclusione della guerra.
Sotto la rivista c'erano stecche di sigarette e barrette dolci. Poco dopo il campo era cosparso di involucri e di scheletrici uomini nudi che fumavano. In una tasca di quei pantaloni, Fitzgerald trov una lettera appartenente al proprietario dell'indumento. Il tipo si dava parecchio da fare: aveva una moglie in California e una fidanzata a Perth.
Il masso, con la corda di Louie intorno, era ancora accanto alla finestra della baracca. Ma per i cospiratori ormai era troppo tardi: l'Uccello non si vedeva da nessuna parte. Quel giorno, o forse il giorno prima, si era tolto l'uniforme, aveva afferrato un sacco di riso, era scivolato nella campagna di Naoetsu ed era svanito.30
* Torpedo bombers, aerosiluranti.
** Il pilota dell'aerosilurante, Ray Hawkins, divent una leggenda. Nel corso della Seconda guerra mondiale abbatt quattordici aerei giapponesi, risultato che lo rese tre volte asso e gli procur tre Navy Cross. Prese parte anche alla guerra di Corea e in seguito divent uno dei solisti dei Blue Angels, la pattuglia aerea acrobatica della marina americana. Fu il primo pilota di jet a utilizzare il sistema di espulsione a velocit supersonica. Sopravvisse.
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32.
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Cascate di pesche rosa.
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Il 22 agosto Phil e Fred Garrett sedevano nel capo di Rokuroshi, chiedendosi cosa stesse succedendo. Isolati in cima alla loro gelida montagna, i prigionieri erano totalmente all'oscuro degli ultimi grandiosi eventi. Tutto ci che sapevano era che il comandante del campo si era allontanato cinque giorni prima e che, in sua assenza, le guardie continuavano a costringerli a sinistre marce nella foresta.
Quel pomeriggio il comandante giapponese risal la montagna con espressione abbattuta. Entr in una baracca e si rivolse al prigioniero di grado pi elevato, il tenente colonnello Marion Unruh.
L'imperatore ha portato la pace al mondo.
Il comandante consegn la sua spada a Unruh, il quale riun gli uomini e li inform che la guerra era finita. I prigionieri recitarono immediatamente una preghiera di ringraziamento. Agli uomini venne detto che non dovevano cercare vendetta: erano ufficiali e gentiluomini, e come tali dovevano comportarsi.1
I prigionieri organizzarono immediatamente un party indimenticabile. Abbatterono la recinzione del campo e ne ricavarono una gigantesca montagna di legno, che secondo un prigioniero era alta quindici metri. Chiesero all'interprete giapponese se poteva procurare un po' di sake e dopo poco ne arriv una botte piena. Gli uomini tolsero il coperchio della botte, cominciarono a bere, diedero fuoco alla catasta di legna, un internato originario dell'Alabama trasform un enorme bidone in un tamburo e tutti cominciarono a ballare. Un lungo trenino di prigionieri impazziti e ubriachi si snod al ritmo di conga per tutto il campo e tra le baracche. Un internato si esib in uno strip-tease, togliendosi uno alla volta gli indumenti fino a rivelare un corpo pietosamente poco attraente. I festeggiamenti, che proseguirono per tutta la notte, furono cos scatenati che un prigioniero si meravigli del fatto che, al sorgere del sole, fossero ancora tutti vivi.
Il giorno dopo, nonostante i postumi della sbornia, gli uomini scesero a valle e raggiunsero i villaggi pi vicini. Trovarono per lo pi dei paesi fantasma. I civili avevano visto il grande fal, avevano lasciato le loro case ed erano scappati. I prigionieri ritornarono al campo e cominciarono ad aspettare i soccorsi.
A Naoetsu quasi tutte le guardie erano rimaste nel campo, anche se adesso l'arroganza aveva ceduto il passo a una untuosa ossequiosit. Non c'era praticamente pi cibo, n tantomeno tabacco.2 Fitzgerald si presentava al comandante giapponese tre volte al giorno per chiedere pi cibo e veniva regolarmente respinto.3 I prigionieri uscivano dal campo per andare a cercare qualcosa da mangiare. Qualcuno torn con una mucca. Qualcun altro con dei maiali.4 Non era abbastanza. Fitzgerald scrisse un dispaccio al console svizzero a Tokyo, spiegando le terribili condizioni del campo e chiedendo aiuti immediati, ma il comandante giapponese si rifiut di inoltrarlo.5 Furioso, Fitzgerald minacci di informare le autorit americane del suo comportamento, ma il comandante non cedette.
Prigionieri di guerra festeggiano la fine del conflitto. (Naval History and

Heritage Command)

Verso le dieci di mattina del 26 agosto, sei giorni dopo che a Naoetsu era stata annunciata la fine della guerra, Fitzgerald stava uscendo dall'ufficio del comandante quando numerosi caccia americani, decollati dalla portaerei Lexington, comparvero in cielo e cominciarono a volare in cerchio sul campo.6 I prigionieri si precipitarono tutti fuori, gridando. Sgombrarono rapidamente un'area, trovarono della calce bianca e con essa tracciarono due parole gigantesche sul terreno: CIBO SIGARETTE. Dalle cabine di pilotaggio dei caccia piovvero messaggi. Gli aerei avevano trasportato provviste d'emergenza ai campi di prigionia, ma avevano terminato le scorte. I piloti promettevano che il cibo sarebbe arrivato presto.
Non potendo nutrire i prigionieri, i piloti fecero la seconda cosa migliore: per trenta minuti si esibirono in uno spettacolo di acrobazie aeree, accolto dalle grida di approvazione degli uomini. Fitzgerald rimase commosso dai visi gioiosi rivolti verso l'alto. Meraviglioso scrisse J.O. Young sul suo diario.7 Starmene in piedi ad applaudire, a gridare, ad agitare il berretto e a comportarmi come un maledetto pazzo. Nessuno che non abbia passato tutta questa guerra, tranne sedici giorni, da prigioniero dei Nip pu capire veramente cosa significhi vedere Old Sammy che volteggia sopra il campo.
I caccia americani ebbero un effetto persuasivo sul comandante giapponese, che convoc Fitzgerald, gli rinfacci di non essersi comportato da gentiluomo e l'accus di avere bluffato quando aveva minacciato di denunciarlo alle autorit americane.
Dicevo sul serio, ogni parola replic Fitzgerald.
Novanta minuti pi tardi alcuni camion entrarono nel campo e scaricarono razioni di cibo, biscotti e frutta in scatola.8
Quel pomeriggio fecero la loro comparsa altri aerei della Lexington e sul campo cominciarono a piovere sacche da marinaio, su cui si avventarono i prigionieri. Uno di loro, saltando da uno steccato per evitare di essere battuto sul tempo, si frattur una caviglia. Un sacco manc completamente il campo e fin nel fiume. I prigionieri strapparono i sacchi e si divisero il bottino. Ognuno di loro ricevette mezzo barattolo di mandarini, una confezione di gallette, due sigarette e un pezzetto di barretta dolce. Qualcuno si avventur fino al fiume per recuperare la sacca vagante, dentro la quale trov riviste e un quotidiano. Preoccupato dal fatto che il cibo lanciato sul campo non fosse affatto sufficiente, Fitzgerald ordin di scrivere sul terreno: QUI CI SONO SETTECENTO PRIGIONIERI DI GUERRA.
Mentre mangiavano, gli uomini si passarono le riviste, staccando delicatamente le pagine appiccicate dall'acqua. I combattimenti, vennero a sapere, erano cessati il 15 agosto; la vocina che quel giorno Wade aveva sentito alla radio delle guardie era quella dell'imperatore Hirohito che annunciava la fine delle ostilit. Questo significava che per cinque giorni - sette nel caso di Rokuroshi - i giapponesi avevano ingannato i prigionieri tacendo il fatto che la guerra era finita. In considerazione di tutti i segnali di un massacro ormai imminente, sembra probabile che i comandanti giapponesi fossero rimasti in attesa di istruzioni se eseguire o meno l'ordine uccidere tutti e avessero voluto mantenere i prigionieri docili nel caso la risposta fosse stata affermativa.
Tre giorni dopo il passaggio dei caccia, gli americani mandarono i ragazzi pi grandi: sei B-29. Uno di loro recava la scritta CIBO PER I PRIGIONIERI DI GUERRA sotto un'ala. I portelli delle stive bombe si aprirono, riversando all'esterno pallet appesi a ondeggianti paracadute rossi, bianchi e blu. Il primo carico atterr nel campo. Altri finirono nelle risaie, raggiunti di corsa da centinaia di allegri scheletri ambulanti. Sopra uno dei contenitori qualcuno aveva scritto con il gesso: BOMBARDATO QUI MAGGIO 45 - SPIACENTE AVERE MANCATO BERSAGLIO. BILLY THE KID. RHODE ISLAND NEW YORK.9 I contenitori cadevano ovunque. Alcuni vennero sottratti da civili che se li nascosero in casa. Altri giapponesi, nonostante si trovassero in enorme difficolt, li consegnarono al campo.
Le provviste piombavano a terra e i contenitori si aprivano esplodendo. Cascate di pesche rosa si riversarono sulla campagna. Una cassa di verdure scoppi e dal cielo piovvero piselli. Un'altra cassa abbatt i cavi dell'elettricit di Naoetsu. Un'altra ancora bombard la baracca delle guardie. Louie e Tinker evitarono per un soffio di essere centrati e annientati da un gigantesco cilindro pieno di scarpe che non avevano visto arrivare. Il cilindro precipit attraverso il tetto del benjo e atterr sopra uno sfortunato australiano, che si ritrov con una gamba rotta, e uno yankee dell'Idaho, che riport una frattura al cranio, fortunatamente non fatale. Il prigioniero dell'Idaho aveva digiunato per tutto il giorno nella speranza di vedere piovere pacchi dal cielo e di potersi abbuffare di cibo americano invece che di alghe. Per evitare ulteriori disastri, qualcuno corse sulla strada e scrisse: SGANCIATE QUI.
Ebbe inizio un'orgia di cibo e fumo.10 Gli uomini si riempirono lo stomaco, poi si servirono una seconda volta e anche una terza. Louie apr un barattolo di zuppa di piselli condensata e se la mangi cos com'era, troppo affamato per diluirla con l'acqua. J.O. Young e due suoi amici si scolarono nove litri di cioccolata. I generi alimentari continuavano a piovere dal cielo. Ne stava arrivando una quantit tale che Fitzgerald chiese a qualcuno di andare a controllare se chi aveva scritto QUI CI SONO SETTECENTO PRIGIONIERI DI GUERRA sulla strada non avesse aggiunto sbadatamente uno zero.
A sera le mangiate cessarono. Uomini storditi dagli stomaci rigonfi se ne andarono a dormire senza la minaccia di bombardamenti, di tenko o di Uccelli. Anche Louie si distese, avvolto in un paracadute americano che aveva recuperato nella risaia.11
Sono le diciotto circa e me ne sto disteso beatamente sofferente, proprio come tutti i prigionieri di guerra hanno sognato durante l'intero internamento, in poche parole cos pieno di cibo che faccio fatica a respirare scrisse sul suo diario J.O. Young.12 Come prigionieri da quattro anni ... non c' niente come sentirsi soddisfatti dopo avere mangiato. O non ne hai mai abbastanza, oppure - come tutti noi in questo momento - sei cos strapieno che ti senti male.
Resta solo una cosa da dire prima di metterci a letto per la notte continuava Young e cio che  meraviglioso essere americani e uomini liberi, e perfino adesso  maledettamente difficile renderci conto che siamo uomini liberi.
La mattina del 2 settembre il B-29 denominato Ghost Ship segu la lunga linea della spiaggia che delimitava la costa occidentale del Giappone. L'aereo si era guadagnato il suo nome quando un controllore del traffico aereo che non riusciva a vedere nella cabina il pilota Byron Kinney, alto solo un metro e settanta, aveva esclamato: Non c' nessuno su quell'aereo! Deve essere un vascello fantasma!. Nel briefing tenutosi a Guam nel pomeriggio del giorno prima, Kinney era stato informato che avrebbe dovuto portare provviste a un remoto campo per prigionieri di guerra chiamato Naoetsu.
Louie sedeva da solo nel cortile quando il Ghost Ship comparve sotto le nuvole, sorvol a bassa quota la risaia, sganci il primo carico e cominci a tracciare un ampio cerchio per effettuare una seconda consegna. Sentendo il bombardiere, gli uomini assonnati uscirono dalle baracche e cominciarono a correre nella zona di atterraggio delle scorte. Louie vide l'aereo che stava tornando e cerc di avvertire i compagni. Mentre si abbassava, Kinney not i prigionieri sparsi nella risaia - sporchi, stracciati e malconci - e un loro compagno che, da solo, tentava di allontanarli. Il pilota non sganci il carico e vir di nuovo in cerchio. Quando torn, Louie aveva sgombrato l'area. Il secondo carico venne sganciato.
Byron Kinney, pilota di B-29, scatt questa fotografia durante il suo ultimo passaggio su Naoetsu, il 2 settembre 1945. Il campo di prigionia di Naoetsu  nella parte alta della foto, al di l del fiume. Alla confluenza dei due fiumi si scorgono le grandi baracche dall'alto delle quali Louie e altri ufficiali avevano progettato di gettare l'Uccello per ucciderlo. (Byron Kinney)
Kinney vir di nuovo, scese a bassissima quota sul campo e fece oscillare le ali in segno di saluto. A terra Louie agitava la camicia in aria in mezzo a una folla di altri prigionieri. L'aereo vol cos basso che Kinney e Zamperini videro la faccia sorridente l'uno dell'altro. Quando siamo passati per l'ultima volta, potevamo quasi sentire le loro grida di gioia scrisse il pilota. Sembravano cos felici. Mi sono commosso. Ho sentito che forse eravamo la mano della Provvidenza che si tendeva verso quegli uomini. Sono grato al destino di avere avuto la possibilit di andare l.13
Mentre il Ghost Ship si allontanava, un membro dell'equipaggio colleg la radio all'interfono di bordo e nell'aereo risuon la voce del generale Douglas MacArthur, in diretta dalla coperta della USS Missouri nella baia di Tokyo. Insieme a MacArthur c'era Bill Harris che, salvato da Omori, adesso occupava un posto d'onore a bordo della nave.14 Di fronte agli americani c'erano i dignitari giapponesi, pronti a firmare i documenti della resa.
Nella sua avanzata distruttiva in Oriente, il Giappone aveva portato morte e atrocit a un livello tale da sfidare ogni immaginazione. E poi c'erano i prigionieri di guerra. Il Giappone ne aveva contati circa 132.000, provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Nuova Zelanda, Olanda e Australia.15 Di questi, quasi 36.000 erano morti, vale a dire pi di un prigioniero su quattro.*16 Gli Stati Uniti dovettero registrare dati particolarmente tristi: di 34.648 americani prigionieri dei giapponesi, ne morirono 12.935, cio oltre il 37 per cento.** Per fare un paragone, degli americani prigionieri dei nazisti e degli italiani mor solo l'uno per cento.18 Il Giappone assassin migliaia di prigionieri di guerra in marce della morte19 e ne uccise altre migliaia sfinendoli in lavori da schiavi, come accadde ai circa 16.000 che morirono insieme ad almeno 100.000 asiatici durante la costruzione della ferrovia Birmania-Siam.20 Migliaia di prigionieri vennero picchiati, ustionati, pugnalati o manganellati a morte, assassinati a colpi di arma da fuoco, decapitati, uccisi nel corso di esperimenti medici21 o, in alcune occasioni, mangiati vivi in atti di cannibalismo rituale.22 E, come conseguenza di un'alimentazione del tutto inadeguata e di cibo e acqua contaminati, altre migliaia morirono di fame o per malattie facilmente prevenibili. Dei 2500 prigionieri di guerra internati nel campo di Sandakan nel Borneo, solo sei, tutti evasi, riuscirono ad arrivare vivi al settembre del 1945.23 E queste spaventose statistiche non comprendono i moltissimi uomini catturati ed eliminati sul posto, o deportati in luoghi come Kwajalein per essere uccisi senza che il mondo venisse mai a conoscenza del loro destino.
In esecuzione dell'ordine uccidere tutti, i giapponesi massacrarono fino all'ultimo uomo i 5000 coreani detenuti a Tinian,24 tutti i prigionieri di guerra di Ballale,25 Wake26 e Tarawa,27 tutti i prigionieri, tranne undici, di Palawan.28  evidente che stavano per assassinare tutti gli altri prigionieri di guerra e i detenuti civili quando la bomba atomica aveva fatto crollare il loro impero.
La mattina del 2 settembre 1945 il Giappone firm la resa formale. La Seconda guerra mondiale era finita.
Per Louie quelli furono giorni di gioia assoluta. Nonostante fosse ancora malato, deperito e debole, era elettrizzato da un'euforia quale non aveva mai provato in vita sua. La rabbia nei confronti dei suoi carcerieri era svanita. Come ogni compagno intorno a lui, si sentiva traboccare d'amore nei confronti di tutti e tutto.
Solo il pensiero dell'Uccello lo turbava. Qualche giorno prima lo avrebbe legato e ucciso senza alcun rimorso. Adesso il bisogno di vendetta non poggiava pi su basi cos solide. L'Uccello se n'era andato e non poteva pi arrivare fino a lui, per lo meno fisicamente. In quel momento tutto ci che Louie provava era felicit.
Il perdono era un sentimento comune tra gli uomini di Naoetsu. I prigionieri di guerra distribuivano viveri ai civili e regalavano cioccolato ai bambini.29 Louie e altri compagni consegnarono cibo e indumenti alle guardie, cui dissero di portare il tutto alle famiglie. Perfino Kono venne risparmiato. Ricevuto l'ordine di restare nel campo, il giapponese si rinchiuse nel suo ufficio per undici giorni, cos terrorizzato dalla possibilit di vendette che non ne usc nemmeno una volta.30 Quando un prigioniero finalmente apr la porta dell'ufficio, Kono sussult spaventato e corse a nascondersi in un angolo. Solo qualche giorno prima avrebbe forse dovuto subire una rappresaglia, ma ormai tra gli internati quello spirito si era dissolto. I prigionieri non gli torsero un capello.*
Ci fu un unico episodio di vendetta nel campo. Quando una guardia particolarmente odiata comparve nella mensa, uno dei prigionieri afferr l'uomo per il colletto e il fondo dei pantaloni e lo scagli fuori dalla porta, con tale forza da farlo veleggiare gi per la scarpata e finire nel fiume Hokura. I prigionieri non lo rividero pi.32
Le consegne di provviste non si interrompevano. Dopo qualche giorno di visite dei B-29, cibo, farmaci e indumenti erano ammassati ovunque. Gli ufficiali distribuivano la roba da mangiare non appena atterrava e gli uomini erano sepolti sotto montagne di generi di conforto. Alla fine qualcuno sal sul tetto e scrisse: BASTA COS - GRAZIE. NOTIZIE?33
Le abbuffate non furono prive di conseguenze. Sistemi digestivi che per anni avevano dovuto cavarsela con due o tre ciotole di alghe al giorno adesso erano sopraffatti. Naoetsu divent un festival di mitragliate diarroiche. Le file per i benjo si snodavano per l'intero campo e chi non era in grado di aspettare cominci a calarsi i pantaloni e a fertilizzare il Giappone ovunque gli capitasse. Dopo di che tutti tornavano a banchettare allegramente.
In tutto il Giappone i B-29 continuavano a riversare merci di ogni tipo sui prigionieri di guerra. Oltre mille aerei saturarono il cielo con quasi 4500 tonnellate di carne in scatola, macedonia di frutta, minestra, cioccolato, farmaci, indumenti e innumerevoli altri tesori.34 A Omori, Bob Martindale aveva preso possesso dell'odioso, piccolo ufficio dove un tempo l'Uccello se ne stava seduto davanti alla finestra panoramica per spiare e tormentare i prigionieri. Martindale si trovava appunto in quell'ufficio quando un'enorme cassa oscur il sole, atterr davanti alla finestra ed esplose, travolgendo la stanza in un cataclisma di cacao in polvere.35 Martindale usc barcollando, ricoperto di cacao dalla testa ai piedi ma illeso.
Tutti nel campo erano ansiosi di tornare a casa, ma i messaggi radio diffusi dalle forze di occupazione imponevano ai prigionieri di guerra di restare per il momento nei rispettivi campi. Fitzgerald venne informato che una squadra addetta all'evacuazione sarebbe arrivata a Naoetsu il 4 settembre per gestire il trasporto degli internati a Yokohama e da l in patria. Cos gli uomini si adattarono all'attesa mangiando, fumando, riposandosi, mangiando, facendo festa, nuotando e mangiando di nuovo. Louie si cibava con voracit, si irrobustiva e si espandeva in misura esponenziale, la faccia e il corpo sempre pi gonfi a causa della ritenzione idrica.
Fece del suo meglio per darsi una ripulita, cominciando dalla camicia di mussolina che aveva indossato ogni giorno dalla mattina in cui era salito a bordo del Green Hornet. Ormai sorella amatissima, la camicia era strappata, sbiadita e impregnata di polvere di carbone; il nome scritto a mano sul taschino era quasi illeggibile. Louie la fece bollire in una pentola per eliminare pidocchi e pulci e poi la strofin con forza per ripulirla dal carbone.36
I prigionieri cominciarono ad andarsene in giro per la campagna. Portavano con s generi vari che cercavano di barattare con civili cautamente amichevoli in cambio di rasature, tagli di capelli e souvenir. Bussavano alle porte delle case, offrendo tabacco e cibo in scatola in cambio di prodotti freschi. All'interno delle abitazioni videro grossi macchinari industriali, cos come a Louie era capitato di osservare tra le macerie di Tokyo.37 Tinker, che aveva trovato un grammofono Victrola nel campo, and in citt e compr un regalo per Louie: un disco, Impressions d'Italie di Gustave Charpentier.38 I prigionieri forzarono le porte del magazzino e trovarono circa millecinquecento pacchi della Croce Rossa.39 Parecchi uomini scoprirono un bordello e rientrarono al campo con sorrisi peccaminosi.40 Ken Marvin e un amico presero in prestito le biciclette di due ragazzi e cominciarono a pedalare lungo le strade, scoprendo in quale bellissimo posto si fossero trovati per tutto quel tempo. Imbattendosi per caso in un bagno pubblico pieno di civili, Marvin non esit a tuffarsi in acqua con loro, ripulendosi a fondo per la prima volta dopo la sua ultima doccia sull'atollo di Wake, che risaliva al dicembre del 1941. Mio Dio! Fu proprio una festa! ricorder.41
Finalmente arriv il 4 settembre. Ma non la squadra dell'evacuazione.42 Erano passate pi di due settimane da quando l'aerosilurante aveva sorvolato il fiume annunciando che la guerra era finita. Il comandante Fitzgerald, come tutti nel campo, non ne poteva pi di aspettare. Disse a Marvin e a un altro di trovare galloni e insegne della polizia militare e di accompagnarlo alla stazione. Una volta arrivati, Fitzgerald chiese a un funzionario giapponese di predisporre per il giorno dopo un treno con dieci carrozze. L'impiegato si rifiut e si dimostr inflessibile.
Il comandante John Fitzgerald era stato prigioniero dei giapponesi dall'aprile del 1943. Per due anni e mezzo era stato costretto a umiliarsi davanti a sadici e a imbecilli nel tentativo di proteggere i suoi uomini. L'avevano affamato, picchiato, ridotto in schiavit, sottoposto alla cura dell'acqua, torturato strappandogli le unghie. Aveva chiuso con le trattative. Ritrasse un braccio e sferr un pugno al funzionario delle ferrovie, con grande soddisfazione di Ken Marvin.43 Il giorno dopo il treno richiesto era in stazione, in perfetto orario.
Nella prima mattina del 5 settembre Louie impacchett il suo diario, il disco che gli aveva regalato Tinker, le lettere da casa e poi, per l'ultima volta, scese la scala a pioli della baracca. I prigionieri stavano radunandosi nel cortile in gioiosa aspettativa. Tutti avevano con s i pochi effetti personali rimasti; i soldati appartenenti al Commonwealth britannico trasportavano anche le scatole bianche che contenevano i resti dei sessanta australiani morti nel campo. Decisi a lasciare quel posto indecente con dignit, gli uomini si disposero dietro le bandiere delle rispettive nazioni. Poi, insieme, varcarono il cancello del campo e presero a marciare lungo la strada, verso le mogli, le fidanzate, i figli, mamma, pap e casa.44
Mentre si avviava sul ponte, Louie si volt per un'ultima occhiata. Alcune guardie e qualche impiegato del campo guardavano immobili i prigionieri che se ne andavano. Nel campo restavano pochi ammalati, in attesa di trasferimento il giorno dopo. Fitzgerald rest con loro, deciso a non partire finch l'ultimo dei suoi uomini non fosse stato liberato.*45 Louie alz un braccio e lo agit per dare l'addio alla guerra. Attravers il ponte e il campo spar dalla vista.
Il treno diretto a Yokohama part e l'ultima immagine che gli ex prigionieri ebbero di Naoetsu fu una fila disordinata di giapponesi: le poche guardie civili e gli impiegati del campo che erano sempre stati gentili con loro, in piedi lungo il binario, le mani alzate nel saluto militare.46
* Il Giappone deteneva anche oltre 215.000 prigionieri di guerra provenienti da altri paesi e diverse migliaia di lavoratori-schiavi. La percentuale dei decessi in questi gruppi non  nota.17
** C' stata in passato una certa confusione in merito alle statistiche relative ai prigionieri di guerra statunitensi. I dati qui riportati, elaborati dal professor Charles Stenger in un suo esauriente studio condotto per l'Amministrazione veterani, sembrano essere definitivi.
* Kono indoss abiti civili, fugg dal campo, scrisse alla madre dicendole che si sarebbe suicidato e poi, sotto falso nome, si trasfer a Niigata. Un anno dopo fu riconosciuto dalla foto sul manifesto Ricercato e venne arrestato. Condannato per gli abusi inflitti ai prigionieri di guerra, venne condannato ai lavori forzati a vita.31
* Rientrato in patria, Fitzgerald venne decorato con la Navy Cross e la Silver Star per l'eroismo dimostrato in combattimento e nel campo di prigionia.
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La Festa della mamma.
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Gli ex prigionieri di Naoetsu avevano il controllo totale del treno. A ogni citt lungo il tragitto, il convoglio si fermava gemendo e gli uomini si riversavano fuori a valanga per poi risalire in massa, carichi di sake liberato e di qualsiasi altra cosa fossero riusciti a rubare. Il sake cominci a circolare nei corpi scheletrici e gli uomini si fecero sempre pi scatenati. Un tenente si alz in piedi e, in tono solennemente ufficiale, li ammon sollecitandoli a mantenere un comportamento decoroso. Disse che non voleva che qualcuno finisse per precipitare dal treno.
Verso le tre del pomeriggio il treno si blocc e cominci a retrocedere. Proprio come aveva temuto il tenente, un uomo era caduto fuori. Mentre il treno procedeva a marcia indietro, il prigioniero disperso comparve alla vista. Era proprio quello stesso tenente, completamente sbronzo. E fortunato: per tutto il pomeriggio ci furono ubriachi che caddero o scesero dal treno, che tuttavia non si ferm ad aspettarli. I dispersi dovettero arrangiarsi per arrivare a destinazione.
In tutto il Giappone, da nord a sud, treni stracarichi di ex prigionieri di guerra si snodavano come serpenti in direzione di Yokohama. Con il viso premuto contro il finestrino, gli uomini vedevano per la prima volta cosa avevano fatto tutti quei B-29. Citt un tempo grandiose adesso erano solo piatte distese nere il cui unico tratto distinguibile era una griglia di strade carbonizzate che attraversavano il nulla per andare verso il nulla.
Alla prima visione della distruzione subita dal nemico, i prigionieri gridarono esultanti. Ma dopo la prima citt ne arriv un'altra, poi un'altra e un'altra ancora, metropoli rase al suolo e disseminate di sopravvissuti che si aggiravano come spettri, frugando tra le macerie. Le grida di giubilo cessarono. Sul treno di Zamperini il silenzio cal quando attraversarono Tokyo. Una settimana dopo che Louie se n'era andato da Omori, quaranta chilometri quadrati della capitale giapponese, e diecimila anime, erano stati completamente annientati dai B-29.1
Alcuni treni passarono da Hiroshima. Praticamente tutti i prigionieri erano convinti che la distruzione di quella citt li avesse salvati dall'esecuzione. John Falconer, un sopravvissuto alla Marcia della Morte di Bataan, osserv il panorama mentre Hiroshima si avvicinava. All'inizio c'erano alberi rifer allo storico Donald Knox. Poi alberi senza foglie. Poi senza rami. Ancora pi vicino, non c'erano pi neppure i tronchi e poi, al centro, non c'era pi niente. Niente! Era meraviglioso. Mi resi conto che era stato quello che aveva fatto finire la guerra. Significava che non dovevamo avere pi fame o restare senza cure mediche. Ero insensibile alle necessit umane e alle sofferenze di chiunque altro. So che non  giusto dire che era meraviglioso perch in realt non lo era affatto. Ma ero convinto che il fine probabilmente aveva giustificato i mezzi.2
Alle sette di quella sera il treno di Naoetsu arriv in una Yokohama distrutta dalle bombe e si ferm in stazione.
Bentornati, ragazzi.3
Davanti a me, in uniforme e berretto kaki immacolati, c'era una ragazza americana con un sorriso da copertina, trucco impeccabile e capelli biondi ossigenati scrisse Tom Wade.4 Dopo tre anni e mezzo in un campo di prigionia, venivo liberato dalla Grande Bionda Americana!
Gli ex prigionieri vennero subito travolti dalle infermiere della Croce Rossa, alcune delle quali nel vederli scoppiarono a piangere. Forse quelle donne non erano tutte belle, ma a Ken Marvin sembrarono dee.5
Qualcuno scorse una mensa e tutti si lanciarono alla carica. In mezzo a quel caos c'era anche un giornalista, Robert Trumbull, il quale urlando chiese se qualcuno avesse una storia interessante da raccontare. Passandogli accanto, Frank Tinker gli disse di parlare con Louie Zamperini, e glielo indic con un gesto.6
Zamperini  morto ribatt Trumbull, che pens che l'uomo indicato non assomigliava neppure vagamente al famoso corridore.7 Domand a Zamperini se fosse in grado di provare la sua identit e Louie estrasse il portafoglio. I giapponesi ne avevano ripulito tutti gli scomparti, ma in una tasca segreta Zamperini aveva nascosto otto dollari, la vignetta per la quale lui e Phil erano stati picchiati e un pass a suo nome per le partite di football dell'USC.
Trumbull era stupefatto. Prese da parte Louie e cominci a rivolgergli domande. Zamperini gli raccont l'intera odissea. Omise un solo dettaglio: per rispetto a Mac e alla sua famiglia, non spieg in che modo fosse andato perso il cioccolato sul canotto. Phil in seguito si sarebbe comportato allo stesso modo, dichiarando che il cioccolato era caduto fuori bordo. Quando Louie termin il suo racconto, Trumbull gli domand di riassumere in una frase ci che aveva dovuto sopportare. Louie rimase in silenzio.
Se sapessi di dover rivivere quelle esperienze disse alla fine mi ucciderei.8
Il mattino seguente Louie venne accompagnato a un campo d'aviazione. Da l sarebbe volato a Okinawa, punto di raccolta di molti prigionieri di guerra prima del rientro in patria. Vedendo un tavolo carico di razioni K, cominci a imbottirsi la camicia di confezioni. Scost bruscamente l'addetto che cercava di rassicurarlo che non aveva bisogno di ammassare provviste dato che nessuno lo avrebbe pi costretto alla fame. Con un aspetto estremamente gravido, Louie sal sul suo aereo.9
Nella confusione del giorno prima aveva perso di vista i suoi amici. Non c'erano stati saluti. Alle sette di quella mattina era gi in volo e lasciava il Giappone, sperava, per sempre.
Nel campo di volo di Okinawa un sergente maggiore di nome Frank Rosynek aspettava l'arrivo degli aerei da trasporto.10 Faceva parte della vecchia unit di Louie - l'11o Gruppo bombardieri, ora di stanza a Okinawa - e si era recato al campo per accogliere i prigionieri di guerra, che poi descriver come un branco di uomini dall'aspetto patetico: quasi tutti pelle e ossa, vestiti di stracci e con scarpe di fortuna, nervosi. Si aggir tra di loro, ascoltandone le storie, meravigliandosi di come assaporassero deliziati la sbobba della mensa, guardandoli piangere davanti alle foto delle mogli e delle fidanzate che, speravano, non li avevano dati per morti.*
L'ufficiale in comando chiese a Rosynek di presenziare all'interrogatorio di un prigioniero che aveva fatto parte dell'11o. Quando arriv, Rosynek vide tre ufficiali seduti davanti a un uomo dal viso tirato, con la barba lunga e indumenti sbiaditi dal sole. Gli ufficiali lo fissavano scioccati. Il colonnello disse a Rosynek che quell'uomo era Louis Zamperini, scomparso circa due anni e mezzo prima e da tutti ritenuto morto. Rosynek era incredulo. Era stato compito suo scrivere ai familiari dei dispersi dell'11o e probabilmente aveva scritto anche alla madre di Zamperini, sebbene non se ne ricordasse. C'erano state talmente tante lettere del genere. E nessuno di quegli uomini era mai risultato essere ancora vivo. Fino a quel momento.12
Fu probabilmente un po' pi tardi quel giorno stesso che il defunto entr nella sede dell'11o Gruppo bombardieri. Jack Krey, che a Oahu aveva imballato gli effetti personali di Zamperini, riassunse la reazione generale alla notizia della ricomparsa di Louie: Be', che mi venga un colpo!.13
Non fu la riunione che Louie aveva immaginato. Quasi tutti quegli uomini erano degli estranei per lui. Molti dei suoi vecchi amici erano morti. Duecentoventicinque componenti dell'11o erano dispersi e presumibilmente morti, compresi ventisei della 42 Squadriglia di Louie. Molti di pi erano caduti in combattimento.14 Dei sedici scatenati giovani ufficiali che avevano condiviso il santuario pornografico di Oahu, solo quattro - Louie, Phil, Jesse Stay e Joe Deasy - erano ancora vivi.15 Louie e Phil erano svaniti nel Pacifico. Deasy era stato rimpatriato con la tubercolosi. Solo Stay aveva completato il suo turno di servizio di quaranta missioni. Aveva visto precipitare cinque aerei che gli volavano a fianco, uccidendo tutti gli uomini a bordo, ma miracolosamente il danno totale riportato dai suoi bombardieri era stato di un unico foro di proiettile. Era tornato a casa in marzo.
Qualcuno diede a Louie una copia del Minneapolis Star-Journal del 15 agosto. In una delle ultime pagine c'era un articolo, intitolato Per non dimenticare, che parlava di atleti caduti in guerra. Oltre quattrocento sportivi tra dilettanti, professionisti e di college erano morti, compresi diciannove giocatori professionisti di football, cinque di baseball dell'American League, undici golfisti professionisti e Charlie Paddock, sprinter e campione olimpico del 1920 che Louie aveva conosciuto personalmente. E sulla stessa pagina Zamperini vide la propria fotografia e le parole grande mezzofondista... caduto in azione nel Sud Pacifico.16
La mensa di Okinawa restava aperta ventiquattro ore al giorno per i prigionieri, i quali non riuscivano a smettere di mangiare. Louie punt direttamente in quella direzione, ma venne bloccato sulla porta. Dato che i giapponesi non lo avevano mai registrato presso la Croce Rossa, il suo nome non risultava nell'elenco dei prigionieri. Per quanto riguardava la mensa, non era un prigioniero di guerra. Incontr lo stesso problema quando cerc di procurarsi una nuova uniforme per sostituire camicia e pantaloni che aveva indossato tutti i giorni a partire dal 27 maggio 1943. Fino a quando il pasticcio burocratico-militare non si risolse, dovette sopravvivere con le barrette che gli passavano le infermiere della Croce Rossa.17
Poco dopo l'arrivo a Okinawa, venne mandato in un ospedale per una visita di controllo. Come la maggior parte degli ex prigionieri, abbuffandosi giorno e notte Louie era ingrassato molto rapidamente: adesso pesava sessantacinque chili, solo otto circa meno del suo peso al momento del disastro aereo. Ma a causa dell'impressionante ritenzione idrica, erano chili flaccidi e privi di muscoli, che gli assicuravano solo una faccia da luna piena. Soffriva ancora di una capricciosa dissenteria ed era debole come un filo d'erba. Aveva solo ventotto anni, ma il suo corpo, dentro e fuori, era segnato dal trauma di ventisette mesi di abusi e privazioni.18 I medici, che sapevano chi era stato un tempo, lo fecero sedere per una conversazione formale. Quando Louie usc, un giornalista gli domand della sua carriera di atleta.
 finita fu la secca risposta. Non correr mai pi.19
Louie a Okinawa. All'anulare della mano destra si intravede l'anello dell'USC che era rimasto agganciato ai rottami dell'aereo mentre si inabissava. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Gli Zamperini erano tesi e nervosi. Dopo la scomparsa, l'unico messaggio di Louie giunto in America era stato la trasmissione radio di dieci mesi prima. Le lettere che Louie aveva scritto dopo che l'Uccello se n'era andato da Omori non erano arrivate. A parte la comunicazione di dicembre del dipartimento della Guerra che confermava lo status di prigioniero di Louie, non c'era pi stata una sola parola da lui o su di lui. I giornali erano pieni di storie su prigionieri di guerra uccisi e le famiglie non potevano certo sentirsi tranquille. Gli Zamperini si misero in contatto con il dipartimento della Guerra, che per non aveva nulla da dire. Sylvia continuava a scrivere al fratello, raccontandogli tutto quello che la famiglia avrebbe fatto quando fosse tornato a casa. Tesoro, ci prenderemo cura di te. Sarai King Toots: tutto ci che il tuo cuore desidera (s, perfino ragazze con i capelli rossi e tutto il resto).20 Ma, come tutta la famiglia, Sylvia aveva paura. Pete, che viveva nel suo alloggio di ufficiale a San Diego, continuava a telefonare a casa per sentire se c'erano notizie. La risposta era sempre negativa.
Poi, la mattina del 9 settembre, venne svegliato da una mano sulla spalla che lo scuoteva con forza. Apr gli occhi e vide un suo amico, chino su di lui con un enorme sorriso. L'articolo di Trumbull era comparso sul Los Angeles Times. Il titolo diceva tutto: Zamperini torna dal regno dei morti.21
In un attimo Pete era gi in piedi e si stava vestendo. Si precipit al telefono e compose il numero di casa. Fu Sylvia a rispondere. Lui le domand se avesse saputo la notizia.
Se ho saputo la notizia? fece Sylvia. Accidenti se l'ho saputa! Wow! Pete le chiese di passargli la madre, che per era troppo emozionata per parlare.
Louise e Virginia corsero in chiesa per una preghiera di ringraziamento e poi tornarono a casa per i preparativi. Spolverando i trofei nella stanza del figlio, Louise si sforzava di non piangere e continuava a ripetere: Sta tornando a casa. Sta tornando a casa.
Da adesso in poi annunci la Festa della mamma per me sar il 9 settembre, perch  il giorno in cui ho saputo con certezza che il mio ragazzo stava tornando a casa per restarci.
Cosa ne dici, Pop? chiese qualcuno al padre di Louie.
Quei Jap non potevano spezzarlo rispose Anthony. Il mio ragazzo  parecchio tosto, sai.22
La liberazione era ancora lontana per Phil e Fred a Rokuroshi. Dopo l'annuncio della fine della guerra il 22 agosto, i prigionieri erano rimasti ad aspettare che qualcuno andasse a prenderli. Si erano impadroniti di una radio, grazie alla quale sentivano parlare di altri campi che erano stati liberati, ma da loro non arrivava nessuno. Cominciarono a chiedersi se qualcuno fosse al corrente della loro esistenza. Fu solo il 2 settembre che alcuni B-29 volarono finalmente su Rokuroshi, sganciando pallet che piombarono nelle risaie con tale forza che per estrarli gli uomini dovettero scavare. I prigionieri mangiarono fino a scoppiare. Uno di loro riusc a mandare gi nove chili di cibo in un solo giorno e, inspiegabilmente, non si sent male.23
Quel pomeriggio un marinaio statunitense frug tra le sue cose ed estrasse il suo bene pi segreto e prezioso. Era una bandiera a stelle e strisce, con una storia interessante. Nel 1941, poco prima che Singapore cadesse in mano ai giapponesi, una missionaria americana aveva consegnato la bandiera a un prigioniero di guerra britannico, il quale era finito a bordo di una nave che poi era affondata. Due giorni dopo, un altro prigioniero inglese aveva recuperato la bandiera sott'acqua e l'aveva passata al marinaio americano, il quale l'aveva tenuta con s per tutta la durata della guerra, riuscendo miracolosamente a nasconderla ai giapponesi. I prigionieri di Rokuroshi ammainarono la bandiera giapponese e issarono quella a stelle e strisce, poi si misero sull'attenti e salutarono militarmente, i visi rigati di lacrime.24
Il 9 settembre Phil, Fred e i loro compagni vennero finalmente caricati su camion e portati via dalla montagna. All'arrivo a Yokohama vennero accolti da pancake, da una banda che suonava California, Here I Come e da un generale che, non appena li vide, scoppi a piangere. Furono poi fatti salire a bordo di una nave per una doccia calda e altro cibo. L'11 settembre la nave salp alla volta degli Stati Uniti.
Quando la notizia dell'articolo di Trumbull arriv nell'Indiana, il telefono di Kelsey Phillips cominci a squillare e sulla veranda di casa si accalcarono amici e giornalisti. Memore della richiesta del dipartimento della Guerra di non parlare pubblicamente della scoperta che il figlio era vivo, Kelsey mantenne un sorridente silenzio, in attesa della comunicazione ufficiale del rilascio di Allen dal campo di prigionia. Fu solo il 16 settembre che arriv il telegramma del dipartimento in cui si annunciava la sua liberazione. Subito dopo Kelsey ricevette una telefonata da sua sorella, che le trasmise un messaggio del figlio, passato di bocca in bocca da Rokuroshi a Yokohama, da San Francisco al New Jersey e all'Indiana: era libero. Gli amici di Allen andarono in centro citt, comprarono i giornali, li aprirono sul pavimento del soggiorno di qualcuno e passarono la mattina a leggere e a piangere.25
Piena di gioia, Kelsey ripens a ci che suo figlio le aveva scritto in una lettera: Darei qualunque cosa per essere a casa con tutti voi. Aspetto quel giorno, anche se non so quando arriver.
Quel giorno si rallegr Kelsey  arrivato.26
A Okinawa Louie se la spassava, mangiando, bevendo e divertendosi.27 Quando ricevette l'ordine di rientro in patria, preg un medico di farlo restare ancora un po': non voleva che sua madre lo vedesse cos magro. Il medico non solo acconsent a ospedalizzare il paziente, ma gli organizz anche una festa di bentornato-in-vita con una botte da venti litri di bourbon: alcol mischiato con sciroppo di coca, acqua distillata e qualsiasi altra cosa a portata di mano.
Pass pi di una settimana, i bombardieri decollavano carichi di ex prigionieri e Zamperini continuava a restare a Okinawa. Le infermiere gli organizzarono un altro party, il bourbon fatto in casa andava gi bene e ci fu anche una gita in jeep al chiaro di luna con una bella ragazza.28 Louie intanto aveva scoperto un lato divertente dell'essere creduto defunto: poteva spaventare a morte la gente. Venuto a sapere che un ex osservatore di atletica dell'USC si trovava sull'isola, chiese a un amico di contattarlo e di dirgli che conosceva un promettente mezzofondista del college in grado di correre il miglio in poco pi di quattro minuti. L'osservatore chiese ansiosamente di conoscere l'atleta in questione. Quando comparve Louie, l'uomo cadde dalla sedia.29
Il 17 settembre un tifone si abbatt su Okinawa. Zamperini era sotto una tenda quando avvert il richiamo della natura, che lo costrinse a uscire e a lottare contro il vento per raggiungere il capanno del gabinetto. Era seduto sul water con i pantaloni abbassati quando una raffica violenta scagli l'intero gabinetto, con lui dentro, al di l di un argine. Scaricato nel fango sotto una pioggia furiosa, Louie si alz in piedi, si tir su i pantaloni, venne colpito da un'altra raffica e cadde di nuovo. Risal il pendio strisciando nel fango come una lucertola, per usare le sue stesse parole. Dovette picchiare a lungo alla porta dell'ospedale prima che qualcuno lo sentisse.30
La luce del mattino rivel aerei ribaltati, navi affondate e tende collassate. Louie, ricoperto da tutto ci che un salto mortale all'interno di un gabinetto pu riversare su un uomo, si sent finalmente pronto a lasciare Okinawa. Chiese a un soldato semplice di rovesciargli secchiate d'acqua sulla testa mentre si insaponava e poi raggiunse il campo di volo. Quando vide l'aereo sul quale avrebbe dovuto imbarcarsi, sent un'ondata di nausea. Era un B-24.
La prima tratta del viaggio, fino alla citt di Laoag nelle Filippine, si svolse senza incidenti. Nel secondo volo con destinazione Manila, l'aereo era cos sovraccarico di prigionieri che per poco non precipit poco dopo il decollo, abbassandosi talmente che l'acqua di mare spruzz le gambe dei passeggeri attraverso le fessure della stiva bombe.*31 Comunque il bombardiere riusc ad atterrare a Manila, dove Louie trov un passaggio su un aereo da trasporto. Seduto in cabina, raccont al pilota la sua storia, dal disastro del Green Hornet a Kwajalein e al Giappone. Mentre Zamperini parlava, il pilota si abbass sopra un'isola, atterr e chiese al suo passeggero se avesse mai visto prima quel posto. Louie si guard intorno e vide una terra desolata e carbonizzata. Non riconosceva nulla.
Questa  Kwajalein gli disse il pilota.33
Non pu essere Kwajalein pens Louie. Durante la prigionia, rubando occhiate da sotto la benda o mentre lo spintonavano verso gli interrogatori e gli esperimenti medici, aveva visto una vasta area di verde intenso. Adesso non vedeva un solo albero. I combattimenti per la conquista dell'isola avevano praticamente divelto la giungla dal terreno. Zamperini si sarebbe chiesto per molto tempo se il generoso Kawamura fosse morto l.
Qualcuno lo inform che in realt un albero c'era ancora. I due saltarono a bordo di una jeep e andarono a vederlo. Fissando l'ultimo albero di Kwajalein, con la pancia piena, nessuna benda sugli occhi e nessuno che lo picchiasse, Louie ebbe la sensazione di trovarsi nel pi dolce dei sogni.34
Prosegu per le Hawaii. Constatate le condizioni dei prigionieri, le autorit americane avevano deciso di ospedalizzarli praticamente tutti.35 Louie venne ricoverato in un ospedale di Honolulu, dove si trov a condividere la stanza con Fred Garrett.36 Era la prima volta che dormiva sopra un materasso e tra lenzuola pulite dopo i primi giorni successivi alla cattura. Gli venne consegnata una nuova uniforme con i gradi di capitano, dato che, come la maggior parte dei prigionieri dell'esercito, era stato promosso durante l'internamento. Per indossare i nuovi capi, si tolse l'amata camicia di mussolina, la mise da parte e se ne dimentic. Arrivato in centro citt, all'improvviso gli venne in mente la camicia e torn in ospedale per recuperarla. Era gi stata buttata via, cosa che gli spezz il cuore.37
Louie e Fred decisero di spassarsela. Sembrava che tutti quelli che incontravano volessero portarli da qualche parte, dar loro da mangiare, offrire da bere. Una volta diedero spettacolo in spiaggia: Fred, che si sentiva castrato dalla piet suscitata dalla gamba amputata, gett via le grucce, si lanci su Louie e lo placc. L'incontro di lotta che segu richiam una folla di scandalizzati spettatori, convinti che un militare normodotato stesse picchiando un indifeso compagno con una gamba sola.38 Andandosene a spasso per le Hawaii, ubriacandosi, battibeccando con Fred, Louie non si concesse mai un momento per riflettere sulla guerra. Pensavo semplicemente che, dopo essere stato svuotato, adesso mi stavo riempiendo dir in seguito. E volevo continuare a riempirmi.39
In quel mese di ottobre Tom Wade sbarc da una nave a Victoria, Canada e, insieme a una moltitudine di ex prigionieri di guerra, cominci un viaggio transcontinentale in treno che in breve si trasform in un party ininterrotto, allietato anche da otto matrimoni estemporanei. Devo avere baciato un migliaio di ragazze mentre attraversavo il continente scrisse Wade a Louie e quando dopo la prima stazione ho camminato lungo il treno con tutta la faccia sporca di rossetto, sono diventato l'ufficiale pi popolare del convoglio. A New York venne imbarcato sulla Queen Elizabeth per essere rimandato in Inghilterra. Scese di nascosto dalla passerella, pomici con una ragazza della Croce Rossa e risal a bordo con una scatola di barrette Hershey. Arrivato in patria, scopr che le connazionali preferivano i soldati yankee e canadesi agli inglesi. Ho deciso di rimediare in qualche modo scrisse Wade. Mi sono cucito un paio di distintivi extra e insegne varie sull'uniforme, nessuno se n' accorto e mi sono lanciato all'assalto delle ragazze. Me la sono cavata benissimo.40
Il 16 ottobre Russell Allen Phillips, in alta uniforme con i gradi di capitano, scese da un treno nell'Indiana. Era rimasto lontano da casa per quattro anni. Sua madre, sua sorella e una folla di amici lo stavano aspettando. Il padre, che sarebbe presto rientrato dall'Europa, aveva inviato un telegramma: GRAZIE A DIO IL GRAN GIORNO  ARRIVATO. BENTORNATO A CASA FIGLIO MIO. Ad attenderlo c'era anche la donna la cui immagine lo aveva sostenuto per tutto quel tempo. Finalmente Cecy era tra le sue braccia.41
A casa di Kelsey a Princeton, Allen venne fatto sedere sui gradini dell'ingresso. Sorrideva quando gli scattarono la fotografia dietro la quale qualcuno in seguito scrisse una parola: Casa!.
Quattro settimane pi tardi, dopo la cerimonia celebrata dal reverendo Phillips a casa dei genitori di Cecy, l'eroe impalm finalmente la sua ragazza. Allen non possedeva un'auto, cos se ne fece prestare una da un amico. E poi, come aveva promesso in una lettera tanto tempo prima, scapp con Cecy in un posto dove nessuno li avrebbe mai trovati.
Pete era cos ansioso di rivedere suo fratello che non ce la faceva pi. I combattimenti erano cessati a met agosto, si era ormai in ottobre e Louie continuava a rimbalzare da un ospedale all'altro, lontano da casa. Quando venne a sapere che Louie era finalmente rientrato in patria, trasferito dalle Hawaii al Letterman General Hospital di San Francisco, si assent senza permesso. Trov un passaggio per San Francisco su un aereo della marina e raggiunse l'ospedale facendo l'autostop. Dal banco dell'accettazione chiam la stanza di Louie, che un minuto dopo comparve nell'atrio.
Russell Allen Phillips arriva a casa della madre. Sul retro della foto qualcuno ha scritto Casa!. (Per gentile concessione di Karen Loomis)
Ognuno dei due rimase stupito alla vista dell'altro. Pete si era aspettato di vedere un Louie emaciato e lo sorprendeva vederlo quasi corpulento. Louie a sua volta rimase turbato nel constatare come anni di preoccupazioni avessero segnato il fratello: Pete era magrissimo e quasi completamente calvo. I due fratelli si abbracciarono, entrambi con gli occhi umidi.42
Trascorsero parecchi giorni insieme a San Francisco, mentre i medici finalmente avevano la meglio sulla dissenteria di Louie. Dopo avere letto l'articolo di Trumbull, Pete aveva temuto che suo fratello potesse essere gravemente traumatizzato, ma ridendo e scherzando con lui le sue paure svanirono. Louie era loquace e allegro come sempre. Una volta si present un gruppo di giornalisti che volevano intervistarlo ma si affollarono tutti intorno a Pete, presumendo che l'ex prigioniero di guerra dovesse essere quello dei due che aveva l'aspetto pi sparuto e sofferente.
Il ritorno a casa di Louie, aeroporto di Long Beach. In primo piano, da sinistra a destra: Virginia, Sylvia, Louise e Louie. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
In un giorno di pioggia di ottobre, l'esercito mand un malconcio B-25 a San Francisco per riportare Louie a casa. Pete, ancora assente ingiustificato, sal a bordo con lui. L'aereo decoll e si alz sopra le nubi in un cielo azzurro splendente. Spaventato a morte dal volo, Pete cerc di ignorare i gemiti e gli scricchiolii dell'aereo e di distrarsi guardando il tappeto di nuvole illuminate dal sole, il lato superiore delle nubi temporalesche. Aveva la sensazione di poter uscire dall'aereo e camminarci sopra.43
Raggiunta Long Beach, il B-25 ridiscese nella pioggia e atterr. Pap e mamma Zamperini, Sylvia e Virginia schizzarono fuori dalle auto dell'esercito. Nell'attimo stesso in cui l'aereo si ferm, Louie salt a terra, corse da sua madre e l'abbracci.
Cara mamma mia sussurr in italiano. Pass molto tempo prima che madre e figlio si staccassero.44
* Un prigioniero vide realizzarsi il suo incubo peggiore. Dopo essere stato liberato, venne informato da un giornalista che la moglie, credendolo morto, aveva appena sposato suo zio. Quando la donna venne a sapere che il primo marito era ancora vivo, fece immediatamente annullare il secondo matrimonio e si rivolse all'Associated Press perch comunicasse al coniuge disperso il seguente messaggio: Amo te soltanto, Gene. Ti prego di perdonarmi.11
* Louie fu pi fortunato di quanto potesse pensare. Un altro aereo da trasporto precipit al decollo, in parte perch parecchi ex prigionieri olandesi lo avevano sovraccaricato portando a bordo un grosso bottino di stivali militari americani che intendevano vendere in patria. Tutti i passeggeri morirono. Un altro aereo che trasportava ex prigionieri precipit nell'oceano.32
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PARTE QUINTA.
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34.
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La ragazza di luce.
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In un pomeriggio di ottobre Louie scese da un'auto dell'esercito, si ferm sul prato del 2028 di Gramercy Avenue e, per la prima volta dopo pi di due anni, rivide la casa dei suoi genitori.
Per questa casetta  valsa la pena sopportare tutto disse.1
Mentre i genitori, le sorelle e il fratello entravano in casa, Louie rimase immobile, oppresso da una strana sensazione di disagio. Dovette farsi forza per salire gli scalini d'ingresso.
La casa era stata lustrata da cima a fondo per il suo ritorno.2 Il ripiano del tavolo in sala da pranzo era un ingorgo di piatti stracolmi. Regali di Natale e di compleanno di tre anni aspettavano di essere scartati. C'era anche un dolce con la scritta BENTORNATO A CASA LOUIE. La Plymouth beige decapottabile era in garage, esattamente come Zamperini l'aveva lasciata.
La famiglia si raccolse intorno a Louie, chiacchierando, ansiosa di guardarlo e toccarlo. Anthony e Louise sorridevano, ma c'era un'ombra nei loro occhi, una tensione che prima non c'era mai stata. Ci che Louie non vide fu l'eruzione cutanea sulle mani di sua madre. Non appena Louise aveva saputo che suo figlio stava tornando, lo sfogo era scomparso. Non era rimasto alcun segno, nemmeno una cicatrice. La donna non ne avrebbe mai parlato con Louie.
Dopo il dolce gli Zamperini si sedettero a chiacchierare. La conversazione fluiva spontanea, com'era sempre stato. Nessuno fece domande sul campo di prigionia. Louie accenn appena all'argomento che, con sollievo generale, sembrava suscitargli scarse emozioni. A quanto pareva, se la sarebbe cavata benissimo.
Sylvia aveva una sorpresa per suo fratello. Lynn Moody, la ragazza che aveva trascritto l'intervento radiofonico di Louie, aveva fatto in modo che agli Zamperini venisse inviata una registrazione della trasmissione. La famiglia aveva conservato con cura quel disco, che aveva fornito la prova del fatto che Louie era ancora vivo. Non sapendo nulla delle circostanze in cui era avvenuta la trasmissione, Sylvia era ansiosa di condividere l'esperienza con il fratello e, mentre Louie se ne stava seduto, rilassato e allegro, sistem il disco sul piatto del giradischi e fece partire la registrazione.
All'improvviso Louie si mise a urlare. Sylvia si volt di scatto e vide il fratello che, scosso da un tremito violento, gridava: Toglilo! Toglilo! Non lo sopporto!. Sylvia balz in piedi, mentre suo fratello continuava a imprecare, strillando qualcosa a proposito dei prigionieri propagandisti. Sylvia tolse il disco e Louie le grid di romperlo. La ragazza ubbid e lo gett via.3
Louie rimase in silenzio, tremando. I suoi familiari lo fissavano sconvolti.
Sal in camera sua e si distese sul suo vecchio letto. Quando finalmente si appisol, l'Uccello lo segu nei suoi sogni.4
Quello stesso individuo era nella mente di molte altre persone in quell'autunno. A bordo di navi attraccate a Yokohama, sotto tende a Manila e in ospedali negli Stati Uniti, ex prigionieri di guerra raccontavano le loro storie. Gli investigatori che raccoglievano dichiarazioni giurate riguardanti i criminali di guerra ascoltavano gli uomini parlare di abusi e atrocit al limite della credibilit. A mano a mano che le varie storie venivano confermate e avvalorate, divent sempre pi chiaro che quei fatti erano stati abituali e comuni nei campi sparsi in tutto l'impero giapponese. Colloquio dopo colloquio, gli ex prigionieri citavano lo stesso nome: Mutsuhiro Watanabe. Quando Wade scrisse quel nome nella sua dichiarazione giurata, l'investigatore esclam: Ancora Watanabe! Su di lui abbiamo gi materiale sufficiente per impiccarlo sei volte.5
Si rilassi gli disse Wade. C' ancora parecchio altro.
L'11 settembre il generale MacArthur, adesso comandante supremo delle potenze alleate nel Giappone occupato, ordin l'arresto di quaranta indiziati di crimini di guerra.6 Mentre migliaia di individui sarebbero stati ricercati in tempi successivi, questo primo elenco riguardava i soggetti accusati dei crimini peggiori. Il primo della lista era Hideki Tojo, mente di Pearl Harbor e responsabile degli ordini in base ai quali i prigionieri di guerra erano stati schiavizzati e affamati, seguito da Masahuru Homma, responsabile della Marcia della Morte di Bataan.* Nel medesimo elenco figurava anche il nome di Mutsuhiro Watanabe.
L'Uccello era fuggito da Naoetsu in preda al panico e senza alcun piano. In base alle testimonianze della famiglia Watanabe, si present al villaggio di Kusakabe, dove abitavano la madre e altri parenti. Dopo una settimana e mezzo dal suo arrivo, una zia lo sorprese mentre beveva e lo inform che aveva appena sentito una trasmissione radiofonica in cui veniva fatto il suo nome come indiziato di crimini di guerra. Mutsuhiro decise di scomparire. Disse alla madre che sarebbe andato a visitare la tomba di un amico, poi per prese da parte la sorella minore, le confid che doveva scappare e le raccomand di non riferirlo alla mamma. Mentre si preparava ad andarsene, la ragazzina gli regal un mazzo di carte, da usare per leggere il futuro.
Indossata l'uniforme da cui aveva strappato gradi e mostrine, Mutsuhiro riemp un baule di cibo e indumenti e lo caric in auto. Guid fino alla stazione e sal sul primo treno che vide, senza verificarne la destinazione. Sperava che il treno lo avrebbe portato in un luogo remoto e oscuro, ma dopo sole due fermate il convoglio giunse al capolinea, la metropoli di Kofu. Watanabe scese, vag per la stazione, poi si distese in un angolo e si addorment.8
La mattina prese a vagabondare per Kofu. Passando accanto a una radio, sent il proprio nome tra quelli dei ricercati per crimini di guerra. Il fatto che fosse in quell'elenco non lo sorprese, ma rimase scioccato nel sentire il proprio nome insieme a quello di Tojo. Se la sua posizione era considerata paragonabile a quella di Tojo, l'arresto sarebbe equivalso all'esecuzione.
Giur che, a qualsiasi costo, non sarebbe caduto nelle mani degli americani. Fu cos che decise di sparire per sempre.9
Mutsuhiro fuggiva e la caccia cominciava. Nonostante adesso stesse operando agli ordini degli ex nemici, la polizia giapponese lavorava con efficienza ed energia per rintracciare gli indiziati di crimini di guerra. Il caso Watanabe non faceva eccezione. Non avendo trovato alcuna traccia all'ultimo indirizzo conosciuto di Mutsuhiro, i poliziotti si presentarono a casa di sua madre, a Kusakabe. Shizuka Watanabe dichiar che il figlio in effetti era stato l, ma poi se n'era andato. I poliziotti lo avevano mancato per tre giorni. Shizuka ipotizz che il figlio potesse aver cercato rifugio presso la sorella Michiko, che viveva a Tokyo. Lei stessa tra non molto sarebbe andata a trovare Michiko e, se avesse trovato Mutsuhiro a casa sua, lo avrebbe sollecitato a costituirsi.
La polizia decise di seguire quella pista. Shizuka forn l'indirizzo della figlia e gli investigatori vi si recarono, ma non solo non trovarono Michiko, ma neppure la casa. Ogni abitazione del quartiere era bruciata molto tempo prima, durante i bombardamenti.
I sospetti si concentrarono su Shizuka. In occasione dei suoi abituali soggiorni a Tokyo era sempre ospite di Michiko e, dato che una visita del genere era in programma per quella stessa settimana, doveva sicuramente sapere che la casa di sua figlia era ridotta in cenere. Tuttavia  possibile che quello di Shizuka sia stato un errore in buona fede: Michiko si era trasferita in una casa nella stessa strada, per cui l'unica modifica nell'indirizzo era quella relativa al numero civico. La polizia per sospettava che Shizuka sapesse dove si trovava suo figlio. Il 24 settembre la donna venne arrestata. Se sapeva qualcosa, non se lo lasci sfuggire. Venne rilasciata.10
Ma la polizia era ben lungi dal rinunciare. Due detective cominciarono a seguire Shizuka e spesso si presentavano a casa sua per interrogarla. Le transazioni finanziarie della donna venivano tutte controllate e il suo padrone di casa regolarmente interrogato. Anche altri parenti di Mutsuhiro furono indagati, interrogati e, a volte, sottoposti a perquisizioni. La polizia intercett tutta la posta in arrivo e in partenza dei familiari e arriv addirittura a far consegnare da uno sconosciuto una falsa lettera di Mutsuhiro, nella speranza che si tradissero e svelassero dove si trovava il ricercato.11
Allargando il terreno di caccia, i poliziotti indagarono sugli ex compagni di stanza di Mutshuhiro nell'esercito. La casa del suo comandante a Omori venne perquisita e posta sotto sorveglianza. La foto di Watanabe venne distribuita a tutti gli agenti dell'area metropolitana di Tokyo e in quattro prefetture. Ogni stazione di polizia nella prefettura di Nagano, dove si trovava una miniera di propriet della famiglia Watanabe, effettu ricerche particolarmente accurate. Alcuni investigatori esaminarono i documenti accademici di Mutsuhiro e contattarono insegnanti e compagni di studi, risalendo fino all'infanzia. Entrarono addirittura in possesso di una lettera d'amore di una ragazza che chiedeva a Mutsuhiro se fosse disposto a sposarla.
Vennero individuate solo due piste. Un ex soldato disse agli investigatori che Mutsuhiro gli aveva parlato della sua intenzione di rifugiarsi nella prefettura di Fukuoka, dove avrebbe fatto l'agricoltore. L'ex militare riteneva che Watanabe si nascondesse insieme a un amico di nome Yo. La polizia scov questo Yo, lo interrog, indag su di lui e interrog anche gli abitanti del quartiere. Le indagini non portarono a nulla. Nel frattempo un detective di Mitsushima aveva rintracciato un uomo che aveva visto Mutsuhiro in agosto e che affermava che lo stesso Mutsuhiro se n'era andato alla fine della guerra, dicendo di essere diretto a Tokyo. Ma Mutsuhiro si era recato a Kusakabe e niente indicava che fosse andato nella capitale. Forse aveva seminato false informazioni tra i suoi conoscenti per depistare gli inseguitori.
C'era solo un'altra possibile pista. L'uomo di Mitsushima accenn a una cosa che per caso aveva sentito dire da Mutsuhiro, e cio che si sarebbe ucciso piuttosto che farsi catturare.12 Non sembrava essere una minaccia a vuoto: quell'autunno, durante una retata di indiziati di crimini di guerra, si era verificata un'ondata di suicidi tra i ricercati. Forse l'Uccello era gi morto.13
Mentre gli investigatori setacciavano il Giappone alla ricerca di Watanabe, gli uffici dei pubblici ministeri venivano inondati da circa duecentocinquanta dichiarazioni giurate di ex prigionieri di guerra relative all'operato del ricercato nei vari campi.14 Tali dichiarazioni sarebbero state distillate in un atto di accusa formale comprendente ottantaquattro capi d'imputazione. Nonostante ogni capo d'imputazione fosse esposto con la massima brevit possibile, e a interlinea uno, l'atto era lungo due metri e mezzo. Il documento rifletteva solo una minuscola frazione dei crimini che i prigionieri addebitavano a Watanabe; le accuse di Louie concernenti la miriade di aggressioni subite avrebbero costituito un solo capo d'imputazione. Gli inquirenti ritenevano di avere prove pi che sufficienti per far condannare a morte Watanabe. Ma non era possibile procedere. L'Uccello continuava a sfuggire.
Mentre il suo torturatore scompariva nel buio, Louie veniva trascinato sotto riflettori abbaglianti. Quotidiani, riviste e trasmissioni radiofoniche non parlavano che della sua odissea e Louis Zamperini era ormai una celebrit nazionale. Furono duemila le persone che gli scrissero.15 I fotografi dei giornali lo inseguivano. I suoi tentativi di dormire venivano invariabilmente vanificati dagli squilli del telefono. Sconosciuti gli si affollavano intorno, chiedendogli quali fossero i suoi progetti. Tutti volevano che raccontasse la sua storia. Il dipartimento della Guerra lo ingaggi per un tour di conferenze e Louie venne sommerso da inviti a tenere discorsi, di solito accompagnati da un qualche premio o riconoscimento, cosa che rendeva impossibile un rifiuto. Nelle prime settimane a casa dei genitori, tenne novantacinque conferenze e partecip a un numero infinito di trasmissioni radiofoniche.16 Quando andava a cena in qualche club, il direttore lo implorava di intrattenere gli altri ospiti. Per Louie tutta quell'attenzione era sfibrante, un enorme rumore di fondo dal quale si sentiva sopraffatto.
La prima volta che Payton Jordan lo rivide, si sent tranquillizzato dal familiare sorriso malizioso e dalla solita vivacit di parola del vecchio amico. Ma quando Louie parl della guerra, Jordan percep qualcosa agitarsi dietro lo sguardo, un'emozione che, repressa in un piccolo spazio, protestava per farsi sentire. Louie parlava non con rabbia o angoscia, ma con smarrimento. A volte si interrompeva e sembrava allontanarsi, mentre in viso gli compariva un'espressione tormentata. Era come se fosse stato colpito in modo durissimo ricorder Jordan e stesse cercando di scrollarsi tutto di dosso.17
Louie lottava pi di quanto Jordan o chiunque altro potesse immaginare. Cominciava a soffrire di attacchi d'ansia che sembravano soffocarlo. Ogni volta che doveva alzarsi in piedi davanti a un pubblico e trovare le parole per raccontare i suoi orrori privati, sentiva torcersi lo stomaco. Ogni notte un'immagine si formava nei suoi sogni e gli bruciava nella mente. Era la faccia dell'Uccello, che urlava: Il prossimo! Il prossimo! Il prossimo!.
Una mattina, molto presto, Louie usc in punta di piedi dalla sua stanza senza dire a nessuno dove stesse andando, sal sulla Plymouth, avvi il motore e si ferm solo quando fu in alta montagna. Trascorse la giornata camminando tra gli alberi, pensando agli amici morti e alla propria sopravvivenza, traendo dalla natura quella pace che gli aveva sempre dato, fin da quell'estate da ragazzo nella riserva Cahuilla.18 Nel momento stesso in cui l'auto si immise nel vialetto d'accesso di casa, la sensazione di confusione e smarrimento si ripresent.
Poco tempo dopo essere ritornato a Torrance, si ritrov a sedere tra il pubblico a una serata di gala organizzata dal Los Angeles Times, che gli avrebbe consegnato un riconoscimento. Louie consum la cena e aspett di sentire annunciare il suo nome, in preda all'ansia all'idea di dover rivivere le sue sofferenze davanti a tutta quella gente. Vennero serviti i drink, Louie bevve e sent i nervi rilassarsi. Quando si alz in piedi per salire sul palco, fluttuava in una sorta di nebbia e blater troppo a lungo. Torn a sedersi con una sensazione di sollievo. L'alcol gli aveva regalato una piacevole insensibilit.19
Non molto tempo dopo, una mattina sedeva a colazione teso e nervoso alla prospettiva di un altro discorso; apr una bottiglia di Canadian Club e vers un po' di whiskey nel caff. Avvert subito un senso di calore, cos se ne vers un'altra dose. Una terza non poteva certo fare male. Il whiskey gli fece superare con facilit anche quell'impegno e fu cos che ebbe inizio una routine. La fiaschetta per liquori divent una fedele compagna, che faceva furtive apparizioni nei parcheggi e nei corridoi delle sale conferenze. E quando Louie si sentiva scuotere dall'urto violento dei ricordi, afferrare la fiaschetta divent automatico come calare uno schiacciamosche sopra un insetto.
Era un pomeriggio di met marzo del 1946. Seduto al bancone del Deauville Club a Miami Beach, Louie stava corteggiando una cameriera. Aveva appena concluso l'ultima delle sue molte surreali esperienze postliberazione, presentandosi al Madison Square Garden di New York per dare il via con un colpo di pistola allo Zamperini Invitational Mile, la corsa concepita per commemorarlo quando quasi tutti lo credevano morto.20 Dopo la gara era andato a Miami Beach per le due settimane di riposo e vacanza riconosciute a tutti i militari rimpatriati. Lo aveva scortato un vecchio compagno dell'USC, Harry Read.
In fondo alla sala si apr una porta. Louie alz lo sguardo. Con passo leggero ed elegante, stava entrando una giovane donna dalla bellezza che catturava l'attenzione, i capelli una nuvola di biondo, il corpo agile e snello come quello di una cerbiatta. Chi la conosceva parlava di una luce particolare in lei, una specie di incandescenza. Louie assorb l'immagine in un'unica lunga occhiata e, come disse in seguito a Sylvia, ebbe la stupefacente idea che doveva sposare quella ragazza.
Il giorno dopo Louie e Harry tornarono al club, saltarono la recinzione che ne delimitava la spiaggia privata e stesero gli asciugamani accanto a due donne che stavano prendendo il sole. Quando una delle due si volt, Louie vide che era la bellezza del bar. Esit a rivolgerle la parola, temendo di sembrare troppo aggressivo, ma Harry part alla carica, cominciando a raccontare alle due ragazze la storia dell'amico. Quando accenn ai Campionati nazionali del 1938, quelli in cui Louie era stato ferito alle gambe dai chiodi delle scarpette dei rivali, la pi carina delle due lo interruppe. Disse che, quando aveva dodici anni, sua madre l'aveva accompagnata al cinema a vedere Errol Flynn in La leggenda di Robin Hood e in quell'occasione aveva visto un cinegiornale nel quale compariva il vincitore della gara sul miglio con le gambe bendate. Quell'immagine le era rimasta impressa nella mente.21
La ragazza si chiamava Cynthia Applewhite e aveva compiuto vent'anni da qualche settimana. Louie chiacchier un po' con lei e i due scoprirono di avere la geografia in comune: da bambina Cynthia aveva abitato non lontano da Torrance. Sembrava che a Cynthia Louie piacesse e lui pens che la ragazza fosse brillante, vivace e bellissima. Quando si separarono, Zamperini borbott qualcosa a proposito del fatto che lei probabilmente non aveva alcuna voglia di rivederlo. Chiss scherz Cynthia magari invece mi va di rivederti.22
Louie non era il primo a restare stregato da Cynthia. Legioni di uomini erano crollati al solo vederla. Al momento frequentava due ragazzi contemporaneamente, entrambi di nome Mac, e ciascun Mac stava facendo del proprio meglio per battere l'altro. Dato che i Mac avevano prenotato tutte le serate della ragazza, Louie propose un appuntamento diurno: sarebbero andati a pesca. Cynthia si present in jeans arrotolati al ginocchio, afferr una canna da pesca, sorrise allegramente per i fotografi e affront coraggiosamente il mal di mare. Quando Louie le chiese un secondo appuntamento, rispose di s.23
Era una coppia improbabile. Ricca e di ottima famiglia, Cynthia aveva frequentato scuole private e poi un'accademia di perfezionamento molto elitaria. Ma nonostante tutta la sua raffinatezza, non era una ragazza chiusa e convenzionale. Un amico la ricorda come diversa, appassionata e impulsiva. A tredici anni, quando viveva con la famiglia nello Stato di New York, aveva sviluppato una tale passione per Laurence Olivier che, all'insaputa dei genitori, era saltata su un treno per andare a Manhattan a vedere il suo attore preferito in Cime tempestose.24 A sedici anni beveva gin.25 Vestiva da bohmienne, scriveva romanzi, dipingeva e sognava di viaggiare in angoli dimenticati del mondo. Era anticonformista e senza paura e quando si sentiva controllata, come accadeva spesso, sapeva essere irresistibilmente ostinata e volitiva. Per lo pi era annoiata a morte dai ragazzi troppo conformisti che le giravano intorno e dall'ambiente ingessato di Miami Beach.
Cynthia Applewhite, il giorno dopo il primo incontro con Louie. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Ed ecco Louie. Un personaggio esotico, qualcuno che rispondeva al suo desiderio d'avventura, che capiva la sua personalit fieramente indipendente e veniva da un posto lontanissimo da Miami Beach. Cynthia era colpita da quell'uomo pi vecchio di lei, che si presentava declamando il suo nome per intero, come un dignitario. Durante uno dei loro primi appuntamenti, Louie la fece correre per tutto l'hotel in cui alloggiava per rubare rotoli di carta igienica che poi svolsero lungo un fianco dell'edificio, suscitando l'ira del direttore e il divertimento della ragazza.26 Cynthia conged i due Mac e cominci ad andare in giro per Miami insieme a Louie.
Alla fine di marzo, poco prima di partire per il suo tour di conferenze, Louie port Cynthia in spiaggia e le confess di essere innamorato di lei. La ragazza rispose che anche lei pensava di amarlo, ma che non ne era sicura. Louie non si lasci scoraggiare: prima che la passeggiata terminasse, l'aveva convinta a sposarlo.27 Si conoscevano da meno di due settimane.
Partito Louie, Cynthia diede la notizia ai genitori. Gli Applewhite rimasero sconvolti all'idea che la figlia si stesse lanciando in un matrimonio con un militare ventinovenne che conosceva solo da qualche giorno.28 Cynthia fu irremovibile, ma la signora Applewhite si rifiut di darle il denaro necessario per volare in California a sposarsi. La ragazza giur che in qualche modo avrebbe trovato i soldi, chiedendoli in prestito o, sfidando la madre, trovandosi un lavoro.
Louie le scriveva quasi ogni giorno e ogni mattina alle dieci e trenta aspettava che il postino gli consegnasse una busta rosa di Cynthia. Le lettere, adoranti da entrambe le parti, rivelano per quanto poco i due si conoscessero. Cynthia non aveva idea che Louie stesse perdendo il proprio equilibrio emotivo. Da Harry era venuta a sapere qualcosa del periodo della prigionia, ma Louie non le aveva detto quasi nulla.29 Nelle sue lettere, il massimo cui si era spinto sull'argomento era stata una battuta: sperava che Cynthia in cucina avrebbe avuto la mano leggera con il riso e l'orzo.30 Una volta Louie si era ubriacato durante un appuntamento, ma poi si era scusato con lei e da quel momento in poi si era sempre controllato.31 Forse a Cynthia il rapporto di Louie con l'alcol poteva sembrare innocuo, ma in realt era un problema che stava diventando sempre pi grave. Sotto molti importanti punti di vista, era fidanzata con uno sconosciuto.
Da parte sua Zamperini sembrava consapevole che, chiedendo a Cynthia di sposarlo, le stava chiedendo pi di quanto lei immaginasse e la metteva spesso in guardia da ci di cui si sarebbe fatta carico.32 E tuttavia voleva sposarla al pi presto possibile. Dobbiamo fissare la data a inizio giugno le scrisse a met aprile altrimenti impazzir.33 Poco dopo le scrisse che dovevano sposarsi in maggio. Cynthia gli assicur che lo avrebbe aiutato a dimenticare il passato e Louie si aggrapp a quella promessa come a un salvagente. Se mi amerai abbastanza le rispose dovr dimenticarlo per forza. Tu quanto sei in grado di amare?34
Mentre Cynthia si lavorava i genitori, Louie veniva travolto da sovreccitazione matrimoniale. Si occup di locali per il ricevimento, partecipazioni, catering, orefice. Individu la Church of Our Savior, che Cynthia aveva frequentato da bambina. Compr una Chevy decapottabile usata e la superaccessori per fare colpo sulla fidanzata. Nel tentativo di trasformarsi in un uomo nuovo, smise di bere e di fumare. Si conged definitivamente dall'Air Force, il che significava che, pur concludendo formalmente il servizio attivo, avrebbe continuato a indossare l'uniforme e a ritirare lo stipendio fino a quando le licenze accumulate non si fossero esaurite in agosto, momento in cui sarebbe diventato capitano dell'Air Force Reserve. Si trov un lavoro mal pagato negli studios della Warner Bros che consisteva nell'insegnare a cavalcare agli attori.35
Ci che non aveva era un posto decente dove vivere. Dato che Los Angeles brulicava di militari rimpatriati e gli alloggi poco costosi erano praticamente introvabili, Zamperini viveva ancora con i genitori. Cynthia gli scrisse spiegandogli quanto desiderasse una casa tutta sua, ma Louie, piuttosto angosciato, le rispose dicendole di non avere denaro sufficiente.36 Il meglio che riusc a escogitare fu trasferirsi nell'abitazione che Harry Read divideva con sua madre e promettere alla fidanzata che avrebbe fatto di tutto per guadagnare abbastanza per una casa loro. Acquist un materasso ad aria per Cynthia; quanto a lui, avrebbe dormito sul pavimento. Dopo il campo di prigionia, dichiar, non gli importava dormire per terra.37
L'opposizione degli Applewhite al matrimonio, la pressione che avvertiva per garantire una vita decente a Cynthia e i ricordi cupi lo resero teso e stressato. Aveva poco appetito. Stava appena riemergendo da anni in cui le uniche costanti erano state la violenza e la perdita e le sue lettere indicano quanto temesse che a Cynthia potesse succedere qualcosa di terribile. Pensava a lei come se qualcuno avesse potuto strappargliela dalle braccia da un momento all'altro.38
In particolare lo preoccupava l'opinione dei futuri suoceri. Era certo che avessero da ridire su di lui personalmente e che trovassero disgustose le sue origini italiane e l'appartenenza alla piccola borghesia. Scrisse lettere appassionate al padre di Cynthia, cercando di conquistarselo. Quando cominci a notare un'auto costantemente parcheggiata nei pressi della casa di Read, si convinse che doveva trattarsi di un detective privato assunto dal padre della fidanzata. Secondo quanto afferm il fratello di Cynthia, Ric, i genitori non avevano alcuna obiezione nei confronti di Louie, ma erano semplicemente contrari a un matrimonio cos affrettato. E per quanto riguardava la sorveglianza del detective, disse Ric, un'iniziativa del genere non sarebbe stata assolutamente in carattere con la personalit aperta del padre e comunque non avrebbe avuto senso, dato che al signor Applewhite Louie piaceva. Comunque fosse, i sospetti di Zamperini dimostrano quanto fosse sensibile all'idea di non essere all'altezza di Cynthia. Forse non erano gli Applewhite che stava cercando di convincere.
Sei mesi dopo il rientro dal Giappone, cominci ad avvertire un familiare richiamo. Era appena stato annunciato che i giochi olimpici, che non si svolgevano dal 1936, si sarebbero tenuti a Londra nel luglio del 1948. Louie, finalmente in buona salute, sentiva la gamba ferita passabilmente robusta. Cominci a mettersi alla prova con lunghe passeggiate, chiedendo in prestito un cane per avere compagnia. La gamba era salda, il corpo forte. Al luglio del 1948 mancavano pi di due anni. Zamperini cominci ad allenarsi.39
In maggio Cynthia e i genitori giunsero a un accordo.40 La ragazza poteva andare a trovare Louie a condizione di non sposarlo prima dell'autunno, quando il matrimonio sarebbe stato celebrato nella residenza degli Applewhite. Cynthia gett qualche indumento in valigia e and all'aeroporto. Quando la ragazza usc di casa, suo fratello Ric avvert una fitta di preoccupazione. Temeva che sua sorella, precipitandosi da un uomo che quasi non conosceva, stesse commettendo un errore enorme.41
Il 17 maggio un aereo si ferm sulla pista dell'aeroporto di Burbank, la scaletta venne abbassata e Louie ne sal di corsa gli scalini per abbracciare Cynthia, che poi port immediatamente a casa per presentarla alla famiglia. Gli Zamperini si innamorarono subito di lei, come aveva fatto Louie.
Al volante dell'auto dopo la visita, Louie ebbe la sensazione che Cynthia si stesse come ritraendo. Forse durante la visita c'era stata una parola o un'occhiata che le aveva lasciato intuire tutto ci che non sapeva, o forse era perch le decisioni impulsive prese tra le nebbie del mal d'amore stavano diventando reali. Di qualunque cosa si trattasse, Louie pens che la stava perdendo. All'improvviso si arrabbi e disse che forse avrebbero fatto meglio a rompere il fidanzamento. Cynthia fu presa dal panico e tra i due, agitatissimi, scoppi una lite.42 Quando si calmarono, presero una decisione.
Sabato 25 maggio, lo stesso giorno in cui i giornali riferivano che Louie aveva annunciato il suo matrimonio con Cynthia a fine estate, i due fidanzati raggiunsero in auto la Church of Our Savior, dove li aspettavano gli Zamperini. Louie era in alta uniforme, Cynthia indossava un semplice abito bianco avorio. Fu un vecchio compagno di college di Louie ad accompagnare la ragazza all'altare. Non c'era stato il tempo per una torta di nozze, cos il dolce che Sylvia aveva preparato il giorno prima per il compleanno di Pete svolse una doppia funzione.
Temendo che gli amici di Louie potessero giocare qualche scherzo da prima notte di nozze, i due sposini si rifugiarono in un oscuro hotel. Cynthia telefon a casa. L'annuncio provoc un'esplosione. La ragazza rimase al telefono per tutta la sera, piangendo, mentre la madre, che si era data moltissimo da fare per il matrimonio programmato in autunno, continuava a rimproverarla aspramente.43 Louie se ne stava seduto ad ascoltare la moglie che veniva sbranata perch l'aveva sposato e cercava invano di convincerla a riattaccare. Alla fine afferr una bottiglia di champagne, la stapp, se la scol tutta e and a dormire da solo.
* Tojo venne trovato a casa sua quel giorno stesso. Sedeva su una sedia e dalla ferita d'arma da fuoco al petto che si era autoinflitto sgorgava il sangue. Mentre mormorava: Banzai! e ripeteva che preferiva morire piuttosto che affrontare un processo, ricevette una trasfusione di pi di mezzo litro di sangue americano e poi fu ricoverato in ospedale.7 Una volta guarito, venne trasferito a Omori, dove gli fu assegnato il vecchio tavolaccio di Bob Martindale. Tojo si lament per i pidocchi e le cimici. Venne processato, condannato a morte e, nel 1948, impiccato. Tojo e altri 1068 criminali di guerra vennero in seguito onorati nel santuario Yasukuni di Tokyo, dedicato ai giapponesi caduti al servizio dell'imperatore.
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FINE Parte 3.